Crans-Montana, ieri il ricordo delle vittime: ma l’assenza dell’ambasciatore italiano fa infuriare gli svizzeri
Il Corriere del Ticino: «La cerimonia di ieri è stata l’ennesima occasione mancata, per Roma, di concordare una tregua tra Italia e Svizzera, in vista di una pace definitiva che probabilmente arriverà, con molta pazienza, solo dopo la conclusione del processo sul rogo di Capodanno»
Como
Tre mesi dopo la tragedia, a Crans-Montana ieri sono state ricordate le 41 vittime (sei italiane, tra cui Sofia Prosperi, la quindicenne che frequentava l’International School of Como) dell’incendio del lounge bar “Le Constellation”. La cerimonia è stata organizzata dall’Ambasciata d’Italia in Svizzera ma l’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma dopo le tensioni sulla gestione dell’inchiesta in Vallese, non ha partecipato. Al suo posto è stata inviata l’incaricata d’affari Diana Forte, mentre la Farnesina ha precisato che la data del rientro di Cornado «è in via di definizione».
La mancata presenza del massimo rappresentante diplomatico italiano evidenzia come la crisi politica tra Roma e Berna resti aperta, nonostante alcuni recenti progressi nella cooperazione giudiziaria.
Oltre confine, l’assenza dell’ambasciatore è stata definita «un’occasione mancata» e non sono mancati attacchi polemici verso il nostro paese. «Si è trattato di un’assenza dolorosa e significativa di una personalità stimata anche in Ticino - scrive oggi Paride Pelli su Corriere del Ticino -. Non va presa sottogamba. Certo, il vicecapo dell’Ambasciata era invece presente e quando le hanno chiesto se “l’Italia ha voltato pagina” ha risposto che il Governo di Roma “sta facendo le sue valutazioni” sul rientro di Cornado a Berna. Ma è difficile leggere in queste parole molto di più che una dichiarazione di circostanza. In tutta evidenza, almeno per il momento e al netto di ripensamenti fulminei, Roma non ha intenzione di placare gli attriti diplomatici con Berna intorno alle indagini sul rogo al “Le Constellation”».
«L’assenza di Cornado, ieri a Crans - si legge ancora sul giornale ticinese -, è di nuovo una forma di pressione. Ci si chiede quali siano i veri obiettivi di Roma, dal momento che non è per nulla chiaro cosa vuole ancora l’Italia riguardo la tragedia. Se c’è qualcosa che non funziona o non convince nelle indagini elvetiche, a questo punto l’Italia deve dimostrarlo prove alla mano e denunciarlo a chiare lettere. Se così fosse, e se così fosse con fondatezza, da parte nostra si cercherà di porvi rimedio. Se gli aiuti da parte Svizzera sono ritenuti in qualche modo insufficienti, si può mettere pure questo sul tavolo del dialogo. Ma per l’appunto: dialogo con chi? La cerimonia di ieri è stata l’ennesima occasione mancata, per Roma, di concordare una tregua tra Italia e Svizzera, in vista di una pace definitiva che probabilmente arriverà, con molta pazienza, solo dopo la conclusione del processo sul rogo di Capodanno. Ma a pensar male, qualche volta ci si azzecca: non vorremmo che le ragioni di questo stallo diplomatico fossero tutte interne al Governo italiano e alla sua linea politica».
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