La pulzella d’Orléans secondo Parrella: «Giovanna d’Arco? Chiave per leggere il nostro presente»
Incontro L’autrice sarà oggi alla Ubik di Como, dove presenterà un libro sulla giovane Santa: «Una ragazzina eroica a cui somigliano oggi Greta Thunberg, Narges Mohammadi e molte altre»
«Ma come faceva una ragazzina di 17 anni, contadina semi analfabeta, sola e senza avvocato a rispondere in quel modo a un tribunale come l’Inquisizione che se tutto va bene ti lascia a pane e acqua per il resto della vita e che se tutto va male ti brucia viva?». È travolgente l’ammirazione di Valeria Parrella per Giovanna d’Arco, protagonista del suo ultimo romanzo, “La ragazzina” (Feltrinelli 2026), che presenterà oggi, domenica 10 maggio, alle 18 con Valentina Furlanetto in piazza San Fedele a Como per l’avvio della settima edizione di “Storie in piazza”, rassegna della libreria Ubik.
Racconto cavalleresco e filosofico
Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans, una ragazzina diventata santa, ma una ragazzina appunto, è per Perrella innanzitutto una figura storica di immenso interesse, riscoperta quasi per caso leggendo gli atti del suo processo di condanna, ripubblicati da Marsilio Editore a cura di Teresa Cremisi. Lì, tra le parole sfrontate che la ragazzina pronunciò in un tribunale dove era stata trascinata forse senza nemmeno sapere prima cosa fosse un tribunale, Parrella trova una chiave per schiudere il presente. «Le sue risposte durante il processo sono fuori dal comune: intelligenti, ironiche, persino canzonatorie. A un certo punto di fronte alle domande che quegli uomini le rivolgono su atti ecclesiastici che lei non conosce alza gli occhi al cielo e dice “Dio aiutami a rispondere a questi uomini di Chiesa”. Li prendeva in giro, in pratica».
Le ragazzine di oggi
C’è molto più della sfrontatezza però nella Giovanna d’Arco di Parrella: c’è il tentativo di usare una storia, «la storia di una giovane donna che è quasi una semidea ai miei occhi, dopo averla molto studiata», per leggere in trasparenza il mondo di oggi. Parrella racconta dei lunghi mesi passati sulle biografie della diciassettenne francese - cita quella di Colette Beaune e quella di Régine Pernoud - mentre era alle prese con il trasferimento da Napoli a Modena e di come Giovanna d’Arco abbia iniziato a essere per lei un filtro per interpretare tutto il presente. «L’assedio di Orleans mi faceva pensare ai bambini di Gaza e quando Giovanna d’Arco si taglia i capelli e così facendo si reinventa e cerca di convincere gli altri di questa nuova identità mi ha fatto pensare al Narges Mohammadi». Ovvero la giovane attivista iraniana insignita nel 2023 del Premio Nobel per la Pace e reclusa in carcere a Teheran, con una condanna a 30 anni, per il suo impegno per i diritti umani e per l’abolizione della pena di morte. «Vedo tutte queste giovani donne, anche ragazzine, come lo è stata Greta Thunberg, che si impegnano per noi e mettono in conto, proprio come Giovanna d’Arco, che nel migliore dei casi vincono e nel peggiore perdono. Sono persone che hanno una missione».
Nel romanzo di Parrella trova posto anche una dettagliata ricostruzione storica e folkloristica della Francia all’epoca della guerra dei Cent’anni, tra fate e proto cannoni da guerra. Ne nasce così un romanzo non propriamente storico, ma civile che racconta l’affascinante storia cavalleresca di una ragazzina divenuta eroina seicento anni fa, provando però a trasmettere anche idee e filosofiche e politiche sul mondo di oggi e le ragazzine che ancora oggi provano a salvarlo.
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