(Foto di archivio)
Capigruppo Intervista a Giordano Molteni, consigliere comunale di minoranza, capogruppo di Forza Italia e medico otorinolaringoiatra
Como
Quando gli proposero di candidarsi come sindaco nel 2022, stava per entrare al supermercato. Giordano Molteni, che fino ad allora viveva tra l’ospedale e il suo studio medico, non si sarebbe mai aspettato quella telefonata. Così come non si aspettava, una volta eletto consigliere, di non sentire mai la voce di alcuni colleghi della maggioranza. Molteni, che ha accompagnato Paola Tocchetti e Paola Ceriello nel trasferimento in Forza Italia, racconta il retroscena della loro scelta. E svela di aver gareggiato per ben nove volte alla maratona di New York.
Avevo 22 anni, facevo l’università. Mi chiamò Giannino Brenna chiedendomi se volessi fare un’esperienza in consiglio comunale. All’epoca Lipomo era un comune di 700 anime, in periferia, in mezzo alla campagna. Brenna mi convinse dicendomi che era una possibilità di lasciare un segno. Non ho più lasciato: ho fatto tre volte l’assessore e tre volte il sindaco. Capisce che è stato gratificante.
Una sera stavo per entrare al supermercato e mi chiama il senatore Butti. Lo conoscevo, ma non avevo nessuna tessera di partito. A posteriori mi sono detto che se mi aveva scelto è perché probabilmente mi stimava per l’esperienza politica a Lipomo e per il mio lavoro. Si raccomandò di non dirlo a nessuno, e io condivisi questa cosa solo con mia sorella e i miei figli. Poi però la notizia è uscita da Roma, andando a indispettire chi c’era prima di me. Ma io non avevo fatto nessun sotterfugio, e mi sono rimboccato le maniche.
Secondo me il centrodestra i numeri li aveva. Credo che sia stata una questione di tempo e di piccoli sgarbi che hanno dirottato i voti altrove. A volte, quando affrontiamo delle situazioni in consiglio, mi chiedo cosa avrei fatto io al posto del sindaco. Non saprei dire se avrei fatto meglio o peggio. Di sicuro avrei fatto diversamente.
Guardi, io penso che le questioni più urgenti le sappia il sindaco e probabilmente non le condivide nemmeno con i suoi. Non ho mai visto così tante persone nel cortile di Palazzo Cernezzi e in aula consiliare a protestare: madri, giostrai, abitanti di Civiglio. Poi, quando uno fa il sindaco gioca le carte che ha, ma voglio dire, appari sui social come quello che scopre con un telo un orologio dove, lo dico in maniera ironica, hai cambiato le pile...
Bisognerebbe conoscere bene la realtà. Durante la mia campagna dissi di mantenerlo lì dov’è, ma per farlo servono accorgimenti in modo da non penalizzare gli abitanti. Adesso francamente mi sembra che queste cose siano tenute all’interno di segrete stanze. Mi vengono una serie di perplessità quando vedo che il Comune vuole trasformare la scuola in un posteggio. Vedremo chi porterà a casa la piscina Sinigaglia.
Sia per lavoro sia come atleta ho viaggiato molto. Per anni sono stato a Padova, e se lei va lì, vede giovani nelle piazze, nei luoghi di ritrovo: gente che arriva da tutta Europa. Perché non portare a Como una sede universitaria adeguata alla città ed essere, al di là delle bellezze locali, un punto di riferimento? Ma questo vuol dire avere una mentalità futuristica. Io continuo a leggermi e rileggermi il programma che l’attuale sindaco ha impostato. E tutta una serie di cose importanti non sono state fatte.
Lo vidi per la prima volta quando lui e il presidente del consiglio ironizzavano sul fatto che il consigliere Molteni si candidasse a Como per modificare i suoi introiti. Io ho sempre vissuto del mio lavoro come medico.
Erano due mosche bianche. Passare da un gruppo all’altro non è facile, vuol dire mettersi in discussione. Lo so perchè l’ho fatto anche io. Ma sarebbe sciocco abbandonare. Le ho incoraggiate a non farlo. Paola Ceriello è stata massacrata, le hanno tolto il saluto, non gli dicevano quando c’erano le riunioni. Io le ho fatto capire che c’era la possibilità in maniera intelligente di poter collaborare con un altro gruppo e dire la propria.
Beh, creare compattezza nel gruppo: siamo partiti con zero membri e ora siamo in quattro. Non ho un’idea di chi potrebbe candidarsi a sindaco. Credo che la scelta sarà frutto di coloro che ricoprono ruoli apicali nei vari partiti.
Lavorare seriamente per trovare questa persona, cioè un candidato sindaco che, al di là della collocazione politica, abbia esperienza politica, capacità manageriali, conoscenza del territorio e soprattutto empatia.
La mia opinione è che si stia spendendo molto male con questo non-confronto. Ritorno da dove ho iniziato: non ho mai visto tante persone venire a Palazzo Cernezzi a reclamare con veemenza di tutto e di più. Lui dice che sono tutti pilotati dai partiti, ma non credo proprio perchè ogni volta ho visto facce diverse.Se il centrodestra non fa delle sciocchezze nella nomina di un candidato adeguato, la mia opinione è che Rapinese avrà poco spazio.
Nel mio studio in ospedale avevo questa scritta: ”Infirmorum cura ante omnia et super omnia”. Sia che tu faccia il medico, o l’ingegnere, quando hai a che fare con la gente, il metodo deve essere quello del rispetto e del mettere a servizio la tua umanità.
Non abbiamo segreti. In questi quattro anni ci siamo trovati ogni sabato nello studio di Falanga per discutere dei problemi di Como e prepararci alle sedute del consiglio comunale.
Ho rapporti con tutti i gruppi di minoranza. Certo non sono così sciocco da pensare che tra sei mesi, in campagna elettorale, andremo all’unisono. Però al di là delle ideologie politiche, devo dire che ho conosciuto persone molto preparate. Credo che anche tra i consiglieri di maggioranza ci siano brave persone. Il problema è che non aprono bocca.
Non esiste che quando lui (il sindaco ndr) parla, tutti stanno con la testa bassa. Li ho chiamati yesmen e si è scatenato il putiferio.
Ne ha sicuramente. Credo ci metta molto in termini di tempo ed energia. Però uno raccoglie quello che semina. Se non hai rapporti con i consiglieri ma con i tuoi follower...non è questo che deve fare il sindaco.
Io credo che devi pesare sì la tua esperienza di vita e le relazioni con la gente, ma per fare il sindaco devi anche avere l’energia fisica. Questo ruolo deve essere affrontato da persone più giovani del sottoscritto.
O il medico o il giornalista. I miei genitori facevano gli operai. È stato un bel sacrificio per loro permettermi di studiare all’università, e per questo sarò sempre grato. Se invece mi chiede cosa voglio fare da grande ora, le dico che voglio scrivere e occuparmi di storia della medicina. Forse morirò lavorando (ride ndr).
Sì, da due mesi mio figlio Marco, anche lui otorinolaringoiatra, mi ha reso nonno. Il più piccolo, Matteo, che lavora, è molto bravo. E poi mi manca un ultimo esame per laurearmi in Storia.
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