Dibattito sullo stadio: tensioni. I tifosi: «Suwarso sindaco»
Sinigaglia Incontro in biblioteca con esperti e residenti. Pierpaoli: «Un’opportunità, ma dove sono i servizi?». E Patelli: «Lo slogan “Semm Cumasch” è solo ipocrisia»
«Suwarso lo facciamo cittadino onorario o sindaco senza passare dalle elezioni». L’attacco diretto di Davide Verga, voce dal pubblico durante l’incontro “Il Sinigaglia che vogliamo”, ha dato il via a un dibattito acceso. È lunedì sera e il Comitato civico a tutela della zona stadio ha deciso di rompere l’assedio informativo che circonda il futuro del Sinigaglia. In una sala dove spiccava un gruppo di tifosi lariani, il messaggio è stato chiaro: il tempo delle attese è finito, ora servono i fatti per non rischiare di vedere sfumare il progetto Sinigaglia.
«Lo stadio è in una zona di pregio che amiamo ma sta cadendo a pezzi - ha continuato Verga -. Perchè, per quarant’anni, non c’è stato un comitato che faceva pressione sul comune per ristrutturarlo? Ora è arrivata una proprietà che ci crede che investe dovremmo ringrazziarli ma noi siamo qui a discutere. Questa è una occasione che non ci capiterà mai più».
La risposta degli architetti
A rispondere è stato L’ex presidente dell’Ordine degli architetti, Michele Pierpaoli: «Come Ordine degli architetti ci battiamo per un progetto urbanistico serio fin dal 1984. Un autosilo al Pulesin ne ostruirebbe l’accesso. Non serve ragionare per aut-aut, ma serve dialogo».
Enrico Levrini, storico e tifoso del Como, ha inquadrato la questione con realismo: «Un tempo lo stadio era dei comaschi che ci andavano a piedi, oggi il pubblico arriva da fuori e la viabilità è diversa. Non possiamo permetterci di andare a giocare la Champions a Udine. Il Comune non ha i soldi per rifarlo, questa è un’occasione da cogliere senza scivolare in polemiche elettorali che non servono a nessuno».
L’attacco di Elisabetta Patelli, architetto e co-portavoce regionale di Europa Verde, arriva come una sferzata nella sala gremita. Non è solo una questione di cemento, ma di Dna urbano. «Non mi riconosco in questa trasformazione identitaria. Per me il “Semm Cumasch”, che è sacro, in questo caso diventa una vernice di ipocrisia».
L’incontro, moderato da Mirella Quattrone, presidente del Comitato, ha cercato di superare la logica dei muri contrapposti. Patelli ha tracciato un profilo lucido della proprietà indonesiana, definendo Mirwan Suwarso un manager geniale: «Il calcio oggi è un’industria gestita da fondi sovrani. Un investitore con questa potenza economica può certamente essere accolto e può rappresentare un’opportunità bellissima per Como».
Mancano i servizi per i cittadini
Tuttavia, il punto di rottura risiede nel come questa opportunità viene declinata.
«Il modello dichiarato è quello di Disneyland, uno stadio dove il turismo viene prima del calcio - ha incalzato Patelli -. Un’occasione del genere va gestita da un’amministrazione solida che sappia mettere sulla bilancia il profitto del privato e un’alternativa progettuale sostenibile. Invece oggi vediamo un elefante in una cristalleria: 19mila metri quadri di commerciale e rischi d’impresa caricati sulle tasche dei cittadini. Non mi riconosco nella birra filtrata con la seta o nell’erba finta su via Vacchi».
Pierpaoli ha rincarato la dose ricordando l’importanza monumentale dell’area a lago, tra il Monumento ai Caduti e le opere di Terragni: «19mila metri quadri di nuove funzioni sono più di due volte il campo da gioco: un carico urbanistico che congestionerà via Borgo Vico. Dove sono i servizi per i cittadini?».
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