«Odio razziale»: rinvio a giudizio per l’ex rappresentante della Consulta studenti

La Procura di Como ha mandato a processo Andrea Ballarati con l’accusa di aver «propagandato idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico» arrivando a istigare a commettere atti di discriminazione

Como

Dalle lotte per le infiltrazioni d’acqua al Setificio ai post in cui si propagandava l’odio etnico e razziale. La Procura di Como ha mandato a processo Andrea Ballarati, ex rappresentante della Consulta provinciale degli studenti, con l’accusa di aver «propagandato idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico» arrivando a istigare a commettere atti di discriminazione.

L’indagine coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Rose, e che approderà davanti a un giudice, prende il via da un’informativa inviata dalla Digos della Questura di Como nel 2022, dove vengono analizzati post e commenti pubblicati online proprio da Ballarati. Palcoscenico social le pagine di Istagram (poi rimosse dal social network perché violavano le regole dello stesso) del movimento “Azione Cultura Tradizione”, fondato da tre amici comaschi, tutti studenti universitari: Ballarati, appunto, Alessandro Sala, Riccardo Ghielmetti (gli ultimi due nulla hanno a che vedere con le accuse mosse al primo). Un movimento che, già nel logo, richiama simbologie di estrema destra come la runa “tyr” (una sorta di freccia piegata geometricamente nel mezzo) che era usata in alcune scuole di formazione delle SS (Reichsführerschulen) e come simbolo legato alla formazione dei quadri dirigenti.

Nel 2022 la pagina Istagram del movimento fondato da Ballarati (e la cui sede ufficiale si trovava a Camnago Volta) era comparso un post che denunciava la presenza di «bande di immigrati mai integrati che dettano legge». Un post che terminava con un invito a «i veri italiani a ribellarsi. Abbiamo già subito troppe perdite, troppe umiliazioni. È il momento di agire».

A commento del post, lo stesso Ballarati ha messo del suo usando il proprio profilo social per attaccare «le coppie miste, la distruzione del pilastro famigliare, la liberalizzazione della perversione sessuale» a arrivando, addirittura, a vaticinare un «vero e proprio genocidio» a suo dire in atto contro «la popolazione bianca» per poi raccomandare di «reagire e lottare, non c’è più tempo. Una parola d’ordine: agire».

Nella loro indagine i poliziotti della Digos hanno anche ricostruito una serie di contatti tra “Azione Cultura Tradizione” con movimenti suprematisti internazionali. Tra l’altro, i comaschi di Act negli anni scorsi definivano “amici” con cui avevano attivato una sorta di collaborazione gli esponenti di Action Zealandia, gruppo di cui alcuni membri avevano espresso simpatia ideologica per Brenton Tarrant, cittadino australiano che aveva compiuto l’attentato contro la moschea di Christchurch in cui erano state uccise 51 persone.

Ballarati, organizzatore del Remigration Summit di Gallarate lo scorso anno, ha commentato il provvedimento a suo carico scrivendo sui social: «Basano tutto questo processo su frasi e commenti in maniera del tutto circostanziale al fine di intimidirmi e di zittirmi».

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