Como, un lascito di un cittadino farà rivivere la fontana di Villa Geno

I lavori Il progetto in autunno per riavviarla a inizio 2027 grazie alla donazione

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Il suo getto d’acqua che arriva a raggiungere anche i 40-45 metri altezza compie, proprio in questi giorni, 75 anni. Ma da alcuni mesi la fontana di Villa Geno, progettata negli anni Quaranta su spinta dell’Azienda di soggiorno e realizzata su progetto dell’ingegnere Renato Uslenghi tra il 1948 e il 1951 dall’impresa comasca Nessi & Majocchi, è spenta.

Uno dei simboli di Como, che ricorda in piccolo il celebre “getto d’acqua” di Ginevra , finito in migliaia e migliaia di scatti fotografici e in milioni di ricordi è risultato infatti, dopo le verifiche del Comune di Como, in condizioni più gravi di quanto si poteva ipotizzare che la porteranno a restare fuori uso almeno fino all’inizio del prossimo anno.

Dai sopralluoghi dei tecnici di Palazzo Cernezzi è infatti emerso che le pompe devono essere sostituite in quanto ormai non più recuperabili e anche l’impianto elettrico ha parecchi problemi e dovrà essere rifatto.

Questo spiega il perché è impossibile prevedere un ripristino di quella che era stata ribattezzata nell’ottobre del 1951, quando venne attivata per la prima volta, “la fontana luminosa” della punta di Villa Geno. Sarà infatti necessario predisporre un progetto e affidare i lavori, operazioni che potrebbero essere completate per la fine dell’anno con l’obiettivo di effettuare gli interventi veri e propri all’inizio del 2027 e procedere a quel punto con la riattivazione della fontana.

I fondi

Tra l’altro, secondo indiscrezioni, non ci saranno problemi di reperimento dei fondi poiché proprio per la fontana di Villa Geno era stato devoluto al Comune un cospicuo contributo attraverso un lascito testamentario di un benefattore che della riservatezza aveva fatto uno dei valori della sua vita. Un gesto che però testimonia quanto i comaschi siano, ormai da sempre, legati a quella fontana anche se, nel momento dell’inaugurazione, non mancò qualche mugugno per i soldi spesi (si parlava di 25 milioni di lire e di 3mila lire annui per la manutenzione). Dal 1951 ad oggi, però, il maxi getto d’acqua che aveva inizialmente anche giochi di luce (per un periodo era stata anche colorata, poi si era tornati al bianco classico) è diventata un’attrazione per il capoluogo. Un punto di riferimento per i comaschi abituati a guardarla dalle colline, da Brunate e da tutto il lungolago fino a Cernobbio e scenografia in tante foto di turisti di tutto il mondo. Si tratta però di una struttura delicata dal punto di vista impiantistico che, in passato, era stata “adottata” attraverso il finanziamento del restauro prima dall’imprenditore Nini Binda già assessore nella giunta Botta e nel 2011 dagli Amici di Como. Da allora il Comune ne ha garantito il funzionamento con qualche stop. Nel 2017 Giorgio Maffei, che aveva avuto in concessione Villa Margherita, aveva sponsorizzato alcuni interventi sulla parte tecnica della fontana per fare in modo che venisse ripristinata. Successivamente, però, c’era stato un ulteriore e lungo blocco a cui erano seguiti interventi e altri problemi fino ad arrivare ad agosto, quando la fontana si è fermata di nuovo e, questa volta, resterà ferma per diversi mesi.

Come detto il sistema di funzionamento, che ha il cuore proprio all’interno del basamento, è particolare e funziona con pompe e ugelli che pescano direttamente l’acqua dal lago spingendola fino all’altezza massima di 40-45 metri. Il 2027 dovrebbe restituire alla città uno dei suoi simboli.

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