Altro che emergenza abitativa: le nuove case Aler restano vuote

Il caso Richieste per meno di un quarto degli appartamenti realizzati in via Cecilio. Erano destinati, a canone calmierato, alle forze dell’ordine o a personale sanitario

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A Como c’è fame di alloggi, eppure decine di nuovi appartamenti nuovi restano vuoti.

Poche le domande raccolte da Aler per le abitazioni a canone calmierato appena costruite in via Cecilio (che in origine erano destinate alle forze dell’ordine, quindi poliziotti, vigili del fuoco, carabinieri ma per le quali si era poi prospettata un’estensione a personale sanitario, e infermieristico in particolare); ora, fa sapere Aler, bisognerà aprire un nuovo canale di comunicazione con Asst.

Non va meglio in centro storico dove una dozzina di appartamenti di pregio disabitati. Non sono arrivate offerte. Ed è così anche per gli alloggi più economici; molti appuntamenti fissati per visitare stanze e monolocali vanno a vuoto.

Grazie a una convenzione approvata ormai nel 2019, firmati gli atti nel 2024 con una spesa pari ad oltre sei milioni di euro, Aler e la Regione avevano costruito 36 nuovi appartamenti pubblici tra via Cecilio e via Di Vittorio. Un cantiere imponente ormai terminato, dal mese di gennaio le abitazioni sono visitabili, l’agenzia regionale per l’edilizia residenziale conta da aprile di rendere fruibili gli alloggi. Di questi, 18 sono stati messi a disposizione già l’anno scorso tramite Prefettura alle forze dell’ordine, con un bando rivolto a diversi corpi dello Stato, ma sono pervenute meno di dieci domande. Una delle priorità del nuovo corso di Aler è infatti quella di dare case ai lavoratori del comparto pubblici, a categorie come polizia, sanitari, autisti. Peccato che, spiega ora Aler, non siano arrivate sufficienti manifestazioni di interesse, meno di una decina, dunque sarà necessario ripensare nelle prossime settimane a un modo per meglio destinare questi immobili. Con proposte più visibili, canali più pubblicizzati, senza disdegnare portali come immobiliare.it o idealista, sempre più utilizzati dall’Aler.

Servono però anche migliori interlocuzioni con gli altri pezzi del sistema pubblico che forse, ammette Aler, sono state carenti. Ad esempio con l’Asst Lariana, che da tempo cerca soluzioni abitative non a prezzi folli per i nuovi infermieri giunti da altre province. In generale però, spiegano dall’Aler, molti utenti in teoria interessati alle abitazioni poi non formalizzano le loro richieste, nemmeno si presentano agli appuntamenti.

In parallelo a Como l’Aler sta portando avanti un secondo bando per assegnare 11 appartamenti affatto popolari, in zone di pregio come via Vitani, via Giovio e piazza Mazzini. Per queste case lo strumenti è l’asta, chi offre di più si aggiudica il contratto. Escluse le offerte in cui l’affitto annuale proposto supera il 30% del reddito complessivo netto dichiarato dal nucleo che fa domanda. Significa in sostanza che gli aggiudicatari dovranno avere un buon stipendio. La base infatti non è tanto economica, supera in piazza Mazzini anche i mille euro al mese. Sono però cifre riviste al ribasso rispetto ad un precedente bando quasi identico già pubblica nel 2025 e che non ha dato esito per carenza di persone interessate. Quegli appartamenti di recente sistemati sono ancora vuoti. Una volta aggiudicati gli incassi, ha spiegato l’ente nel 2025, verranno usati per sostenere i lavori di riqualificazione nel restante patrimonio immobiliare, spesso malconcio e inutilizzato.

A tal proposito Aler per il 2026 fissa l’obiettivo di ridurre le «sfittanze» detto che l’ente ha come fine quello di dare casa non solo ai lavoratori, al ceto medio e all’utenza altolocata, ma anche alle persone indigenti secondo reddito e bisogni.

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