Il Sanremo in ribasso omaggia Mogol
La kermesse Calo di ascolti confermato nella seconda serata, ma stasera c’è l’atteso appuntamento con le cover. Premio alla carriera per il paroliere, Ramazzotti festeggia i 40 anni dal successo di “E adesso tu”, Alicia Keys star internazionale
Il Festival di Saremo si apre, frettolosamente, con i suoi primi vincitori, quelli delle nuove proposte: a Nicolò Filippucci il primo premio assoluto, ad Angelica Bove il riconoscimento della critica intitolato a Mia Martini e quello della sala stampa dedicato a Lucio Dalla. Tanti applausi dall’Ariston per loro, ma chissà a casa in quanti li stavano guardando? La kermesse non sta convincendo, ma come insegnava Edgar Allan Poe, il modo migliore per nascondere qualcosa, è metterla in bella mostra.
Confronto
Così la crisi anche ieri è stata minimizzata da tutti in conferenza stampa, complice un lieve rialzo. I 9 milioni 53mila telespettatori, pari al 59.5% di share, hanno migliorato di poco il flop della prima, ma il confronto con lo scorso anno (11 milioni 800mila spettatori e 64.6% di share) è impietoso. Se poi ci si affanna a fingere che sia un trionfo realizzare il “quarto miglior risultato dal 1995” si capisce che c’è un certo nervosismo. La canora manifestazione, giunta alla 76a edizione, ha irrimediabilmente stufato?
Quest’anno la noia regna sovrana e solo gli stoici, i masochisti, gli estremi tradizionalisti oltre, naturalmente, a chi fa il FantaSanremo, resistono fino all’una di notte. Ieri la seconda metà delle troppe canzoni in gara: quindici, da Maria Antonietta & Colombre, che hanno cantato alle 21, fino a Sayf, salito sul palco ormai all’una meno venti, quando anche su Nuova York stavano calando le prime ombre della sera. Nel mezzo l’ormai consueto non spettacolo di un Carlo Conti sempre ingessatissimo e di una Laura Pausini che, si intuisce, vorrebbe fare di più, divertirsi e divertire, ma non ha la briglia sciolta.
Irina Shayk, coconduttora straniera, dipende dalla traduzione simultanea e l’effetto cringe è assicurato. Archiviato un Lillo costretto a ripeter gag vecchie anche di vent’anni, il comico di turno è l’imitatore Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann: è in prestito da Fazio e, semplicemente, in quel contesto, non fa ridere. Non ha fatto ridere neppure Vincenzo De Lucia che ha vestito i panni di un’altra Laura Pausini senza neppure essere annunciato, raggelando tutti.
Ieri un’intervista doppia tra l’originale e la copia, in stile “Le iene”, ha sancito la fine prematura di questa inutile gag. Sul versante ospiti, il primo è Mogol, che porta a casa il secondo premio alla carriera dopo quello assegnato a Leali. Si ascolta in anteprima “Vai Italia”, musicata da Oscar Prudente e l’inno realizzato per la candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’umanità per l’Unesco. Lo storico coro dell’Antoniano dello Zecchino d’oro accompagna Laura in una versione di “Heal the world” di Michael Jackson e se ne va sulle note di “44 gatti”, che si mangia tulle le canzoni in gara.
Ospite
Brividi per Alicia Keys, l’unica ospite canora internazionale che affianca Eros Ramazzotti che festeggia i 40 anni dalla vittoria con “Adesso tu”, ma con la collega americana canta “L’aurora”. Si ride davvero, ma per pochi minuti, con Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, perché sono lì unicamente per lanciare il film “Un bel giorno”. Nella battaglia impari tra sonno e veglia, ecco che, all’improvviso, poco prima di mezzanotte, fa capolino Belen Rodriguez, ospite a sorpresa di Samurai Jay. E chissà se sarà proprio la serata delle cover – perfettamente inutile, visto che non fanno media, ma in osservanza del Baudo Pippo, costantemente evocato, il Festival deve essere comunque di cinque serate – a fare impennare l’audience? A Cristina D’Avena, Brunori Sas, Gianluca Grignani, gli Stadio, Zarrillo, Fiorella Mannoia, perfino la “belva” Francesca Fagnani e le resuscitate Las Ketchup (“Aserejé”) il compito di risollevare questo asfittico Festival.
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