Oggi ultimo saluto a Marco. «Era schivo e rispettoso»
Pianello del Lario Stamattina il funerale dello scialpinista morto al Tambò. La vicesindaco Mazzucchi: «Una tragedia che ci ha addolorato tutti»
pianello del lario
Nella parrocchiale di San Martino si svolgono stamani alle 10 i funerali di Marco Angelo Curti, l’escursionista di 64 anni che ha perso la vita sabato al Pizzo Tambò.
Altolariano che ha trascorso l’infanzia a Gravedona, ha vissuto a San Siro e risiedeva a Pianello, Curti era comunque poco conosciuto nel territorio. Persona schiva, di quelle che amano la montagna e i silenzi che la circondano e poco il caotico scorrere della quotidianità a valle. Marco Angelo Curti, l’escursionista che ha perso la vita sabato al Pizzo Tambò, non a caso era un volto noto a pochi a Pianello del Lario, dove ufficialmente risiedeva e aveva una casa, a Gravedona, dove aveva vissuto l’infanzia e dove risiedono tuttora l’anziana madre e un fratello, e pure a San Siro, il paese della compagna, Roberta, dove anni addietro aveva vissuto per un po’ di tempo.
Alpigiano
Rispettoso e premuroso, non frequentava i bar o luoghi di ritrovo e anche come mestiere aveva scelto quello dell’alpigiano, in quota con il bestiame e la natura. Non sorprende, dunque, che sabato scorso avesse deciso di salire in solitaria con gli sci al Pizzo Tambò (3.280 metri di quota), la cima più alta della catena Mesolcina, che termina con il suo versante in corrispondenza del Passo dello Spluga. A determinare l’incidente è stata, verosimilmente, una caduta in luogo ripido ed esposto lungo la discesa, complice magari un cedimento della coltre ghiacciata. Sul versante opposto un altro escursionista che stava ammirando le montagne col binocolo ha visto un corpo precipitare nel vuoto e ha chiamato i soccorsi.
Curti, in occasione delle sue uscite in quota, avvisava sempre la compagna quando tornava a valle e saliva in auto; stavolta la chiamata tardava e quando i famigliari hanno saputo delle ricerche di un uomo precipitato l’ansia si è tramutata in angoscia. Il corpo dello sventurato scialpinista è stato individuato dall’equipaggio dell’elicottero di Areu parecchio più a valle e quindi recuperato. A Gravedona ha ricordato la vittima il sindaco, Cesare Soldarelli, che conosce un fratello residente e rammenta bene la madre della vittima, Marinella, quando gestiva il suo piccolo negozio d’alimentari nella strettoia di Castello.
Anche a Pianello, dove risiedono due zii, il sessantaquattrenne si vedeva poco ed è la vicesindaco, Cinzia Mazzucchi, ad esprimere cordoglio alla famiglia: «Non lo conoscevo e credo di averlo visto pochissime volte, però conosco bene gli zii. Anche lui, pur frequentando poco il paese, era comunque un concittadino e la notizia della tragedia ha rattristato tutti. Credo di interpretare la volontà della comunità intera nell’esprimere una vicinanza tangibile ai parenti tutti a nome dell’Amministrazione comunale».
Al lavoro in casa
Sono passati tanti anni da quando la vittima frequentava San Siro e in frazione La Torre, dove aveva casa la compagna, il vicinato lo ricorda ancora come un giovane uomo dedito al lavoro, sempre impegnato in attività di manutenzione della casa. Anche allora schivo e discreto, ma sempre rispettoso del prossimo. Spetterà a don Luca Borsani, responsabile della comunità pastorale San Luigi Guanella, che comprende le parrocchie di Cremia, Pianello del Lario e Musso, trovare parole di conforto, questa mattina, per i famigliari e i parenti di Marco. In chiesa ci saranno persone di tre comunità.
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