Musica e gerbere gialle al Sociale. Con gli studenti va in scena la legalità
Lo spettacolo Ieri sera la collaborazione tra l’istituto Como Borgovico e la Don Milani di Firenze. Tra un brano e l’altro, le storie di chi è morto per mano della mafia e di chi si batte per fermarla
Lettura 1 min.Era stato pensato come un momento di avvicinamento al 23 maggio, Giornata della Legalità. Eppure, “Germogli di giustizia, fiori di libertà”, lo spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Sociale, ha toccato un tasto in più in chi era seduto in platea.
Forse perchè sul palco, a parlare di mafia, libertà e giustizia, c’erano una sessantina di giovanissimi delle classi musicali dell’istituto comprensivo Como Borgovico, fianco a fianco con i “colleghi” della scuola media Don Milani di Firenze. In questa trasferta comasca «sono ospitati dalle famiglie, così come lo erano stati i nostri studenti lo scorso marzo a Firenze» racconta Grazia Miccolis, dirigente scolastica, che pochi minuti prima di entrare in sala cita le gerbere gialle posizionate davanti all’orchestra: «È il fiore che simboleggia la legalità. Stasera gli studenti si esibiranno, ma la tematica è non solo musicale. I germogli, i semi di cui parliamo, sono anche quelli lasciati 34 anni fa da Falcone e Borsellino, che si spera germoglino e fioriscano».
Intervallati da intermezzi musicali, tra Ludovico Einaudi ed Ennio Morricone, gli studenti impersonano Antonio Loffredo,sacerdote nel rione Sanità, o Eugenia Carfora, che lavora come preside tra gli studenti di Caivano. Ricordano i magistrati che hanno dedicato vita e carriera per contrastare la criminalità organizzata. Parlano del pizzo in Brianza e delle amministrazioni locali tenute sotto scacco. Usano il proprio corpo per rendere l’idea della pressione. Portano in mano le foto dei giovanissimi morti per mano della mafia, a volte solo per il semplice fatto di trovarsi nel posto sbagliato. «Sono sempre chiamato a decidere da che parte stare» dice uno di loro.
Più volte durante lo spettacolo, le luci si riaccendono, e gli studenti bucano la quarta parete comparendo tra gli spettatori.
Ieri sera, oltre a una rappresentanza delle forze dell’ordine, c’era anche Simone Molteni, presidente del consiglio d’istituto: «Alle vostre parole ne aggiungo una: l’ascolto. A scuola lo pratichiamo ogni giorno e la scuola è la prima soluzione per una società più giusta. Deve essere un porto sicuro, aperto, come spazio d’incontro sano e alla portata di tutte le famiglie, in cui arrivare a piedi».
E forse, i veri germogli di giustizia sono gli studenti stessi, i famosi cittadini del domani, da cui dipende quel fatidico futuro libero dalle mafie.
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