(Foto di cusa)
Via XX Settembre Sospeso l’intervento di taglio previsto per ieri mattina. Ma il Comune non ha intenzione di aspettare. Il Tar si riunirà solo a febbraio
Nella partita a scacchi in corso ormai da un mese e mezzo tra il Comune e il Comitato spontaneo di residenti di via XX Settembre sul destino dei 45 alberi di ciliegio giapponese che l’amministrazione vuole tagliare per sostituirli con altrettanti peri cinesi, le mosse a sorpresa e i colpi di scena non mancano di certo. Ieri all’alba, indicata da Palazzo Cernezzi come l’ora x per l’avvio del taglio, non si è presentato nessuno dell’azienda Peverelli di Fino Mornasco (che ha l’appalto per i lavori) su richiesta degli uffici comunali che hanno preferito attendere 24 ore e, cioè, il pronunciamento del Tar sull’istanza di una nuova sospensiva depositata lunedì sera dal comitato.
I giudici amministrativi non l’hanno concessa per una ragione procedurale, ma hanno però fissato l’udienza nel merito il 5 febbraio prossimo.
Ieri intanto il comitato, sempre con l’avvocato Maria Cristina Forgione, ha presentato una nuova richiesta di stop al Tar, ma da quanto trapela l’intenzione del Comune e del sindaco Alessandro Rapinese sembra essere quella di non aspettare fino all’inizio di febbraio, ma di procedere con gli abbattimenti in quanto la delibera delle piantumazioni è a tutti gli effetti efficace. Le motoseghe dovrebbero quindi entrare in azione all’alba di oggi e per questo è già stato organizzato un nuovo presidio dei cittadini sul posto.
Insomma, questa volta le ore dei ciliegi e della loro fioritura rosa primaverile che va avanti da oltre settant’anni (dalla fine della Seconda guerra mondiale) sembrano davvero contate nonostante i pareri discordanti tra gli agronomi sullo stato di salute delle piante.
Tornando a ieri mattina, alle 5 in via XX Settembre si sono presentati la portavoce del Comitato, alcuni residenti oltre al consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi e al coordinatore cittadino di FdI Alessandro Nardone. Ma l’assenza dei giardinieri ha poi portato alla smobilitazione. Più tardi la doccia gelata per il fronte della protesta arrivata da Milano sottoforma del no alla sospensiva.
Il Tar, nel decreto, ha infatti osservato che per concedere misure cautelari provvisorie, serviva che la notificazione fosse perfezionata anche nei confronti della parte pubblica necessaria. E nel caso specifico, hanno scritto i giudici della Terza sezione, «tale presupposto non sussiste nel caso in esame, poiché il ricorso non è stato notificato all’Avvocatura dello Stato, bensì ad un indirizzo Pec riconducibile al Ministero della cultura». Motivo risultato ostativo «all’accoglimento della richiesta di misure cautelari provvisorie». A quel punto il Tar ha respinto l’istanza e fissato la trattazione collegiale nel merito per il 5 febbraio.
Per quella data però, a meno di ulteriori colpi di scena (ieri la Regione, ad esempio, attendeva anche una risposta dalla Soprintendenza a cui aveva chiesto un intervento e fino a ieri sera c’era il punto di domanda sulla nuova istanza al Tar), molto probabilmente i ciliegi non ci saranno più e verrà quindi meno il motivo del contendere. Ma non è detto che la battaglia si fermi poiché, a quel punto, potrebbero aprirsi ulteriori contenziosi.
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