Colore sotto il velo, riaffiora un Tibaldi
Arte È un affresco del 1587 quello scoperto nella chiesa di San Vincenzo, a Claino. Il professor Spiriti: «Non un artista locale, ma un grande protagonista internazionale»
C’è la mano di Pellegrino Pellegrini (1527-1596) nel ciclo di affreschi sul martirio di san Vincenzo nell’omonima chiesa a Claino, in Valle Intelvi (Como). È stata la restauratrice Eliana Tovagliaro a ritracciarli per caso, mentre era al lavoro nel 2023, nel presbiterio sotto un brutto velario del Novecento. La paternità dell’opera del 1587 è stata attribuita dal professor Andrea Spiriti al Tibaldi, pittore e architetto manierista post-michelangiolesco originario della Valsolda, che ha lavorato anche a Bologna, a Milano e alla corte di Spagna.
Il docente di storia dell’arte moderna all’Università dell’Insubria, un’autorità in materia di maestri dei laghi, con Marco Ausenda, presidente dell’Associazione per la protezione del patrimonio artistico e culturale della Valle d’Intelvi, ha annunciato il ritrovamento, nell’aula magna dell’ateneo comasco in Sant’Abbondio, e presentato il volume da lui firmato «Pellegrino Tibaldi - Gli affreschi scoperti a Claino», edito da Appacuvi.
Professor Spiriti, Oscar Wilde sosteneva che le cose migliori della vita capitino per caso. È così anche per il ritrovamento dell’affresco del Tibaldi nella chiesa di san Vincenzo a Claino con Osteno?
È stato un colpo di fortuna non da poco quello di trovare sotto il brutto velario del Novecento gli affreschi del Tibaldi nella chiesa di Claino. Ma c’è stato soprattutto il grande impegno di Appacuvi, che sta coordinando la raccolta fondi per proseguire l’intervento e che ha promosso il mio volumetto che dà conto del ritrovamento e dell’attribuzione. E poi la coralità: la Parrocchia, la Soprintendenza, le restauratrici e restauratori, la popolazione. Solo percependo i beni culturali come beni comuni si va avanti!
Perché troviamo il soggetto del martirio di san Vincenzo di Saragozza nel presbiterio della chiesa a Claino ai lati della Crocefissione?
Tale collocazione dell’affresco del Tibaldi è preponderante anche per la sua visibilità da buona parte della chiesa. C’è un abbinamento fondamentale a livello iconografico con la devozione alla Santa Croce, che è ridotta alle due figure di Maria e di san Giovanni, con ai lati le due fasi del martirio di san Vincenzo di Saragozza. Proprio a lui è dedicata la chiesa di Claino, ma non è solo un omaggio generico. Il santo ha subìto il suo articolato martirio, prima con gli uncini poi con la graticola, che l’ha reso imitatore perfetto di Cristo fino allo spargimento del sangue e alla testimonianza cristiana. È chiaro il gioco parallelo tra san Vincenzo e il Crocefisso.
Come si inquadra il “Martirio di san Vincenzo” nell’insieme di affreschi già presenti nella chiesa di Claino?
La chiesa di Claino, nell’arcidiocesi di Milano, ha una stratificazione sia pittorica sia scultorea, complessa e abbastanza eterogenea, che va dal XV al XVI secolo. In verità quello del Tibaldi è l’unico intervento organico che probabilmente porta a marginalizzare il più antico dipinto cinquecentesco: il polittico opera del maestro di Vezio.
Tutti gli altri affreschi nella chiesa di san Vincenzo a Claino, compreso quello di maestro Gentilino che è tardoquattrocentesco, fanno pensare alle classiche committenze di devozione da parte di singoli o gruppi. Poi c’è la codificazione degli altari più tarda, di matrice sei- settecentesca, che fa parte di una normale bipolarizzazione sul culto del Crocefisso e della Vergine che sono i due grandi must della cultura della Controriforma.
Quali prospettive interpretative apre il ritrovamento dell’affresco del Tibaldi nella chiesa di san Vincenzo a Claino?
Da un lato c’è un’acquisizione in sé preziosa di un’opera importante di Pellegrino Tibaldi da Puria Valsolda che è un grande artista del manierismo italiano ed europeo. Poi abbiamo, sia in area lariana che lombarda e della stessa Milano, tutta una serie di derivazioni da questo affresco che vanno dal tardo Cinquecento (l’opera è del 1587) fino al Settecento. Il caso più recente è quello del dipinto del Martirio di san Vincenzo di Michelangelo Bellotti nella parrocchiale dei Santi Gusmeo e Matteo a Gravedona in pieno Settecento. Si tratta di un modello noto che ha creato un linguaggio diffuso e che, come tutte le opere del Tibaldi, gode di una fortuna che va ben al di là della vita del suo autore e dura almeno per un secolo e mezzo, in territorio lariano e ticinese. Pellegrino Tibaldi non è un simpatico artista locale della Valsolda, ma un grande protagonista che si muove tra Roma, Bologna, Milano e l’Escorial in Spagna, con un respiro internazionale all’interno della monarchia cattolica.
Perché il Tibaldi ha avuto una committenza tanto prestigiosa?
C’è stata la volontà esplicita, prima del papa, Pio IV, poi di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, e di Filippo II di Spagna di prendersi Tibaldi al di là della stima per le sue qualità d’artista. Lui è prefetto nel contesto della Roma papale, della Milano borromaica e della Spagna asburgica per via della sua autorevolezza.
Pellegrino Tibaldi è visto come il grande erede figurativo, per la pittura, di Michelangelo che muore proprio durante il papato di Pio IV nel 1564. Il michelangiolismo è l’operazione che Vasari fa a Firenze e Pellegrino a Milano piuttosto che a Madrid.
Come definisce la figura di Pellegrino Tibaldi tra dimensione locale ed europea?
Da un lato c’è Pellegrino Tibaldi proiettato su scala europea però dall’altro c’è la sua appartenenza al microcosmo degli artisti dei laghi originari dell’area oggi divisa tra la provincia di Como e l’attuale Canton Ticino in Svizzera.
Questi artisti imparentati tra loro, che in passato avremmo chiamato maestri comacini, sono portatori di un linguaggio e di uno stile tipico di vere e proprie ditte, che non sono più semplici botteghe. Parliamo di personaggi che vanno da Benedetto Antelami a Pellegrino Tibaldi al Borromini a infiniti altri per non parlare di quelli che sono di famiglia lombarda, ma nati altrove. A dicembre ho tenuto un convegno su Marcello Sparzo, attivo fra la seconda metà del XVI sec. e la prima del XVII sec. e originario della Valle Intelvi, che lascia la natìa Urbino e va a lavorare poi a Genova. La Valle Intelvi, Porlezza, la Valsolda, il Sottoceneri, Lugano, Carona e Campione sono i grandi fulcri del microcosmo degli artisti lacuali che lavorano fino al ’700 su scala europea e poi su scala addirittura mondiale perché nell’Ottocento li troviamo attivissimi dall’America Latina alla Nuova Zelanda.
Torniamo all’affresco di Claino e ai suoi dettagli. Perché la Madonna Immacolata ha i piedi nudi e san Giovanni ha i capelli lunghi?
La stragrande maggioranza della popolazione di questi territori era cattolica e per via dell’educazione ricevuta dello stesso clero, era perfettamente in grado di interpretare l’iconografia degli affreschi. I due dettagli citati sono raffinati perché ad esempio il piede nudo è un modello classico che deriva dal matrimonio per procura delle sovrane europee. Da qui consegue che l’arcangelo Gabriele è il messaggero di Dio, il procuratore e quindi il piede nudo della Vergine sta a simboleggiare l’Immacolata Concezione cioè la sua purezza verginale, ma anche la sua divina maternità. Mentre i capelli lunghi di san Giovanni sono quelli del nazir, del consacrato a Dio, che è un modello ben noto alla cultura ebraica.
Si pensi a Sansone e al monachesimo ortodosso più radicale con il voto di non tagliarsi i capelli e la barba. Ora il nazir per definizione è Gesù e Giovanni, suo fratello putativo, è tale come lui.
Che cosa può dire invece dei volti caricaturali degli astanti che appaiono nel martirio e del carnefice ?
Quello dei volti caricaturali è un tema che da noi avrà un immenso successo si pensi solo agli sgherri infiniti dei Sacri Monti. Un conto è il deforme più o meno mostruoso e un altro invece è la testa di carattere, un po’ caricaturale, ma non troppo, che è l’eredità di Leonardo ampiamente diffusa nella cultura lombarda, anche grafica, per secoli. Noi la ritroviamo, molto evidente, nelle figure degli astanti nel martirio di san Vincenzo a Claino.
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