«Como si svegli, il clima è cambiato»

L’intervista Per il climatologo Luca Mercalli va superata la mentalità del «si è sempre fatto così». La proposta di «un piano B» per la gestione dell’acqua e l’invito a scelte coraggiose nelle zone a rischio, come Blevio

Forse è bene ripeterlo. Quella appena trascorsa è stata l’estate più calda, tenendo come riferimento un lasso temporale di almeno mille anni, probabilmente anche di più. Dai dati indiretti - prima dell’avvento dei termometri - è altamente improbabile che ci sia stata un’estate più calda di quella del 2026”. La lunga chiacchierata con Luca Mercalli - climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana, relatore d’eccezione del convegno promosso da Confagricoltura Como e Lecco (che celebra così i suoi 80 anni) sabato mattina a partire dalle 9.30 presso la Fondazione Minoprio - prende le mosse da qui. Un compleanno speciale quello di Confagricoltura Como e Lecco, all’insegna di un evento di assoluto rilievo.

Noi che viviamo a ridosso delle Alpi pensavamo di essere al sicuro. Invece così non è stato.

Premesso che il caldo arriva ovunque, direi che il vero problema è da ricondurre alla siccità. Il caldo le montagne ce lo hanno in parte risparmiato, visto che per una legge fisica molto semplice ogni mille metri di quota si scende di sei gradi. Se non altro rispetto alla pianura, il sollievo in montagna c’è stato, anche se nonostante i mille metri di quota - è il caso anche di alcuni vostri Comuni - sono stati toccati 30-32 gradi. Temperature che definirei inedite. La siccità nel contempo ha dato problemi a tutti.

E’ corretto dire che l’oro “blu” ovvero l’acqua - a fronte anche dei tanti problemi avuti da diversi nostri Comuni nei mesi estivi - rappresenta la vera scommessa per il futuro?

Sì, è corretto. Noi siamo comunque fortunati ad avere i laghi - lago di Como incluso - che rappresentano una grande risorsa. Fondamentale è in questo contesto il grande sistema dei laghi prealpini. Risorsa che va gestita in quanto gli usi e le pretese sono tante. Bisognerà arrivare in futuro a una nuova regolamentazione. Abbiamo concesso gli usi di acqua in un passato in cui ce n’era di più. Oggi bisogna rivedere le concessioni alla luce di quella effettivamente disponibile.

Come deve cambiare l’agricoltura le proprie abitudini alla luce di queste nuove dinamiche?

Il consiglio che darò sabato, soprattutto per l’agricoltura, è la flessibilità. Occorre uscire da una visione tipica dell’agricoltura improntata sull’abbiamo sempre fatto così. Non può che essere pericolosa una posizione di questo genere quando ci sta cambiando il terreno sotto i piedi. E così anche il cielo sta cambiando. La flessibilità significa considerare dati e scenari futuri che la climatologia ci offre - che purtroppo non sono belli - per ragionare sul da farsi. Dovremo convivere - a questo vale a livello generale - con nuove ondate di calore, ad esempio. Il mondo sta andando verso un peggioramento delle condizioni globali. Si fa la guerra, invece che produrre pannelli solari. L’impegno per il clima (a questo proposito una citazione la merita il libro di Luca Mercalli “Breve storia del clima in Italia”, edito da Einaudi, ndr.) soprattutto dal 2019 in poi è un po’ sparito. Chiudo dicendo che l’agricoltura deve avere un “piano b”, che va dai piccoli invasi al cambio della tipologia di coltivazione.

La provincia di Como ha uno dei Comuni simbolo a livello italiano sul tema sensibile delle alluvioni, Blevio. Ne ha avute undici dal luglio 2021 ad oggi. Tanti interventi portati a termine, con il sindaco (Alberto Trabucchi) che ha parlato di nuova normalità. E’ questo lo scenario futuro con cui dovremo fare i conti?

Da un lato è così, nel senso che gli eventi estremi continueranno ad esserci. Dall’altro c’è da porre in essere una riflessione sull’urbanistica. Quando hai più eventi estremi nel medesimo posto è un po’ azzardato continuare a dire “provo a sistemare e riportare la situazione come prima”. Non voglio focalizzarmi su Blevio, Comune che mi ha citato poc’anzi. Dico però che alcune abitazioni per forza di cose non potranno più essere abitate. Bisogna avere la forza di cambiare. Scelta difficile, ma necessaria. So che è difficile da accettare, ma alcune zone urbanizzate oggi dovrebbero essere abbandonate, ovviamente con l’aiuto pubblico. Questo la Francia lo sta facendo. Lì il Governo con tutti gli incentivi del caso ha dato la possibilità entro dieci anni di trovare casa altrove. La Francia ha definito quelli colpiti da più alluvioni come luoghi non più difendibili. Ci sto almeno tre distinti casi in cui il Governo francese sta procedendo in tal senso.

Anche l’ultima perturbazione di ottobre - per rimanere al nostro territorio - ha fatto segnalare in alcune stazioni meteo oltre 106 millimetri di pioggia nell’arco delle ventiquattro ore. Come mai piove così tanto?

E’ molto semplice. Anzitutto abbiamo un’alternanza maggiore tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense. I mari sono più caldi e dunque evapora più acqua. Per ogni grado di temperature in più l’atmosfera contiene il 7% di vapore in più. Negli ultimi centocinquant’anni abbiamo aumentato la temperatura in Italia di due gradi, dunque c’è il 15% di vapore in più disponibile, dunque si ha a che fare con una precipitazione più violenta del 15%.

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