Lario culla dell’arte, viaggio in cento opere
Mostra Al Museo del Paesaggio di Tremezzina un racconto per immagini e parole dei grandi autori sul Lago di Como. Esposti dipinti, stampe, manifesti, libri e cartoline illustrate, ma anche le prime foto. Valorizzate collezioni storiche
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«Immaginate una striscia di terra di un verde brillante, costellata di castelli e di villaggi isolati, che separa due rami di lago dalle acque azzurre e limpide; le cime dei monti, quasi sempre coperte di neve, si profilano sul cielo con una purezza che dà all’anima una sensazione di pace e di sublime». Con queste parole Stendhal ne “La Certosa di Parma” descriveva il lago di Como. Ma lo scrittore francese non è l’unico viaggiatore celebre che nell’Ottocento si è soffermato a decantare le bellezze del Lario. Anche il pittore William Turner, come si può vedere nella mostra “Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano” al Broletto a Como, ha trovato proprio sulle acque del nostro lago la luce mediterranea che invade i suoi dipinti e acquerelli, Mary Shelley ha riscritto “Frankenstein e” William Fox Talbot ha inventato la tecnica fotografica della calotipia.
Nella mostra “Viaggi d’autore sul lago di Como” al Museo del Paesaggio di Tremezzina, Pietro Berra, che ne è il curatore, racconta come questi e molti altri celebri scrittori, artisti, fotografi abbiano scelto di soffermarsi lungo le sponde del lago seguendo le tracce del Grand Tour: da Angelika Kauffmann a Marianne Colston e Fanny Mendelssohn, da Franz Liszt e Marie d’Agoult a George Sand, da Hermann Hesse a Franz Kafka.
Epoca di grande cambiamento
Grazie alla rivoluzione dei trasporti, quello che fino all’inizio del Settecento, dall’Europa centrale verso l’Italia, costituiva un viaggio riservato a pochi intrepidi viaggiatori, diventa nel corso dell’Ottocento sempre più accessibile. Senza, tuttavia, perdere quel fascino avventuroso che spingeva pittori, scrittori e uomini di cultura del Romanticismo a cercare luoghi evocativi: paesaggi in cui cogliere momenti di pura “sospensione”, in cui ritrovare se stessi.
Le splendide ville che costeggiano il lago, le scoscese montagne che precipitano sulle sponde ad accarezzare le sue acque attraversate dai battelli a vapore e i piccoli villaggi di pescatori diventano nei dipinti, nelle illustrazioni e nelle parole dei romanzi gli scenari di storie e vite meravigliose. Allo stesso tempo però quelle stesse mete sono anche per la prima volta luoghi di attrazione turistica. A favorire i viaggiatori sono le nuove strade dello Spluga e dello Stelvio, che sostituiscono il vecchio corriere postale di Lindau, i battelli che, da 200 anni esatti, permettono di raggiungere più facilmente le località impervie dell’alto lago incentivano l’apertura di hotel di lusso destinati ad accogliere turisti provenienti da tutte le parti d’Europa e poi, in piena Belle Époque, i treni che attraversano le montagne nei trafori del Sempione o del Gottardo. In alcune stampe e dipinti esposti nella mostra, oltre a questi paesaggi, si osservano i nuovi sentieri lastricati che incentivano le passeggiate dei signori eleganti da Como verso Brunate e le strade carrozzabili accanto alle rive del lago, fino a quel momento raggiungibili solo via acqua.
Nella cartella di stampe “Il Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como” di Carolina e Federico Lose (1818) si scorge l’Albergo dell’Angelo, prospiciente il vecchio porto della città di Como, che diventa meta ideale per questi nuovi viaggiatori in cerca di pace e di bellezza, di autenticità e armonia. Raccolte di stampe e descrizioni presenti in questa e altre pubblicazioni diffondono la moda del “viaggio pittoresco” attraverso i laghi lombardi, cui è dedicato un video in mostra. Due quadri che raffigurano l’“Isola san Giovanni” (la Comacina) e “Villa Menaggio di Como”, ora conservati in un museo del Massachussets, sono stati dipinti nella prima metà dell’800 da Sophia Amelia Peabody per il marito, lo scrittore Nathaniel Hawthorne, proprio leggendo una di queste pubblicazioni: il “Voyage pittoresque au Lac de Côme” (1822) di Jakob Wetzel. In mostra si trovano le stampe originali di Wetzel e due dipinti di grandi dimensioni da esse ricavati per arredare il piroscafo “Patria”, a conferma del successo di queste cedute nel lungo periodo.
Viaggiatrici
Sophia Peabody non era mai stata a Como, ma vi sono anche donne viaggiatrici che hanno raggiunto il Lario, come la pittrice Angelica Kauffmann e la musicista Fanny Mendelssohn, che descrive in una lettera alla madre il 30 settembre 1839 la “bellezza commovente” di Varenna. Alcune di loro sceglieranno proprio il lago come residenza stabile. Le ville storiche acquistate a Blevio dalla cantante lirica Giuditta Pasta e dalla ballerina Maria Taglioni erano segnalate persino da Flaubert nel suo diario di viaggio ed erano, ai tempi, ricercate dai turisti proprio come oggi si cerca la villa di Clooney a Laglio. Donna è anche la fotografa Frances Benjamin Johnston, una delle prime fotografe professioniste americane, che ha immortalato i luoghi, ma soprattutto la popolazione locale. Una sezione della mostra è dedicata proprio alle prime immagini fotografiche del lago. L’inventore della fotografia William Henry Fox Talbot, del resto, racconta come l’invenzione del metodo fotografico negativo positivo sia nata proprio durante la sua luna di miele a Bellagio, mentre realizzava schizzi servendosi della Camera Lucida di Wollaston. La sua storia, come quella di tutti i personaggi che hanno lasciato traccia del territorio lariano nelle loro opere, sono al centro di questa mostra che incuriosisce e affascina, valorizzando anche collezioni storiche che fanno parte del nostro patrimonio culturale.
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