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Como Il Tar ha rifiutato la sospensione dell’utilizzo dell’approdo richiesta dagli operatori contro la decisione del Comune. Nel merito delle nuove regole e della sicurezza dell’infrastruttura però si discuterà più avanti
Como
I giudici del Tar hanno respinto la richiesta degli operatori di taxi boat di sospendere l’utilizzo del pontile di Villa Margherita come punto di approdo e le nuove regole introdotte dal Comune di Como dopo lo sgombero del pontile di Sant’Agostino. Gli operatori ne contestavano i costi, i disagi per i turisti e anche diversi problemi di sicurezza: avevano denunciato, per esempio, i rischi legati al moto ondoso provocato dal passaggio dei battelli nel primo bacino, nel punto in cui si trova il pontile. L’incidente più eclatante è avvenuto il 1° settembre durante le operazioni di sbarco al pontile una bambina di cinque anni era caduta in acqua.
Dopo le contestazioni degli operatori, sul tema era intervenuta anche la Prefettura che, in collaborazione con Palazzo Cernezzi, aveva introdotto nuove misure tra cui il rallentamento delle imbarcazioni e il limite al numero dei passeggeri. Secondo gli operatori dei taxi boat però i problemi sono tutt’altro che risolti, di qui il nuovo ricorso al Tar, promosso da diversi operatori rappresentati da Francesco Lombardi, con la richiesta di sospendere in via cautelare, prima della discussione nel merito, l’utilizzo del pontile.
La richiesta è stata però respinta dai giudici del tribunale amministrativo regionale che hanno valutato che i danni denunciati dagli operatori sono di natura soprattutto economica e non tali da giustificare una sospensione immediata delle regole stabilite dal Comune.
Per quanto riguarda la sicurezza, il Tar ritiene che i rischi segnalati siano già stati valutati dal Comune, l’ente che ha il compito e la responsabilità di garantire l’incolumità degli utenti del pontile. In pratica, la linea è quella che già era state seguita nelle precedenti prese di posizione del Tar a settembre. Per il momento restano quindi invariate le regole sull’utilizzo dell’approdo, ma la controversia giudiziaria non è finita: i giudici del Tar hanno respinto la sospensione in via cautelare, ma devono ancora pronunciarsi in merito alla legittimità delle regole stabilite dal Comune.
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