Il terremoto del Friuli. 50 anni di cuore a Como
Anniversari Mezzo secolo dalla tragedia che mise in ginocchio una regione. La Provincia salvò un paesino «in fondo al mondo» con il sostegno dei lettori
«Un terremoto è un attimo di terrore. La crosta della terra si rompe e in un attimo il mondo finisce! Ma anche un terremoto insegna. Primo perché annulla le nostre molte presunzioni; secondo perché ci fa riscoprire dei fratelli che hanno bisogno del nostro affetto».
Così scriveva nel suo editoriale il direttore de “La Provincia”, Gianni De Simoni, all’indomani della forte scossa di terremoto che il 6 maggio 1976 aveva colpito il Friuli, causando quasi mille vittime.
Questo affetto si tramutò prontamente in qualcosa di molto concreto, con la sottoscrizione lanciata dal giornale, “Un mattone per il Friuli”, che, grazie alla determinazione del suo direttore e alla grande solidarietà dei comaschi (la sottoscrizione, tenuta in vita per un anno, fruttò in totale 566 milioni) portò alla realizzazione in meno di sei mesi, prima dell’arrivo dell’inverno, di quello che fu denominato “Villaggio Lario” a Oseacco, frazione del comune di Resia, un paesino «in fondo al mondo».
Tempi record
Su un’area messa a disposizione dal comune di Resia, fuori dalle rovine del paese, prese forma giorno dopo giorno ciò che sembrava irrealizzabile in così breve tempo: sette casette a schiera, in muratura, costruite con criteri antisismici per un totale di trenta alloggi per altrettanti nuclei familiari, a cui si aggiunse una stalla sociale.
Tutta l’operazione fu coordinata e seguita in prima persona da De Simoni che chiamò a collaborare un team di professionisti davvero eccezionale: l’amico architetto Alberto Sala e gli architetti Giampaolo Allevi, Giancarlo Noseda e l’ingegnere Claudio Foà, autori del progetto e direttori dei lavori, a cui si aggiunsero Mario Majocchi e Giulio Fantoni, in rappresentanza del Collegio delle Imprese Edili di Como, sostenitore fin da subito dell’iniziativa. Tutti lavorarono a titolo gratuito pagando di tasca propria viaggi e trasferte.
Perché la scelta cadde proprio su Oseacco? Fu seguita una sorta di «mappa del dolore» nei sopralluoghi tra i paesi «disastrati», cioè completamente distrutti dal sisma. Oseacco, a 500 metri d’altezza, era la frazione più popolosa ma anche la più devastata del comune di Resia e, come spiegò De Simoni ai suoi lettori in un articolo del 25 maggio, «Lassù, ad Oseacco, sono un po’ più poveri, il reddito dei singoli è “inferiore”. Lassù fanno i lavori più umili. Lassù i più sono manovali dell’edilizia, sono i più indifesi. La nostra scelta è stata dettata da queste considerazioni».
In una corsa contro il tempo, erano state ottenute rapidamente tutte le autorizzazioni necessarie e i lavori appaltati a una piccola impresa edile del posto.
A Ferragosto, in un continuo susseguirsi di scosse, il Villaggio Lario aveva a tetto quasi tutte le casette ed era l’unico cantiere operante in Friuli.
La seconda ondata di scosse
De Simoni era quasi in pianta stabile a Oseacco e mandava da lì al giornale i suoi “Fogli d’appunti”, informando ogni due settimane i lettori sull’andamento dei lavori, senza mai mancare un appuntamento, puntiglioso nel fornire ogni dettaglio.
A settembre tutto sembrò precipitare: dopo giorni di maltempo e di freddo, l’11 e il 15 settembre tre potenti scosse di terremoto procurarono ulteriori danni.
A Resia le poche case rimaste in piedi e riattate in qualche modo, dovettero essere abbattute. Solo le solide strutture antisismiche del Villaggio Lario avevano resistito «alle dure prove naturali di collaudo». Mentre il cantiere aveva ripreso la sua attività dopo alcuni giorni di pausa, un primo nucleo di sessanta residenti di Resia, tra donne, bambini e anziani, trovò ospitalità presso la Colonia De Orchi di Rimini a totale spesa dell’Unione Industriali di Como. Gli abitanti di Oseacco furono gli unici in tutte le otto frazioni del comune di Resia a restare, senza pensare di abbandonare nemmeno temporaneamente le loro tende.
Con le numerose giornate di lavoro perse a causa del maltempo e delle scosse di assestamento, si temette per un attimo di venir meno alla parola data ai lettori, ma grazie all’intervento in due tempi delle imprese edili canturine che inviarono gratuitamente sul posto i loro operai, muratori e tecnici a dar manforte agli operai locali, fu data una vera e propria accelerazione alla conclusione dei lavori.
Il 24 ottobre dieci famiglie (44 persone) poterono entrare nei primi dieci appartamenti nuovi di zecca, arredati di tutto punto grazie ai mobili e a tutto l’occorrente offerto dai mobilieri e artigiani canturini, e il 14 novembre il Villaggio Lario al completo fu inaugurato ufficialmente con una semplice cerimonia, alla presenza del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, avv. Comelli. Il parroco di Resia, don Giuseppe De Colle, benedisse la semplice targa, posta all’ingresso del Villaggio, sulla quale tuttora si legge: «Oseacco di Resia – Villaggio Lario – Dono della gente comasca – 6 maggio – 14 novembre 1976».
Il comune di Resia, divenuto proprietario degli immobili dati in uso ancora oggi (come da lunga consuetudine) con un affitto minimo alle giovani coppie, serbò sempre memoria di questo atto di solidarietà ed espresse la propria riconoscenza intitolando, il 14 novembre 1998, la piazza del Villaggio Lario al compianto direttore “Gianni De Simoni benefattore”.
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