Ristorni frontalieri, ore decisive: il Ticino minaccia il blocco
Confine Nelle prossime 48 ore si decide il destino dei 112 milioni di franchi. Possibile un rinvio della tassa sulla salute per sbloccare la trattativa
Lettura 1 min.Nelle prossime quarantotto ore si decide il destino del maxi assegno che la Svizzera verserà come ogni anno all’Italia alla voce “ristorni”, senza i quali molti piccoli Comuni non potrebbero chiudere i rispettivi bilanci. In gioco c’è una cifra complessiva per il solo Ticino pari a oltre 112 milioni di franchi.
Per ora basso profilo
Al momento la linea scelta sul versante ticinese della frontiera è quella del basso profilo, in attesa di conoscere l’esito del doppio incontro promosso per oggi (tra il Governo cantonale e la consigliera Karin Keller-Sutter) e domani (tra la stessa Karin Keller-Sutter e il nostro ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti). Prova ne sia che ieri “il Mattino della Domenica” - il domenicale che fa capo alla Lega dei Ticinesi - solitamente arrembante ha scelto di non trattare l’argomento dentro una partita a scacchi in cui manca ancora l’ultima decisiva mossa.
Il rischio concreto è che il Ticino possa decidere di congelare una quota dei ristorni come contromossa all’applicazione - da settembre - della “tassa sulla salute”. A questo proposito determinanti saranno le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dopo che Regione Lombardia avrebbe aperto ad una proroga dell’applicazione del contributo, nell’ordine dei 120 euro mensili, chiesto ai “vecchi” frontalieri, cioè ai nostri lavoratori occupati oltreconfine prima del 30 giugno.
Per Berna i ristorni non si possono bloccare
Trattandosi di legge dello Stato, la “tassa sulla salute” ad oggi va applicata senza ulteriori indugi. Certo che ad una manciata di mesi dalle elezioni cantonali (si vota il prossimo aprile) il Ticino non può ora seppellire l’ascia di guerra, dopo aver deciso di mostrare i muscoli a Berna - più che a Roma - chiedendo di congelare una parte dei trasferimenti destinati ogni anno all’Italia. La data ultima per questa fondamentale decisione è fissata per domani. Berna ha già dichiarato, senza troppi giri di parole, che i ristorni vanno destinati anche quest’anno all’Italia nella quota prevista e che un eventuale blocco o decurtazione rappresenterebbe una violazione dell’accordo fiscale. Nel centro-destra ticinese - in cui peraltro l’alleanza tra Lega dei Ticinesi e Udc appare sempre più traballante - l’unica voce che con insistenza chiede il blocco dei ristorni è quella del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, secondo cui il Governo di Berna è deciso di genuflettersi a Roma voltando le spalle al Ticino. Questo perché Berna ha detto chiaramente che i ristorni non si possono bloccare.
Già oggi comunque se ne saprà di più. Il tema di fondo è che se il Consiglio di Stato ticinese e la consigliera federale Karin Keller-Sutter non dovessero trovare un’intesa di massima, a questo punto la parola ultima spetterebbe allo stesso Consiglio di Stato e così al ministro Giancarlo Giorgetti che a quel punto avrebbe quale unica freccia nel proprio arco il rinvio dell’applicazione (da settembre) della “tassa sulla salute”.
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