Case troppo care: la fuga dei docenti verso il Meridione
Dagli istituti pubblici comaschi nel 2026 hanno ottenuto il trasferimento esattamente 210 docenti, circa la metà verso sud. Ma le domande sono molte di più. Un tema che riguarda anche infermieri, autisti e forze dell’ordine
Lettura 1 min.Como
Le nostre scuole perdono all’anno cento insegnanti diretti al sud: tra i motivi il costo della casa, troppo cara in città. Ad anno scolastico ormai chiuso, dai nostri istituti pubblici nel 2026 hanno ottenuto il trasferimento esattamente 210 docenti, dall’infanzia alle scuole superiori. Circa la metà si è in realtà spostato non di molto, a Milano, Monza, Lecco, una mobilità quindi quasi tutta lombarda, al massimo nelle altre vicine regioni del nord Italia.
Ma 97 maestre e professori si sono invece spostati più in giù, da Roma a scendere verso la Campania, la Sicilia e la Puglia. Un numero in uscita ormai costante da dopo la pandemia, che conferma una tendenza quasi consolidata, quando tanti anni fa la direzione era esattamente quella opposta.
E questi cento insegnanti in fuga ogni anno, che pure non incidono troppo su un organico pari a circa 8mila docenti, sono solo quelli che riescono a scappare. Sì perché, ottenuto il ruolo, fanno richiesta in molti di più: le domande arrivano anche ad essere un migliaio l’anno, ma non tutti ottengono il via libera e conquistano una cattedra vuota.
«I motivi che spingono questi insegnanti a tornare al sud sono diversi – dice Salvo Gerardo, sindacalista della Uil del Lario – anzitutto per avvicinarsi alle famiglie e poi per il caro vita: qui case e affitti costano parecchio di più».
Su 1.400 euro netti di stipendio, l’affitto mangia circa la metà del mensile. Il tema riguarda anche gli infermieri, gli autisti, le forze dell’ordine, in generale il ceto medio che lavora nel pubblico fatica a mettere qui radici se i costi degli appartamenti sono alle stelle.
«Noi abbiamo aperto una casa ferie in centro – racconta Alfonso Corbella, presidente dellaa cooperativa Dedalo che sostiene le scuole dell’istituto delle Orsoline –, abbiamo delle stanze dove in teoria arrivano studenti fuorisede. Ma che non di rado mettiamo a disposizione anche di diversi docenti. Nei mesi scorsi abbiamo ospitato anche degli infermieri provenienti dal sud che dovevano prendere servizio al Valduce. L’ospedale ci ha chiesto un aiuto così da riuscire ad assumere personale sanitario».
Fondazione Scalabrini si occupa del tema casa, dalla primavera è partito il progetto All’Oggi voluto dalla Prefettura e sostenuto da realtà come Confindustria e la Camera di Commercio. Perché anche il tessuto produttivo ha bisogno di lavoratori. Con un fondo è possibile ristrutturare le seconde abitazioni private da offrire alla forza lavoro che giunge da fuori con le dovute garanzie a proposito di affitti, a prezzi però accessibili.
Nella nostra provincia c’è un bacino pari al 27% di abitazioni che per varie ragioni rimangono sfitte. L’intento di All’Oggi è rendere Como più accogliente. Il progetto è sempre attivo, chi fosse interessato può contattare l’indirizzo mail [email protected] o il telefono 366-1985204.
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