Il numero di barche sul lago di Como è decuplicato ma i pontili sono fermi da dodici anni

Lago Como vittima del suo successo: infrastrutture bloccate a fronte di un boom turistico. Gli imprenditori denunciano: assenza di attracchi e mancanza di dialogo con i Comuni

Como e il lago negli ultimi anni sono stati protagonisti di un boom turistico senza precedenti che ha portato a una crescita esponenziali delle barche (di varia tipologia) in circolazione sul Lario, ma con le infrastrutture (su tutte attracchi e pontili) che, secondo gli addetti ai lavori, sono ancora identiche a quelle del 2014.

«Le barche sono decuplicate – spiega Maurizio Mostes, presidente di Cna Como e Lombardia per la nautica oltre che nel consiglio nazionale – ma le carenze sono identiche a quelle che già denunciavamo più di dieci anni fa. A questo si aggiunge la difficoltà per le imprese, ad esempio per Como, di poter avere un dialogo con l’amministrazione comunale per poter affrontare i nodi della prossima stagione. Abbiamo chiesto un incontro al sindaco a dicembre, ma è rimasto senza risposta. I problemi, come detto, vanno avanti da anni ma non si può fare impresa senza avere indicazioni poiché un imprenditore ha bisogno di pianificare assunzioni e lavoro, non può operare alla cieca come si sta facendo».

Il primo problema

Sul nodo degli attracchi è sconsolato: «Pontili e attracchi – spiega – è il primo problema e in oltre dieci anni si sarebbe potuto fare qualcosa, invece è tutto bloccato. Oggi la nautica genera un introito notevole e porta anche ai Comuni tasse e contributi». Attualmente sono circa 700 i natanti iscritti in Camera di Commercio. E, soprattutto per gli occasionali, iniziano i problemi. «A differenza degli altri che seguono corsi ad esempio su incendio e primo soccorso – prosegue Mostes – per loro non ci sono obblighi e questo crea confusioni. Il turismo è dinamico, ma noi abbiamo un sistema di gestione e di servizi vecchio. Servono certezze per gli attracchi della prossima stagione anche e soprattutto in ottica sicurezza e per poter programmare, ma siamo fermi». Uno dei punti interrogativi è il pontile di Sant’Agostino che il Comune già da tempo ha dichiarato l’intenzione di assegnarlo alla Guardia di finanza mettendo a disposizione quello vicino a Villa Geno, ma servono degli interventi e al momento, lamentano gli addetti ai lavori non si sa nulla. «Noi siamo disposti anche a contribuire economicamente per costruirne un altro ma va trovata una soluzione. Siamo in attesa che ci convochino anche perché, prima del prossimo tavolo della nautica, vorremmo poter avere informazioni dal Comune».

Parametri da rivedere

Rincara la dose Enzo Fantinato, responsabile Cna nautica Lombardia: «L’inverno sta finendo, stiamo iniziando gli incontri per definire la nuova stagione turistica dopo il boom dell’anno scorso ma i problemi sono identici a quelli che avevate messo in luce con un vostro reportage nel 2014. Vietato attraccare allora e oggi è ancora così. In questi 12 anni non si è fatto nulla e l’unico coordinamento è quello messo in atto grazie all’interessamento della Prefettura e delle forze dell’ordine». Fantinato precisa che «è necessario che Regione Lombardia riveda i parametri per il rilascio delle autorizzazioni e delle licenze poiché il blocco ha fatto sì che nel frattempo proliferasse il noleggio da diporto con e senza conducente a fronte della mancanza di strutture. Abbiamo grossi problemi di attracco a Como e Bellagio e nei comuni non aderenti all’Autorità di bacino. Servono infrastrutture e regole chiare per evitare il caos. Oggi ci sono oltre 700 barche e ne saranno iscritte altre 40. Come Cna stiamo definendo la bozza di un progetto di legge che manderemo in Regione». E chiude: «Bisognerebbe pensare inoltre a potenziare il turismo in alto lago e per fare questo si dovrebbero utilizzare scafi di dimensioni maggiori, ma anche qui dovremo fare i conti con la mancanza di attracchi e con la carenza di personale qualificato. Anche su questo fronte a livello ministeriale i contatti sono stati avviati da Cna nautica nazionale».

La situazione del 2014: soltanto 37 ormeggi gratis

Era il giugno del 2014, dodici anni fa, quando la rivista “Mag”, allegata a “La Provincia” raccontava, con un reportage sul campo – o meglio, sull’acqua – quanto fosse difficile scendere per la mancanza di pontili e attracchi. E oggi gli addetti ai lavori spiegano che la situazione è identica, nonostante i numeri del turismo da un lato e delle imbarcazioni dall’altro sia cresciuto in modo incredibile.

Un dato vale su tutti, ed è quello della tassa di soggiorno per Como città che per il 2026 è stimata in qualcosa come 4,8 milioni di euro (nel 2019 era stata pari a 1,3 milioni). I dati, del 2014, rilevavano che su 170 chilometri di coste c’erano soltanto 37 ormeggi temporanei gratuiti e 13 a pagamento e a Como i posti temporanei erano solo quattro a Sant’Agostino (figurano ancora oggi sul Portolano di Regione Lombardia che è, per tutto il lago, una successione infinita di dati non disponibili per quanto riguarda gli ormeggi “veloci”). Nei pochi spazi dove si può attraccare (ammesso di trovare posto, cosa tutt’altro che scontata), da Menaggio a Bellagio, la sosta massima attuale è di due ore. E oggi tra i problemi rimasti irrisolti c’è anche quello del rifornimento di carburante. Si era parlato di realizzarne uno a Porto Marina durante l’amministrazione Bruni, ma poi l’idea venne accantonata e quindi si deve praticamente arrivare fino a metà lago. Tornando al 2014 i barcaioli dicevano: «Si parla del problema quando qualche star si lamenta perché non riesce a sbarcare, si fa la figuraccia planetaria e poi basta». Il problema è identico con l’unica differenza che da allora hanno aperto nuovi hotel di lusso tutti, esattamente come quelli storici, con pontili privati. Ma rimane il nodo di quando ci si sposta.

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