Elezioni 2027, Salvini accelera su Como: «Si scelga il candidato»

Mentre il vicepremier sollecita il centrodestra a stringere sul candidato, Stefano Molinari (FdI) attacca Rapinese

Il segretario federale della Lega Matteo Salvini suona la sveglia per la scelta dei candidati in vista delle elezioni di primavera e inserisce anche Como tra i capoluoghi sui quali è il momento che il centrodestra stringa i tempi. «Sono quattro mesi che chiedo di accelerare non solo su Milano ma su tante altre città importanti che vanno al voto, da Roma a Bologna, ma anche in Lombardia dove ci sono Monza, Como e Varese».

Queste le parole che il leader leghista ha pronunciato ieri a margine della sua visita all’esposizione Eicma in corso a Milano Rho Fiera interpellato sulle elezioni comunali di Milano. Subito dopo ha aggiunto: «Noi siamo pronti anche domani mattina, puntando ovviamente su città dove abbiamo candidati che possono vincere come a Milano. In altre città non abbiamo candidati dove possiamo vincere, quindi evito di fare proposte e seguiremo gli alleati». E su Milano ha ribadito: «Siamo convinti di avere il candidato più forte che è Silvia Sardone».

Proprio dalla decisione di Milano (dove Forza Italia punta su Matteo Perego mentre Noi Moderati e FdI su Maurizio Lupi), si definiranno gli altri capoluoghi lombardi. Intanto in città monta la polemica politica. Il presidente provinciale di FdI Stefano Molinari (nome indicato dai meloniani al tavolo del centrodestra come candidato sindaco) attacca il primo cittadino Alessandro Rapinese che da qualche settimana, soprattutto sui suoi social, ha innestato di nuovo e in modo massiccio la guerra ai partiti (Lega in primis, ma non solo) dicendosi pronto a tutto (nel rispetto della legge) pur di non farli tornare al governo cittadino rivendicando la sua totale autonomia decisionale. «Una lista civica – affonda Molinari - non è automaticamente sinonimo di buon governo, così come un candidato sostenuto dai partiti non è necessariamente privo di autonomia. I partiti sono comunità di persone, idee, competenze ed esperienze che, quando lavorano nell’interesse della città, rappresentano una risorsa». Poi nel merito: «Dopo quattro anni, che cosa è cambiato a Como? Ticosa, Muggiò, stadio Sinigaglia ancora senza cantieri, come lo stesso sindaco ha riconosciuto. E poi sport, scuole, mobilità, commercianti e associazioni con troppi problemi affrontati senza confronto. Decidere da soli non significa necessariamente decidere meglio. E annunciare progetti non significa realizzarli. Como non ha bisogno di un uomo solo al comando, ma di squadra, visione e capacità di trasformare le idee in risultati».

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