Cinquant’anni senza Pigato. Educatore, poeta, latinista
Anniversario Il padre somasco a Como dal 1948. Vinse il premio Hoeufft. Il suo ricordo nelle parole dell’allievo e poi docente Giorgio Tettamanti
In un suo componimento poetico, Giovanni Battista Pigato, religioso dell’ordine dei Padri Somaschi, scrive (rigorosamente in latino): «E di nuovo cercando tracce in cose effimere, sarò eternamente alla ricerca di una forma immortale». Parole che riassumono molto bene la parabola umana del sacerdote nato a Mason Vicentino (Vicenza) nel 1910 e morto il 3 maggio 1976 a Como, esattamente cinquant’anni fa.
Una figura poliedrica di insegnante e preside al liceo Gallio, educatore, sacerdote, alpino, umanista, insegne latinista e poeta premiato a livello internazionale.
La storia di padre Pigato è particolarmente legata alla nostra città: qui, nella comunità della basilica del Crocifisso, frequenta il seminario dal 1930 al 1935. Dopo la guerra che lo vede ferito sul campo in Grecia e testimone dei tragici eventi della campagna di Russia, e dopo la doppia laurea (in lettere classiche alla Cattolica di Milano e in Filosofia a Genova), il 16 ottobre 1948 arriva al Collegio Gallio per insegnare italiano, greco e latino. Dopo una parentesi a Rapallo, come insegnante e preside al liceo scientifico tra il 1963 ed il 1969, torna a Como dove riprende i ruoli precedenti, mantenendoli fino alla morte, a soli 66 anni, dovuta ad un tumore alla gola. Il funerale viene celebrato nella basilica del Crocifisso dall’allora vescovo Teresio Ferraroni ed il corpo deposto nel cimitero di Somasca.
Il ricordo di padre Pigato resta vivo, mezzo secolo dopo la morte, in particolare tra i suoi allievi di allora, ma anche nel mondo culturale e letterario. E proprio oggi alle 16, al Centro civico di via Collegio dei Dottori, si svolgerà un momento di ricordo, tra parole e musica, con Piero Camporini e padre Maurizio Brioli.
«Non è stato solo un insegnante - ricorda Giorgio Tettamanti, allievo di Pigato nei primi anni Settanta ed in seguito docente di greco e latino prima al Gallio e poi al Volta -: è stato un valido educatore; caratterizzato da modi burberi, come molti intellettuali, riusciva a ricavare da ciascuno il massimo. Era un latinista eccelso - prosegue Tettamanti -, vincitore di premi internazionali: eppure non pretendeva da noi l’eccellenza, perché concepiva il suo ruolo come una missione; ecco perché ritengo che, soprattutto in un momento storico in cui scuola ed insegnamento sono in crisi, Pigato rappresenti ancora un modello cui ispirarsi. Le sue lezioni - dice ancora il professore comasco - erano come voli pindarici, anche se colmi di scienza: il suo obiettivo era creare personalità autonome e critiche».
Ricordare padre Pigato diventa quindi anche un modo per evidenziare l’importanza, ancora oggi, dell’insegnamento di greco e latino: «Sono strumenti essenziali anche per capire l’attualità - afferma Tettamanti -: il miliardario americato Peter Thiel tiene numerose conferenze sull’Anticristo: ma come si può comprendere fino in fondo questa figura se non si è letto San Paolo in greco? L’esperienza di Pigato continua, anche oggi, ad insegnarci tutto questo».
Il padre somasco ha raggiunto un posto autorevole anche tra i poeti neolatini del Novecento. «Bisogna ricordare che Pigato - continua l’ex allievo - ha vinto una prestigiosa Medaglia d’oro e cinque “Magna laus” al concorso Hoeufft di poesia latina, indetto dall’Accademia delle scienze di Amsterdam, un premio che purtroppo ora non viene più assegnato, un altro segno dei tempi». Pigato vinse il massimo riconoscimento con il poema “Nox Pompeiana” del 1952, nato in seguito ad una gita scolastica, in cui la cultura romana e pagana si intrecciano con il messaggio cristiano. «Anche se il suo capolavoro - dice Tettamanti -, a mio avviso, è il “Pax in bello”, dedicato alla ritirata di Russia; in ogni caso, Pigato ha scritto moltissimo: circa 4.500 versi, in particolare esametri, ispirandosi prevalentemente a Virgilio e Lucrezio». Nel 2006, in occasione del trentennale della morte, il professor Camporini ha tradotto e pubblicato l’opera omnia di Pigato.
A Como, l’umanista («che amava presentarsi più come intellettuale che come prete - sottolinea ancora Tettamanti -, anche se certamente è stato un grande uomo di fede») ha collaborato con la rivista culturale “Como”, è stato sostenitore della locale sezione Ana degli alpini ed amico della poetessa Carla Porta Musa.
Una vita piena, ricca, esemplare, segnata anche da alcune ansie e delusioni personali (come il periodo vissuto a Rapallo per obbedienza e non certamente per scelta). Un’esistenza per cui ben si adattano queste parole che lo stesso Pigato scrisse in una poesia in onore di don Carlo Gnocchi, sacerdote, alpino e paladino dei più bisognosi: «E non fu senza lacrime e tormenti che il soave ministro di Cristo operò».
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