Miniartextil e l’armonia primordiale

Fiber art “Denudare Feminas Vestis” spinge la mostra comasca verso una ricerca sul corpo femminile. La citazione tratta da Plinio il Vecchio apre un’esplorazione che avvicina la bellezza ai cicli della natura

È in grado, l’arte, di cambiare il mondo? Utilizzando uno spunto raccolto tra le righe di uno dei testi introduttivi al catalogo della mostra “Denudare Feminas Vestis”, curata da Clarita Di Giovanni e Sergio Gaddi, potremmo affermare che se anche l’arte non può cambiare il mondo, certo lo può fare nella sua percezione e nella lettura di ciò che in esso avviene, sia a livello sociale, sia individuale. Così anche quest’anno, pur in un’edizione circoscritta almeno spazialmente, in San Pietro in Atrio, a Como, Miniartextil si presenta al pubblico come un momento prezioso di riflessione sulla bellezza e sulle potenzialità dell’arte di offrire chiavi di lettura del mondo.

Forse più che nelle ultime edizioni della mostra, giunta al suo trentaduesimo appuntamento, grazie all’iniziativa dell’associazione Arte&Arte fondata da Mimmo Totaro e Nazzarena Bortolaso (a lei la mostra è dedicata), l’installazione complessiva ha l’aspetto di una “wunderkammer”, con al centro, come la perla nel suo scrigno, i piccoli manufatti artistici, che rendono unica nel suo genere l’esposizione nell’ambito della fiber art.

Interpretazioni

Arte, quest’ultima, che pone al centro il tema del tessile, sia nell’uso di fibre tessili, sia nell’interpretazione più ampia di trama e ordito nella lavorazione di materiali vari. Come, ad esempio, per entrare nel merito delle opere esposte, avviene negli arazzi dell’artista zimbabwese Moffat Takadiva, realizzati con una minuziosa lavorazione a intreccio di veri e propri oggetti di scarto: spazzolini da denti, tappi, provette per il vaccino anti Covid (“The red line”, 2022) o tasti del computer “(Black circle”, 2023). Opere che, come ben si può intuire, non solo rivisitano le tecniche tradizionali dei tessuti africani, ma riflettono anche temi estremamente attuali e urgenti, quali la pandemia e il problema degli scarti della società capitalistica, che rendono il sud del mondo una grande e drammatica discarica.

Ma il tema principale della mostra, o meglio, forse, l’occasione, è in realtà un altro, quello comune a tutto l’anno culturale comasco: le celebrazioni del bimillenario della nascita di Plinio il Vecchio. Dalla sua “Naturalis Historia” è tratta la frase che dà il titolo alla mostra e il tema a cui si sono ispirati gli artisti del concorso dei minitessili: “Denudare Feminas Vestis”, appunto. La frase è in Plinio nella descrizione della scoperta della lavorazione della seta da parte di una donna dell’isola di Cos, Panfile, per realizzare abiti morbidi e leggeri, che, avvolgendo e assecondando le curve del corpo femminile, mentre lo vestivano, allo stesso tempo ne esaltavano la nudità.

Proprio come, secoli dopo, Goya avrebbe dipinto il corpo provocante della sua “Maya Vestida” avvolto in morbide vesti bianche che la rendono molto più seducente della più sfacciata “Maya Desnuda”.

Dialogo

La seta, appunto, addirittura i bozzoli, e la donna più in generale, è quindi il tema ricorrente delle sculture in miniatura, dove emerge anche il legame con la natura nel dialogo poetico e antropologico tra il corpo, la pelle e i tessuti che lo avvolgono. Si potrebbe citare solo qualche titolo per comprendere come tali aspetti siano nelle opere in piena armonia con le parole di Plinio, che, da scienziato, nei suoi scritti valorizzava proprio il rapporto essere umano e natura: “Il velo da sposa” di Chiara Aldeghi, “Il peso dei suoi occhi” di Jorgelina Alesandrelli, “La sirena veste” di Antonio Bernardo, “La veste della regina di cuori” di Silvia Cibaldi, “La pelle che abito” di Marzia Devoto, “Toccami” di GuerraepaolO, “Foglia di Eva” di Beatrice Lot o “La natura di Eva” di Alice Torella Stzegedi.

Tra le opere di più grandi dimensioni, invece, la figura femminile affiora nell’installazione di Medat Shafik, un’opera dedicata al famoso dipinto “L’Origine del mondo” di Gustave Courbet e nella scultura cinetica di Alessandro Lupi, scultura che magnetizza lo sguardo visualizzando tra i fili il profilo di un corpo. Le silhouettes femminili si svelano nel “BACOBOSCO” di Antonella De Nisco, ispirato all’opera minuziosa dei bachi da seta mentre costruiscono i bozzoli tra gli arbusti, mentre una moderna Venere danza sulle acque del lago vestita di seta rossa nell’opera fotografica “Fluctus “di Donatella Simonetti. In tutte queste opere emerge l’armonia primordiale del corpo femminile, così intimamente legato ai cicli della natura.

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