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Oggi la sentenza per Cristina Mazzotti: ci sono anche 70 studenti in aula

Como Cinquant’anni dopo, i tre imputati accusati di sequestro e omicidio volontario sapranno se sono condannati, assolti o prosciolti

Como

Rapita a 18 anni, tenuta prigioniera e infine uccisa: Cristina Mazzotti è stata la prima donna vittima dei sequestri di ’ndrangheta. Oggi, in nome di quanto successo quasi 51 anni fa, i giudici sono tornati in aula per emettere sentenza.

Ore 11.50

La Corte non è ancora arrivata in camera di consiglio. Stamattina nell’aula del tribunale di Como ci sono, oltre ai nipoti di Cristina Mazzotti, anche una settantina di studenti: sono arrivati dal liceo classico Carducci di Milano, dove studiava Cristina; dal liceo Teresa Ciceri, dal Volta, dall’istituto Gentileschi di Milano e dall’associazione Libera, che lotta contro le mafie.

Gli scenari possibili

Tre gli imputati accusati di sequestro di persona e di omicidio volontario. E per i quali la Procura antimafia di Milano ha chiesto una condanna all’ergastolo. All’epoca, anche loro erano dei ragazzi. Oggi, ormai, sono pensionati: Giuseppe Calabrò, 81 anni, Antonio Talia, settantenne, e Demetrio Latella, 71 anni e reo confesso: la sua impronta digitale è rimasta sulla mini dove viaggiavano Cristina e i suoi amici e lui, di fronte a quella traccia, ha ammesso che «sì, io c’ero».

Sul piano della giustizia c’erano tre possibili sentenze: l’ergastolo per tutti se ritenuti colpevoli del rapimento e della morte, l’assoluzione di tutti per l’accusa di omicidio e proscioglimento per estinzione del reato di sequestro di persona, oppure la condanna del solo Demetrio Latella (oppure assolto dall’omicidio e prosciolto dal sequestro), e assolti gli altri due perché non vi sono prove sufficienti.

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