Kandinskij, l’Italia e quei legami lariani

Mostra Al Maga (Gallarate) tele che riassumono il percorso del pittore e le influenze reciproche con l’arte nostrana. Anche con il Gruppo Como: Rho, Radice, Badiali, Prina e Galli. Da questi contatti nascono i suoi universi pulviscolari

Il 24 aprile 1934 un piccolo ma vivacissimo spazio espositivo milanese, più una libreria che una vera e propria galleria d’arte, aprì le porte a quello che era a tutti gli effetti considerato il padre della pittura astratta, l’artista russo Vassilij Kandinskij.

La mostra, promossa tra l’altro da Alberto Sartoris, figura di spicco anche per il contesto artistico comasco, presentava quarantacinque acquerelli, trenta disegni datati tra il 1922 e il 1933 e sette libri. Pochi mesi dopo la chiusura di quella personale la stessa galleria ospitò la prima mostra di autori astratti italiani, Oreste Bogliardi, Gino Ghiringhelli e Mauro Reggiani, che sottoscrissero una dichiarazione considerata il manifesto dell’Astrattismo italiano. Frequentata da artisti come Lucio Fontana, Mauro Reggiani, Atanasio Soldati, Enrico Prampolini, Luigi Veronesi, Fausto Melotti, Bruno Munari, Mario Radice, Manlio Rho e artisti internazionali come Fernand Léger, Hans Arp, Pablo Picasso, la galleria del Milione diventò così all’inizio degli anni Trenta il centro propulsore della ricerca astratta in Italia.

Rigoroso e geometrizzante

È quindi inequivocabile il legame tra il pittore russo e la ricerca della pittura astratta italiana, ma le cose in realtà non sono così semplici.

Kandinskij, infatti, pur essendo riconosciuto fin dagli anni Trenta da tutti gli artisti che abbandonarono la figurazione per l’arte astratta come un grande maestro, era accolto con qualche distinguo, anche perché le anime stesse della ricerca di Kandinskij sono diverse. Non è infatti la pittura degli anni Dieci, intrisa di espressionismo e spiritualità, quella seguita dagli astratti italiani, quanto quella più rigorosa e geometrizzante realizzata dal pittore dalla metà degli anni Venti, influenzata dalle ricerche geometriche e più progettuali del Bauhaus.

Sono quelli, infatti, gli anni in cui la distinzione tra astrattismo lirico e geometrico e, subito dopo, tra astratto geometrico e concretismo, segnano vie diversificate della ricerca dell’astrazione. Questo affascinante percorso dell’arte moderna è tracciato dalla mostra Kandinskij e l’Italia, curata da Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella, al Museo MAGA di Gallarate, che si avvale di opere in gran parte provenienti dalla collezione del museo stesso e dalla Galleria d’Arte Moderna Ca’ Pesaro di Venezia.

Spinto da «necessità interiore»

Si comincia con le origini dell’astrazione con alcune opere che testimoniano la ricerca del periodo del Blaue Reiter (il gruppo del Cavaliere Azzurro) di Monaco quando Kandinskij lavora accanto, tra gli altri, a Paul Klee, Franz Marc e al musicista Arnold Shönberg. Dai primi dipinti di paesaggio, sintetici e vivacemente colorati, Kandinskij attorno al 1911 procede verso una pittura libera, un’arte autonoma le cui forme non sono dettate dalla visione del mondo, ma dall’esperienza del reale, da quella che gli definisce la «necessità interiore» dell’artista, che è all’origine della creazione artistica stessa.

Il focus delle opere di questo periodo in mostra è una serie di grafiche eccezionali dell’artista intitolate “Piccoli mondi” e la grande composizione “Zig zag bianchi” (1922), in cui le forme si organizzano sulla superficie definendo, appunto, universi pulviscolari, vivaci e dinamici che nascono dall’immaginazione, proprio come avviene durante l’ascolto della musica, fonte imprescindibile dell’immaginario di Kandinskij.

Opere significative di Paul Klee, Hans Arp, Alexander Calder (con la bellissima scultura aerea “Gong rossi gialli e blu”, 1951), Joan Mirò, Antoni Tàpies sono collocate in questa prima sezione della mostra, che illustra le ricerche di grandi artisti che negli stessi anni abbandonarono la figurazione, mentre nella sezione dedicata agli anni Trenta in Italia, sono esposte opere significative dei protagonisti della galleria del Milione, con una bella selezione di opere di Lucio Fontana, e dell’ambiente artistico comasco, rappresentato da dipinti di Manlio Rho, Mario Radice, Carla Badiali, Carla Prina e Aldo Galli.

La lettura delle ricerche astratte si estende poi agli anni Quaranta e Cinquanta e al dibattito tra astratto e concreto, rappresentato dai gruppi artistici del M.A.C. (Movimento Arte Concreta), con opere, tra gli altri, di Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari, e del gruppo Forma, quando il pensiero dell’artista russo continua a esercitare una profonda influenza anche nell’ambito di quelle ricerche dell’astrazione che si svincolano del tutto dall’esperienza emotiva.

Arte, estetica o politica?

Così Da Gianni Bertini a Nino Di Salvatore, da Piero Dorazio a Carla Accardi, fino a Emilio Vedova l’astrazione kandinskiana confluisce nel dibattito tra chi sosteneva l’arte una dimensione puramente estetica e chi, invece, come gli artisti di Forma 1, la riteneva necessariamente implicata nelle problematiche sociali e politiche, anche, appunto, sul versante dell’astratto. Nell’astrazione quindi non si cercava più la dimensione spirituale e intimista di Kandinskiij, ma un terreno di libertà intellettuale.

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