Ticosa, costi più alti e recupero in stallo

Area dismessa Domani cadono i 19 anni dalla demolizione, ancora lontano l’avvio dei lavori per il maxi-parcheggio. Il sindaco Alessandro Rapinese assicura: «Entro la fine del mandato, riusciremo a concludere l’iter amministrativo»

Un altro anniversario, domani, per la ex tintostamperia Ticosa senza vedere alcuna ruspa al lavoro.

Le ultime presenti nella maxi area tra via Grandi e via Regina risalgono a 19 anni fa, al 27 gennaio 2007, quando iniziò la demolizione del corpo a C della grande fabbrica che aveva dato lavoro, fino al 1980, a migliaia di famiglie comasche. Eppure in base alle tempistiche annunciate da Comune e Acinque il 30 gennaio 2024, quando venne presentato il progetto per trasformare la zona in un grande parcheggio con hub energetico e nuova viabilità i cantieri effettivi avrebbero dovuto iniziare alla fine del 2025 per concludersi dopo un anno. Invece per vedere qualcosa muoversi che non siano le carte della burocrazia, bisognerà aspettare ancora e, in base alle ultime dichiarazioni del sindaco Alessandro Rapinese, la conclusione del suo mandato dovrebbe vedere (il condizionale è d’obbligo vista la maledizione sulla Ticosa che ha visto succedersi sindaci, giunte e consigli comunali da oltre quarant’anni) il completamento dell’iter amministrativo.

Il calendario si è spostato (di molto) in avanti. Durante la presentazione del progetto da 950 parcheggi si era parlato di tre anni: due per le carte e una per i lavori con l’obiettivo del taglio del nastro nel gennaio 2027, a vent’anni esatti dall’abbattimento. Il sindaco il 30 gennaio 2024 dichiarò infatti : «L’obiettivo è concludere tutto all’inizio del 2027, prima della fine del mandato». Venerdì sera, in diretta su Etv, a precisa domanda sull’apertura dei parcheggi in Ticosa ha invece detto: «Stiamo lavorando per farli, i partner ci sono e il progetto va avanti. Da trent’anni cercano di fare qualcosa e non ce l’ha fatta nessuno. Garantisco che per fine mandato quantomeno la pratica amministrativa sarà fatta».

Ad avere rallentato l’iter è, ancora una volta, la bonifica della parte rimanente della “cella 3” con stime economiche per rimuovere l’amianto in vertiginoso aumento (le ultime di Palazzo Cernezzi parlano di 12 milioni di euro). Da asportare ci sono circa 8mila metri cubi di terreno dall’area di 4500 mq vicino alla ex centrale termica “Santarella”. Il Comune aveva scritto al ministero dell’Ambiente per chiedere un supporto a una bonifica diversa, lasciando cioè i materiali sul posto ma imprigionandoli nel sottosuolo con procedure particolari in grado di garantire la sicurezza. Da Roma avevano risposto chiamando in causa il ministero della Salute che, al momento, non ha ancora dato riscontro.

La bonifica, o meglio il costo (che dipende, evidentemente, dalla modalità individuata), è cruciale per l’adeguamento del piano finanziario che deve essere rimodulato da Acinque. Ad ogni modo anche quando i faldoni arriveranno a Palazzo Cernezzi le procedure burocratiche sono complesse tenendo conto che in ballo c’è un progetto da 27 milioni di euro (almeno questo era il valore di due anni fa) con contributo pubblico. Dall’analisi di tutti i documenti e se ci saranno le condizioni, si deve infatti arrivare alla dichiarazione di pubblica utilità e alla nomina del soggetto promotore con discussione e approvazione in consiglio comunale. L’ulteriore passaggio consiste nella validazione da parte del responsabile unico del procedimento prima dell’approvazione in giunta. A quel punto la gara che si basa sul criterio economico più vantaggioso: si partirà dal progetto di Acinque (che conserverà il diritto di prelazione) sul quale gli altri partecipanti potranno apportare modifiche migliorative. Insomma per la chiusura delle procedure se ne riparlerà non prima di un anno e mezzo.

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