Golden Globes, Anderson vince
la sfida con Zhao e tra i premiati c’è anche il cartone sudcoreano “Demon Hunter”

I film premiati Quattro riconoscimenti per “Una battaglia dopo l’altra” e “Hamnet” è il miglior film drammatico. Un globo, dopo quattro anni di tentativi, anche a Chamelet

La notte dei Golden Globes 2025, andata in scena a Los Angeles, ha delineato con chiarezza i primi equilibri della stagione dei premi, accendendo ufficialmente la corsa agli Oscar 2026.

A dominare l’83a cerimonia è stato “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, che ha conquistato quattro riconoscimenti, imponendosi come miglior film musical o commedia e portando a casa anche i premi per la regia e la sceneggiatura, entrambi assegnati allo stesso cineasta, oltre al premio per la miglior attrice non protagonista a Teyana Taylor. Arrivato al gala con nove nomination, il film si è confermato uno dei titoli più solidi dell’anno (in Italia, invece, ha avuto riscontri non eccezionali). Interpretato da Leonardo DiCaprio nei panni di un rivoluzionario ormai invecchiato, costretto a tornare alla lotta per salvare la figlia da un potere corrotto e pervasivo, “Una battaglia dopo l’altra” ha convinto la giuria per la sua miscela di spettacolo, riflessione politica e scrittura d’autore. Un successo che lo pone in pole position nella lunga marcia verso gli Academy awards.

Il cartoon sudcoreano

Il rivale è sicuramente “Hamnet – Nel nome del figlio” di Chloé Zhao, premiato come miglior film drammatico. Il lungometraggio, che racconta la storia di Agnes, moglie di William Shakespeare, attraverso il lutto per la perdita del figlio, ha ottenuto anche il Golden Globe per la miglior attrice protagonista in un film drammatico grazie a Jessie Buckley. Due globi a testa sono andati anche per il cartoon sudcoreano “KPop Demon Hunters” ha vinto come miglior film animato e per la miglior canzone originale, “Golden”, mentre “L’agente segreto” di Kleber Mendonça Filho ha trionfato come miglior film non in lingua inglese e ha regalato a Wagner Moura il premio come miglior attore protagonista in un titolo drammatico. Doppio riconoscimento anche per “I peccatori” di Ryan Coogler, che si è aggiudicato il Golden Globe per la miglior colonna sonora firmata da Ludwig Göransson e quello per il miglior risultato al box office. Forte di incassi imponenti negli Stati Uniti e di una lunga tenuta nelle sale, il film era tra i favoriti della vigilia, ma ha trovato nei Globe una consacrazione tecnica.

Tra i premi individuali spiccano inoltre Timothée Chalamet, miglior attore protagonista in un film musical o commedia per “Marty Supreme”, Stellan Skarsgård, miglior non protagonista per “Sentimental value”, e Rose Byrne, miglior attrice protagonista nella stessa categoria per “If I had legs I’d kick you”.

Per Chalamet si tratta del primo Golden Globe dopo quattro candidature: «Mentirei se non dicessi che le sconfitte passate rendono questo momento ancora più dolce», ha commentato emozionato. Sul fronte televisivo, la serie britannica “Adolescence” è stata la più premiata della serata, con quattro globi: miglior miniserie o film tv, miglior attore protagonista a Stephen Graham, miglior attrice non protagonista a Erin Doherty e miglior attore non protagonista a Owen Cooper. Subito dietro “The pitt”, incoronata miglior serie drammatica e premiata anche per l’interpretazione di Noah Wyle, e “The studio”, miglior serie musical o commedia con Seth Rogen miglior attore.

Completano il palmarès Rhea Seehorn, finalmente premiata come miglior attrice in una serie drammatica per “Pluribus” dopo le clamorose esclusioni ai tempi di “Better call Saul”, Jean Smart, miglior attrice in una serie musical o commedia per “Hacks”, e Michelle Williams, miglior attrice in una miniserie o film tv per “Dying for sex”. Non è mancata una polemica per una nuova categoria che è stata istituita lo scorso anno.

È quella che assegna il premio per il miglior podcast. Le candidature sono state estratte da una lista dei 25 più ascoltati su piattaforme come Apple, Spotify e YouTube, “che abbiano avuto un impatto significativo sull’anno passato, premiando la creatività e l’influenza dei loro creatori, a livello mondiale”, aveva annunciato l’organizzazione. Il dibattito è sorto ancor prima che venissero comunicati i dati, e si è infiammato quando è stato reso noto che podcast di commentatori di estrema destra non erano stati presi in considerazione (perché non erano tra i più seguiti).

Alla fine è stato premiato “Good hang” della comica Amy Poehler, nella soddisfazione generale: passa alla storia dei Golden Globes per essere la prima a ricevere questo nuovo riconoscimento. Poehler, in passato, aveva condotto delle edizioni della kermesse assieme all’amica e collega Tina Fey. Quest’anno, invece, come era stato nel gennaio scorso, il compito è andato a Nikki Glaser che ha preso di mira DiCaprio per un tema ormai intramontabile: la giovane età della fidanzata di turno: “Lo so, è scontato, volevo evitarlo, ma... non sappiamo nient’altro di te!”.

E spazio all’attualità

George Clooney, «candidato per un film dove interpreta... George Clooney!»: dopo tanta pubblicità per la nota marca di caffè, il laghée più celebre del mondo si sente chiedere «Il mio espresso è un po’ troppo acquoso: è colpa della cialda? O forse del filtro?». Lui annuisce e lei risponde «Grazie, signore», in italiano.

Frecciata di attualità: premio al il Dipartimento della giustizia per il “miglior editing”, con evidente riferimento ai tagli e alle censure sul caso Epstein. E mentre negli Usa non si placano le manifestazioni di piazza, non è mancato, infine, un accenno di impegno civile sul tappeto rosso: Jean Smart e Mark Ruffalo hanno indossato una spilla con la scritta “Be Good”, in memoria di Renee Good, uccisa a Minneapolis da un agente dell’Ice. Un gesto discreto, ma incisivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA