L’etica del viandante salverà il pianeta?

La conferenza La lezione di filosofia di Umberto Galimberti alla Tessitura srl di Figino ha attratto 500 comaschi

Figino Serenza

Cinquecento persone lo hanno ascoltato per un’ora mentre intrecciava le contraddizioni della tecnologia al destino dell’umanità: è l’effetto che Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, tra i più noti intellettuali sul panorama nazionale, a 83 anni e con decine di opere pubblicate in ambito sia accademico che di divulgazione, continua ad avere sul pubblico.

Un’epoca senza scopo

Martedì sera negli spazi de La Tessitura a Figino, il filosofo, partendo da “L’etica del viandante”, libro pubblicato nel 2023 ma che costituisce un punto d’arrivo fondamentale del suo pensiero, ha tracciato un quadro del nostro tempo che non brilla certo per ottimismo. Per Galimberti, il nostro è un tempo segnato dal nichilismo per effetto del trionfo, da tempo innegabile, della tecnica «che non è, come si sarebbe portati a pensare un mezzo, bensì un mondo».

E questo perché la tecnica ha cambiato tutto. A partire dall’idea stessa di tempo - non più ciclico come lo pensavano gli antichi greci, né escatologico come lo intende il cristianesimo - dato che la tecnica non distingue tra la ricerca (il presente) e il progresso (il futuro), perché ogni istante è mezzo necessario a raggiungere uno scopo successivo che sarà a sua volta mezzo per un altro scopo e così via. All’infinito, senza senso. Ed è l’assenza di senso che per Galimberti - che ha citato il pensiero di Nietzsche, di Hegel e di Heidegger - si trova in ogni aspetto delle nostre vite. «Come i modelli dell’iPhone - ha detto - Perché ce ne sono di nuovi continuamente? Non esiste un vero scopo e allo stesso tempo nessuno di noi compra più il Motorola degli anni Ottanta. La tecnica ci ha già buttati fuori dalla Storia: non esistono passato, presente e futuro».

Ma la tecnica per Galimberti è anche sociologia: lo dimostrano quei genitori che riflettono se acquistare o meno i cellulari per i propri figli preadolescenti. Vietarglieli, d’altra parte, significa tagliarli fuori dalla socialità. Po la tecnica si è mangiata anche la politica, che ha smesso di essere l’arte suprema che persegue la giustizia e il bene comune, come l’aveva intesa Platone: «I politici non fanno più niente - ha detto Galimberti - Vanno in tv e basta. E infatti Meloni, lo scorso autunno, ha fatto una finanziaria che avrebbe potuto fare Draghi: la politica non conta più».

I primi a percepire il vuoto di questo tempo per il filosofo sono i giovani (non pochi quelli presenti a Figino, nel pubblico): «Non vedono un futuro, provano ad anestetizzarsi, ma non basta. E ora che conta solo ciò che è utile nemmeno la cultura li aiuta. I giovani studiano filosofia per scoprire che non c’è possibilità di insegnarla a scuola... questo è il nichilismo, l’assenza di prospettive, l’assenza di senso».

Cosa (e come) si può salvare?

In un’epoca così descritta, allora, sembra che poco resti da fare. Soprattutto se, come sostiene Galimberti, «l’etica non può far altro che implorare la tecnica di non fare ciò che la tecnica può fare: non abbiamo ancora clonato l’uomo solo perché farlo ancora non è conveniente, non è utile». Una risposta, però, il filosofo la offre spiegando cosa sia per lui l’etica del viandante «che non è anarchia, non è erranza, ma la consapevolezza che la Terra non è al centro dell’universo».

Un’etica paritaria che riposiziona l’uomo come comparsa nella catena dell’essere, tra le tante forme di vita nate sulla Terra. E anche un ritorno al biocentrismo che sappia rimettere al centro la vita e il pianeta. «Serve un’etica cosmopolita, che superi anche il concetto di Stato, il concetto del nemico oltre il confine - ha concluso riferendosi al pensiero di San Francesco - La sua è una logica di fraternità che ci porta a sentirci abitanti della Terra, unica vera patria. Perché farlo? Perché salvare la Terra è nell’interesse di tutti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA