Salis domani a Rebbio: «Le critiche da destra? Ci sono abituata. Io parlo degli ultimi»

Intervista all’europarlamentare di Avs che domani sarà ospite di don Giusto Della Valle nelle sale dell’oratorio comasco per parlare della situazione carceraria

Como

Negli scorsi giorni, tutti in città hanno avuto qualcosa da dire sulla presenza di Ilaria Salis alla parrocchia di Rebbio in occasione dell’evento “Dimensione carcere: dalla negazione dei diritti alla responsabilità comune”, in programma questa sera alle 20.30 all’Oratorio di Rebbio. Un appuntamento cui parteciperà anche il parroco don Giusto Della Valle. Ma, sotto la pioggia delle critiche comasche, Salis prende parola da Genova e apre l’ombrello: «Ci sono abituata».

Nemmeno il tempo di stampare le locandine che subito è stata polemica per il suo invito a Como: se lo aspettava?

Dalla destra italiana mi aspetto di tutto: loro sono dei professionisti del disprezzo. Mi aspettavo che provassero a creare questo clima. Detto ciò ovviamente non prendo lezioni da nessuno, sicuramente non da loro, che comunque annoverano nelle loro fila molteplici condannati, a partire dal mio collega al Parlamento Europeo Carlo Fidanza, che è reo confesso per corruzione.

Al di là dello scontro che fa parte della politica, molti si chiedono cosa c’entri lei con uno spazio parrocchiale...

In realtà io condivido con alcuni ambienti della Chiesa l’attenzione per gli ultimi, per i diritti degli ultimi, che possono essere i detenuti piuttosto che le persone in stato di povertà.

Qualcuno però ha interpellato il vescovo di Como per fermarla: cosa ne pensa?

Per esempio penso alla questione dei migranti e al soccorso in mare, che sono attività basilari di solidarietà umana. Su questo sicuramente noi della sinistra abbiamo maggiori affinità con l’ambiente cristiano perché la solidarietà è un valore che abbiamo in comune. La destra invece va spesso contro alcuni principi base di umanità.

Sta dicendo che c’è una contraddizione?

Sebbene molti sventolino l’appartenenza al mondo cristiano, è pura facciata, perché di fatto non hanno la minima solidarietà, non provano clemenza nei confronti di chi si trova in una situazione di svantaggio, nei confronti degli ultimi. Nelle decisioni politiche non fanno altro che aumentare le disuguaglianze sociali. Questo approccio, per fortuna, in molti ambienti della Chiesa non c’è.

Stasera però non si parla nè di Chiesa, nè di destra, ma di carcere: lei che l’ha vissuto in prima persona in Ungheria cosa può dire?

Purtroppo le carceri sono degli ambienti molto separati dal mondo esterno, direi isolati. Nessuno sa come sono davvero, tranne chi ci entra per lavoro o, come nel mio caso, da detenuta. Altrimenti non si ha mai una reale idea di quella che è la situazione carceraria. Io, una volta uscita, ho cercato in qualche modo di trasformare questa mia esperienza in una risorsa.

Quindi è stata invitata all’evento come testimone?

Vorrei che questa conoscenza del mondo carcerario, che mio malgrado ho maturato, diventasse qualcosa di utile. Vorrei riscattare questa ingiustizia che ho subito e metterla a disposizione della collettività.

Però di critiche ce ne sono state tante, crede che siano incoraggiate dal clima politico che c’è a livello nazionale?

Senz’altro, è proprio un problema delle destre che hanno questa modalità di individuare un nemico e scatenare contro di esso delle campagne d’odio. E io spesso sono una figura che individuano come simbolo su cui far convergere il loro odio.

Ma lei si considera una persona divisiva?

Più che altro forse sono gli altri a considerarmi così. Comunque rispetto a certi personaggi della politica italiana che lavorano al governo, io sono ben contenta di essere divisa, di essere ben distante da loro in questo senso.

Quindi ci vediamo a Rebbio?

Sì, ci sarò, e andrò avanti con le mie battaglie.

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