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Oggi e domani Seggi aperti dalle 7 di stamane alle 23. Lunedì altra chance fino alle 15, quando inizia lo spoglio. Si può optare per un “Sì” o un “No”, non c’è il quorum
«Approvate il testo della legge di revisione degli articoli (...) della Costituzione?». “Sì” oppure “No” si confrontano, oggi e domani, dopo una lunga e non necessariamente pacata campagna elettorale. Urne aperte dalle 7 di questa mattina per il referendum costituzionale. Gli italiani sono chiamati a decidere se approvare oppure no la riforma sulla giustizia (o meglio sull’ordinamento giurisdizionale e sull’istituzione della Corte disciplinare) approvata dal Parlamento lo scorso anno.
Sono complessivamente 470.574 gli elettori comaschi chiamati alle urne. Nella città di Como gli aventi diritto al voto sono 61.499. Le urne, come detto, sono aperte dalle 7 di questa mattina e fino alle 23. Poi domani, lunedì 23 marzo, ancora apertura alle 7 e chiusura alle 15.
Negli stessi orari sarà aperto al pubblico anche l’ufficio elettorale del Comune di Como (così come di tutti i Comuni della provincia) per gli adempimenti relativi al rilascio delle tessere elettorali. Tessere elettorali che sono indispensabili per poter votare, così come la carta d’identità che dovrà essere esibita al seggio elettorale.
Gli elettori non deambulanti, iscritti nelle sezioni di sedi elettorali non accessibili mediante sedia a ruote, possono esercitare il diritto di voto in altra sezione del Comune appositamente attrezzata, esibendo, oltre alla tessera elettorale, anche attestazione medica rilasciata dall’Azienda Sanitaria Locale, anche in precedenza per altri scopi o, copia autentica della patente di guida speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l’impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione.
Come detto il referendum è costituzionale, non abrogativo, dunque non esiste alcun quorum: il risultato sarà valido anche qualcosa ci fosse un solo votante. Sul piatto la modifica degli articoli della Costituzione sull’ordinamento della magistratura. Tre i temi principali: la separazione delle carriere tra pm e giudici, l’istituzione di doppio Csm con membri non più eletti ma estratti a sorte e istituzione di un nuovo organismo costituzionale, l’Alta Corte Disciplinare.
L’ultimo referendum costituzionale per il quale siamo stati chiamati a esprimerci, quello sulla riduzione del numero dei parlamentari, risale al settembre 2020, vinsero i Sì con quasi il 70% e un’affluenza del 51% (nella nostra provincia poco più del 50%, in città appena il 46%). Il precedente referendum costituzionale voluto dal governo Renzi, dieci anni fa sul superamento del bicameralismo, vide invece la vittoria dei No con il 59% e oltre il 65% di votanti (affluenza al 73% e no al 58% in provincia, in città 70% di votanti e no al 52%).
Infine: sui temi relativi alla giustizia gli italiani sono stati chiamati a esprimersi soltanto quattro anni fa. Nel 2022 venne istituito un referendum abrogativo su cinque norme diverse sui temi della giustizia, inerenti tra l’altro le funzioni dei magistrati e le regole di candidabilità dei magistrati per il Consiglio superiore della magistratura. Andarono alle urne solo 2 italiani su 10 (sul Lario il 25% e in città il 42%) e quindi il referendum fallì, perché allora serviva il quorum.
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