Tutti i consigli comunali di Como su Youtube grazie a un’associazione: «Il nostro è volontariato digitale»

Online L’associazione legata ai Radicali da un anno salva tutti i video delle sedute che dopo qualche tempo scompaiono dal sito del Comune: «A tutela della democrazia»

Como

In un’epoca in cui la comunicazione politica si consuma nello spazio di un post, c’è chi scommette sulla “scatola nera” della democrazia locale. Il progetto si chiama “Video Consiglio Comunale Como”, un canale YouTube che ha appena spento la sua prima candelina e che rappresenta l’unico archivio integrale delle sedute cittadine.

I numeri raccontano una realtà solida: 25 video caricati, oltre 6.400 visualizzazioni complessive e uno zoccolo duro di 127 cittadini iscritti. Il dato più rilevante, però, riguarda la conservazione del dato pubblico: mentre sul sito ufficiale del Comune di Como i video delle sedute scompaiono dopo soli 15 giorni, il lavoro certosino di Francesco Monelli, dell’Associazione per l’Iniziativa Radicale “Myriam Cazzavillan”, garantisce ai comaschi la possibilità di rivedere tutto l’operato dell’amministrazione.

Il bilancio di un anno di consigli comunali

A tracciarne il bilancio è Gianni Rubagotti, segretario dell’Associazione: «Abbiamo documentato un anno di durissimi scontri in consiglio. Il nostro volontariato digitale consente di visionare non le singole posizioni fatte girare sui social o i ritagli pubblicati dai media, ma l’integralità del dibattito e spesso degli scontri di un’assemblea dove le minoranze sono arrivate a uscire dall’aula per contestare le affermazioni del sindaco».

Il racconto di Rubagotti entra nel merito della cronaca consiliare, spesso tesa e surreale, offrendo uno spaccato di vita amministrativa che rischierebbe di andare perduto: «Ricordo bene la seduta del 31 marzo 2025, quando il sindaco Alessandro Rapinese ha ribattuto alle critiche contestando che un’assessora era stata chiamata “velina” e il presidente Fulvio Anzaldo ha citato un like di una consigliera dell’opposizione a un post dove veniva definito “gioppino”. Ma tra queste derive, abbiamo registrato discussioni che toccano le tasche e la vita dei cittadini comaschi: i posti negli asili nido, la gestione dei rifiuti urbani, i lavori pubblici e il Centro Unico di Cottura per le mense. Senza dimenticare gli scontri sul pedaggio della Pedemontana».

Il segretario radicale solleva poi una questione di metodo democratico: «Ma la domanda è un’altra. Se la giunta Rapinese non salva i video, perché ci sono voluti i radicali? E perché in tutto l’arco dei partiti di centrosinistra e centrodestra, che contano molti più militanti di noi, nessuno si è posto il problema? La verità fa paura a tutti. Il documento integrale è più pericoloso della versione dei fatti di un post?»

Per Rubagotti, la memoria digitale non è un vezzo tecnico, ma un pilastro di libertà civile: «Marco Pannella ci ha insegnato che la democrazia è dialogo, scontro, conoscenza delle varie posizioni in campo affinché chi non la pensa come me sappia esattamente cosa penso io e lo capisca e magari lo rispetti, aspetto che dovrebbe essere sacro in vista di una campagna elettorale. E invece nulla. Soli eravamo e soli siamo rimasti a crederlo? Buona fortuna Como».

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