(Foto di Bruce Gilden / Magnum Photos)
Da vicino Al Museo di Santa Giulia, Brescia, “A closer look” la prima grande mostra del fotografo americano in Italia. Nelle immagini la bellezza pungente di chi vive nelle periferie degli Usa: labbra storte, occhi gonfi e segni del tempo
Como
Catturare l’animo umano. Sembra questa la finalità che ha ispirato le istantanee di Bruce Gilden che si osservano passeggiando fra le ampie sale della mostra “Bruce Gilden. A Closer Look”. Ospitata al Museo di Santa Giulia a Brescia fino al 23 agosto, è la prima grande monografica mai presentata in Italia dedicata al fotografo americano. Originario di Brooklyn (1946), Gilden inizia studi di sociologia prima di dedicarsi alla macchina fotografica, a quanto pare ispirato dal Thomas protagonista di Blow-Up, film del 1966 diretto da Michelangelo Antonioni (1912-2007). Non è uno da studio: preferisce le strade, le periferie, le persone, per cui nutre una profonda fascinazione. Lo caratterizza l’uso del flash e scatti in bianco e nero con i contrasti netti e i dettagli definiti come più non si potrebbe.
Pioniere della street photography, scatta in Giappone con alcuni rappresentanti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), in Europa tra Francia (1994-2015) Irlanda (1996-1997) e Inghilterra (2000-2012), ma soprattutto nella sua città natale, New York (1969-1995). Immagini senza troppi indugi. Se inizialmente generano un senso di distacco, il volersi allontanare da così tanta realtà, dopo pochi minuti rivoltano i pensieri di chi guarda e interrogano sul senso della società. Guardandoti negli occhi. Cronaca? Racconto? Denuncia? Forse tutto insieme, catapultando lo spettatore nel mezzo di un teatro dell’assurdo che si rivela essere tangibile. Giustamente, il curatore Denis Curti lo definisce uno dei poeti della Beat Generation.
Le sue immagini sono di una bellezza inusuale, pungente, tragica e proprio per questo profondamente umana. Definita dallo stesso autore “in-your-face photography’” è però in grado di armonizzare magicamente il contesto con il soggetto. Gilden sembra aver appreso in pieno il mantra di un altro famosissimo autore della Magnum Photos, quel Robert Capa - cofondatore, con Cartier-Bresson, della stessa organizzazione nel 1947 - che diceva: «Se le tue fotografie non sono buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino».
Coi colori Gilden esalta tutto questo, generando opere che catturano lo sguardo nonostante labbra storte, occhi gonfi, trucco mal portato e segni del tempo mal celati. Quelli che possono sembrare dei difetti, dei dettagli, nelle immagini si trasformano nel tema centrale del racconto. Non rappresentano un inizio né tantomeno la fine.
Gilden cattura con un’immagine quel concetto tanto caro ad Orazio (65-8 a.C.) che nella sua Ars poetica descrive come ”in medias res”: scatti che non bloccano il tempo ma, al contrario, ci inducono a pensare quale sia il passato di quel volto e, soprattutto, quale potrebbe essere il suo futuro. Intervistato da Denis Curti, Gilden spiega così il modo in modo in cui sceglie i soggetti: «Le mie foto parlano di me. Se sono arrabbiato. Se sono triste. Cerco l’intensità negli occhi. Non tutte le fotografie che scatto sono meravigliose, nessuno fa sempre e solo foto meravigliose. Ma quando tutto si incastra, allora ho una foto che per me conta davvero». E ancora: «Non tutti vogliono essere fotografati, è vero. Ma una volta che scegli la fotografia come mezzo, e non fai male a nessuno, perché no? La mia fotografia è il mio modo di vedere la vita, e la vita è dura. È bella, ma non è gentile».
Fino al 12 luglio, la mostra si completa alla Pinacoteca Tosio Martinengo, dove sono esposte due immagini a sostituire due quadri di Raffaello - l’Angelo (1501) e il Cristo Redentore (1505-6) - attualmente in prestito al Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio per questa occasione il fotografo statunitense ha reinterpretato gli ideali rinascimentali, dando luogo a un cortocircuito visivo ed emotivo tra epoche e linguaggi. Chi sono gli angeli oggi? Che volto avrebbe il Cristo Redentore ai nostri giorni? I capelli di biondi un po’ mossi dal vento, uno sguardo frontale verso la camera sono parte della risposta, così come il lato umano del redentore (questa volta volutamente minuscolo) con l’oceano alle spalle. Non stupitevi se dopo aver visto le molte immagini di Gilden uscirete con più domande che risposte.
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