Lido di Villa Olmo, gestore sfrattato: il futuro ora è un’incognita
Locatelli: «Sono amareggiato e prendo atto che non c’è stato il rinnovo, nemmeno per la prossima stagione, della concessione, cosa che avrebbe potuto essere fatta. Io sono sempre stato in regola e ho sempre pagato il dovuto (il canone è pari a circa 100mila euro annui) e in base al contratto la giunta avrebbe potuto procedere per altri sei anni»
Como
Dal 1981 il lido di Villa Olmo ha il volto di Maurizio Locatelli che, con l’amico Giorgio Porta (scomparso nel dicembre del 2024), l’ha gestito, trasformato e modificato. Ma la prossima estate Locatelli non sarà più all’ingresso della biglietteria, al bar o a bordo piscina perché lunedì mattina con una Pec il Comune (proprietario della struttura) gli ha notificato che non ci sarà alcuna ulteriore proroga della concessione, scaduta del maggio scorso e poi posticipata al 31 dicembre. In base al bando di gara Palazzo Cernezzi avrebbe potuto far scattare l’opzione per il rinnovo automatico per altri sei anni, ma l’anno scorso scelse di limitarsi alla fine dell’anno e adesso, pur senza aver ancora indetto alcuna gara per individuare a chi dovrà essere affidato il lido, ha deciso di chiudere i rapporti con Locatelli. Per lui sarebbe stata la stagione numero 45.
Da quasi 100 anni l’area dell’attuale lido è un punto di ristoro e di incontro. Negli anni Trenta, infatti, vennero realizzati gli spogliatoi e negli anni ’60 e ’70, il ristorante e due piscine (in occasione di “Giochi senza frontiere”). La gestione ventennale fino al 1980 fu dell’istituzione cattolica “Fronte della famiglia” e nel 1981 a subentrare nella conduzione dello stabilimento balneare furono proprio Porta e Locatelli. Il lido era praticamente da rifare e l’alluvione del 1987 lasciò solo distruzione. In poco tempo rimisero in sesto la struttura e dopo vent’anni è arrivata anche la certificazione del lago balneabile. Il tutto fino al 2017, quando il lido rimase chiuso per due anni (fino al maggio del 2019) a causa di un contenzioso tra chi si era aggiudicato l’appalto e il Comune. Alla fine ad avere la meglio fu la proposta dei due storici gestori che riaprirono dal giugno 2019 con un contratto di sei anni rinnovabili a discrezione della giunta per altri sei. E qui si arriva al punto di non ritorno della Pec di lunedì che segna, in qualche modo, la fine di un’epoca. «Sono amareggiato – non nasconde Locatelli – e prendo atto che non c’è stato il rinnovo, nemmeno per la prossima stagione, della concessione, cosa che avrebbe potuto essere fatta. Io sono sempre stato in regola e ho sempre pagato il dovuto (il canone è pari a circa 100mila euro annui, ndr) e in base al contratto la giunta avrebbe potuto procedere per altri sei anni».
Solo poche ore prima, venerdì sera in diretta su Etv il sindaco Alessandro Rapinese, rispondendo a un telespettatore aveva dichiarato: «Non ci sarà alcuna interruzione di servizio, ci sono delle occupazioni senza titolo in corso ed evidentemente dovremo riorganizzare la gara perché il periodo concessorio è scaduto».
Questo, tenendo conto che ormai è marzo, aveva fatto pensare a molti che ci sarebbe stata una proroga. Invece così non sarà. I tempi tecnici per una nuova gara sono molto complicati poiché bisognerà predisporre e pubblicare il bando, aspettare le offerte e poi procedere con l’assegnazione. Lo stesso Locatelli, per riaprire come di consueto il bar ad aprile e il lido a maggio stava pianificando una serie di interventi oltre alle forniture e al personale. Ora la palla è nelle mani del Comune che dovrà innanzitutto evitare un’estate senza lido.
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