Galimberti ai giovani: «Scendete in piazza, vi è stato rubato il futuro»
L’intervento del pensatore al Gallio per la presentazione del libro «Respira, riposa, sorridi» di Immaculata De Vivo e Tiziano Testori, in un incontro promosso dal Rotary Baradello
Como
Tolti i dolori alle ossa, «oggi i giovani stanno peggio degli anziani». Così la pensa Umberto Galimberti, tra i più noti psicanalisti e pensatori italiani, a proposito dello stato di salute di cui gode il nostro Paese. Giunto a Como per parlare di prevenzione, in questo momento storico in cui la bilancia pende più dalla parte della terza età che da quella dell’infanzia.
«Di giovani ce ne sono sempre meno e di vecchi sempre più, questo significa la fine di una nazione – così ragiona Galimberti -: non basta dare mille euro alle famiglie alla nascita del terzo figlio, è il primo che non riescono a fare. Perché i giovani dovrebbero uscire di casa, per farlo dovrebbero avere un lavoro che non sia un impiego co.co.co, buono per l’affitto, senza che nessuno gli riconosca almeno un mutuo. Di fatto ragazzi e ragazze praticamente non possono uscire di casa. Vorrebbero, avrebbero voglia di andare via, di generare, però a 35 anni sono ancora in cameretta».
La colpa secondo Galimberti ha soprattutto delle ragioni «economiche», «superati i vent’anni è complicato avere una professione stabile, oggi difficilmente i giovani hanno una posizione solida».
Allora, raccontano le cronache e analizzano gli esperti, cresce la rabbia, l’ansia, i figli della tecnologia si arrabbiano, pronti ad andare in piazza e spuntano purtroppo anche i coltelli. «Intanto chi usa la tecnologia resta attaccato allo smartphone, non scende in piazza – ribatte secco Galimberti –, come invece è bene che faccia visto che a questi ragazzi e ragazze è stato rubato il futuro. Il futuro chiariamo non è soltanto qualcosa che ti viene incontro, che arriva, ma che ti attrae, ti chiama. Ai miei tempi il futuro, uno migliore, era lì che ci aspettava. Oggi non è più così, anzi. Quanto alla violenza no, non è loro, io credo piuttosto che ahimè viviamo tutti all’epoca di Trump in mezzo a troppi venti di guerra».
Insomma, se la passano meglio gli anziani, pieni di tempo libero e pensioni sulle quali ancora contare. «Decisamente sì, stanno molto meglio – dice il professore – certo, tolti i dolori alle ossa. Però attenzione perché la medicina in realtà non ha allungato la vita, ha più spesso allungato la vecchiaia, che è una bella schifezza».
Meglio prevenire che curare allora. Di questo Galimberti ha discusso mercoledì sera al Gallio presentando il libro «Respira, riposa, sorridi», di Immaculata De Vivo e Tiziano Testori, un incontro promosso dal Rotary Baradello. «La medicina preventiva è interessante, ne parlava già Ippocrate, a Kos – spiega il professore – il primo medico abitava un mondo in cui non esistevano particolari strumenti di cura, dunque la cura iniziava prima della manifestazione del malanno. La terapia aveva un fondamento: evita i mali evitabili. Ovvero bisognava fuggire da tutte le condizioni che ammalano. Il cibo che mangi, l’acqua che bevi, l’aria che respiri, i luoghi che abiti». Con un’attenzione particolare alle relazioni di cui cui circondiamo, se è vero secondo Galimberti che «noi viviamo finché c’è qualcuno che ci ama». «Dovremmo tornare a quei lontani saperi – così Galimberti - per salvare la salute di questo nostro vecchio Paese».
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