«Sembra una monarchia, parla solo il sindaco. Gli insulti feriscono»

Capigruppo Intervista a Elena Negretti, consigliera comunale di minoranza, capogruppo della Lega e nello staff della direzione sanitaria del Sant’Anna

Da piccola voleva fare la meccanica e, in un certo senso, anche la politica è un modo per aggiustare ciò che non va. Elena Negretti è entrata a Palazzo Cernezzi per la prima volta nel 2017, con la giunta Landricina, di cui è stata assessore a Personale e Sicurezza. Prima tra i non eletti del 2022, è tornata in consiglio quando Alessandra Locatelli è passata alla carica ministeriale. Essere consigliera di minoranza è un’esperienza nuova, da cui imparare. Ma anche un ruolo che ha portato i suoi figli a chiedersi il perchè di tanti insulti.

Buongiorno Elena, come va?

Una bella avventura. Io l’ho vissuta dall’altra parte per cinque anni, quindi ora vedo tutto dall’altra prospettiva. Credo che in tutti e due i ruoli ci sia sempre da imparare, e mi piace collaborare. Certo, in questo momento è molto difficile perchè di collaborazione non ne vedo.

In che senso?

Forse è stato scambiato il ruolo di chi guida la città. Sembra più una monarchia. Decide il sindaco, fa lui, basta vedere il consiglio comunale.

A proposito, lei si è candidata per la prima volta nel 2017, perchè?

Quando è uscita la candidatura a sindaco di Mario Landriscina, io ero una sua collaboratrice al 118. Mi ha fatto questa proposta e l’ho accettata in modo un po’ incosciente. Non mi ero mai occupata di politica, nè avevo mai considerato di farlo. La città è grande, complessa, e ho imparato a conoscerla. E quando mi metto in gioco, lo faccio al 100%. Sapevo che c’erano una serie di problemi, ma arrivavo da un’altra esperienza.

Parliamo della città: cosa c’è di urgente da sistemare?

Ci sono le piccole cose, che sono quelle che interessano di più ai cittadini: la buca, l’attraversamento pedonale, l’illuminazione, piuttosto che gli episodi di violenza. E poi ci sono i grandi temi, tra cui la viabilità. E qui bisogna avere, secondo me, una bella visione futuristica e anche un pizzico di coraggio.

Scuole?

I soldi sono quelli, come l’andamento demografico, e hai delle scelte da fare, ma dietro a una scelta devi sentire sia i tecnici di competenza, sia i genitori. Stravolgere così dall’oggi al domani... Tanti di loro lavorano, non hanno dei nonni su cui fare affidamento. Io parlo da dipendente di un ente pubblico: non può funzionare come quello privato.

E sullo stadio?

Deve essere rifatto lì. Pensando a ciò che ci sta intorno. Capisco chi abita in zona che per un tot di weekend ha dei disagi. C’è chi dice “Lo stadio è sempre stato lì”. Sì, però siamo nel 2026, sono cambiate le norme per la sicurezza e per la gestione di una partita di serie A. Come in ogni cosa, basta avere un dialogo.

Ci sono temi che le stanno particolarmente a cuore?

L’abbandono delle periferie e la questione dei parcheggi: dovrei partire da casa con l’auto, lasciarla in Valmulini, prendere la moto e scendere a Como perché il sindaco ha fatto i parcheggi. Nella mia preliminare chiesi se era una caccia al tesoro.

Ma in consiglio che clima c’è?

Noi abbiamo 3 minuti per parlare e lui (il sindaco ndr) mezz’ora. Non è più dibattito. È il Rapinese consiglio show. Siamo stati riempiti di insulti dalla testa ai piedi. Risponde sempre lui. E al di là di quelli che stanno nel cerchio magico, a volte i consiglieri di maggioranza apprendono le cose dai giornali.

Si è mai pentita di questo impegno?

Non mi piacciono i momenti in cui non si gioca più sul piano politico, ma si entra nel merito personale. Io purtroppo ne ho ricevute tante di insinuazioni. E fanno male. Quando vai a casa e i tuoi figli ti chiedono “perchè quello ti insulta sempre”...Forse lui non l’ha capito.

Come si trova con il suo partito?

Non mi è mai stato imposto niente. Nei cinque anni in giunta ho visto la correttezza, la lealtà e la compattezza. Subentrare ad Alessandra è tanta roba, ricordo le telefonate alle 4.30.

E con gli altri gruppi?

Ci confrontiamo sulle decisioni. Ovvio, ognuno mantiene le sue idee e non sempre siamo d’accordo, però finora le proposte non sono entrate nel merito delle idee dei partiti, sono sempre state sui problemi della città.

Cosa mi dice del caso di Paola Ceriello e Paola Tocchetti?

Non è stata una sorpresa, mi avevano accennato la loro insofferenza. Io poi credo che il nostro sia un ruolo che va fatto nel rispetto della coscienza. Mi devo alzare al mattino, guardarmi allo specchio, ed essere a posto con me stessa.

Secondo lei anche qualcun altro potrebbe uscire dalla lista Rapinese?

Non vorrei sbilanciarmi, ma credo che la partita dell’ultimo anno, anzi degli ultimi sei mesi, sarà durissima. Lo dico perchè l’ho vissuta. E quindi se qualcuno è in sofferenza, potrebbe scegliere di andare nel gruppo misto e dare un segnale a chi lo ha votato.

Più facile fare l’assessore o il consigliere di minoranza?

Con questa giunta l’assessore, anche se di solito il ruolo di consigliere di minoranza è facile: basta alzare la mano e dire ciò che il sindaco non fa, se penso all’Alessandro Rapinese di 18 anni fa.

Da quanto tempo lo conosce?

L’ho conosciuto durante la campagna elettorale del 2016 e mi ha sempre messo un po’ di soggezione. Ricordo che durante i dibattiti con gli altri candidati, nelle risposte che dava, e nel modo in cui le dava, c’era sempre quell’attacco. Però gli ho sempre riconosciuto una cosa: la sua dote oratoria, potrebbe andare anche in chiesa e dire una messa e sarebbe bravissimo.

Prima ha detto che il lavoro del consigliere va fatto nel rispetto di sè stessi e dei cittadini.Come deve essere il consigliere comunale ideale?

Sia quello di maggioranza che quello di minoranza deve raccogliere quante più possibili istanze dai cittadini, avere un ruolo attivo, portare le questioni in consiglio comunale, che voglio dire, è l’organo deputato proprio per fare questo. E poi non deve creare distanza.

Secondo lei i comaschi si interessano a ciò che succede in consiglio?

Credo che varia a seconda degli argomenti, su alcuni c’è tanta partecipazione. Forse è così perchè la gente ha una certa percezione. E forse possiamo impegnarci di più ad avvicinare le persone alla politica, quella vera, che costruisce la città.

Cosa c’è da fare da qui al 2027?

Allora, chi sta lavorando ai tavoli, deve trovare un candidato, che abbia delle capacità di dialogo, che non dimentichi le associazioni di categoria, le coalizioni, il mondo del volontariato, le scuole...Insomma, un sindaco che non faccia sentire nessuno trascurato.

Le è mai venuto in mente di candidarsi a sindaco?

Non ho questa ambizione, credo che si possano aiutare i cittadini da diversi livelli.

Tornando indietro sente di aver fatto qualche errore?

Sicuramente ne ho fatti, non me ne viene in mente uno eclatante. Tornando al mio periodo da assessore, portai una delibera sulla stazione appaltante che forse avrei dovuto condividere di più con la maggioranza. Sono quei meccanismi che devi imparare.

Ma lei cosa voleva fare da bambina?

Se glielo dico, la faccio ridere. Volevo fare la meccanica. Mio papà aveva una concessionaria con autofficina. Il sabato scendevo, volevo mettermi la tuta. Avevo 5 anni, e ho detto tutto.

E poi cosa è cambiato?

Un po’ con l’oratorio e con le mie due nonne, ho cominciato ad avere questo desiderio di aiutare. Prima un’esperienza a Caorle con “La Nostra Famiglia”, poi la Croce Rossa e 20 anni nel 118.

In questo momento è soddisfatta?

Sì, molto. C’è sempre da trarre dall’esperienza politica. Non farò mai gli errori che ho davanti ora. Nella vita bisogna sempre saper guardare a destra, a sinistra, e a volte anche indietro.

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