Morrissey è un pezzo di storia del rock: quest’estate suonerà al Lake sound park

L’annuncio Il 19 luglio l’ex leader degli Smiths sarà sul palco di Villa Erba. La rinascita con il nuovo album e il concerto sold out il mese scorso a Milano

Como

Morrissey brucia tutti, anche i promoter, comunicando all’improvviso nuove tappe italiane del suo tour, e una sarà a Cernobbio. L’ex frontman degli Smiths si esibirà al Lake Sound Park il prossimo 19 luglio. I biglietti saranno disponibili su Ticketone.

Questo nuovo giro di concerti segue la pubblicazione del suo ultimo disco. È stato un ritorno sofferto, quello dell’artista, che negli ultimi anni ha realizzato, ma non pubblicato almeno due album, “Bonfire of teenagers” e “Without music the world dies”. E questo “Make up is a lie” sarebbe una permutazione del secondo, sul quale l’artista ha continuato a lavorare nel tempo, cambiando canzoni, sostituendo versioni, scegliendo un nuovo titolo fino ad arrivare a questa raccolta che schiera dodici brani (quattordici nell’edizione deluxe”), due dei quali composti, per la prima volta, in assenza di collaboratori per la parte musicale, gli altri scritti con partner vecchi e nuovi (Alain Whyte, Gustavo Manzur, Jesse Tobias, Camila Grey) dando l’idea di canzoni dalla lunga gestazione e ripescate dal passato.

Letteralmente ripresa dagli anni Settanta è “Amazona”, da “Stranded”, lo storico terzo album dei Roxy Music, idoli di gioventù del cantante, sulle scene da più di quarant’anni, da quando infiammava i cuori con “This charming man”, “Hand in glove” e tutti gli altri successi della vecchia band che non ha mai voluto ricostituire. Oggi resta una figura importante, controversa e, per alcuni, inavvicinabile. Solo negli ultimi dieci anni, più che per la musica, si è distinto per le posizioni politiche, per il sostegno a movimenti anti – immigrazione, per le dichiarazioni su razza e identità nazionale, le critiche all’Islam e alla macellazione halal (resta sempre l’autore di “Meat is murder”), per gli attacchi ai media, alla “cancel culture” , a Wikipedia, per le posizioni anti-woke.

Oltre le polemiche

Tutte queste prese di posizione hanno, progressivamente, trasformato l’immagine pubblica dell’artista, facendo sì che la sua figura venga spesso discussa più per le polemiche suscitate che per l’eredità musicale. L’anno scorso alcuni concerti negli Stati Uniti sono stati cancellati dopo minacce di morte e anche il suo pubblico sembrava avergli voltato le spalle. Non così la sua vecchia etichetta, a quanto pare: dopo un lungo peregrinare per pubblicare le sue nuove registrazioni, è tornato alla Sire che pubblicò il suo primo lavoro solistico, “Viva hate”, e i successivi fino a “Vauxhall and I”. Forse il segreto sta tutto nel separare l’artista dal “grumpy old man” che sembra essere diventato. È Morrissey 2026: prendere o lasciare.

Dal vivo resta un trascinatore e un grande performer, che gioca con la sua immagine, che stuzzica il suo pubblico, che lo irrita anche, ma i fan sono disposti a tutto per lui e quando infila in scaletta vecchie perle come “There is a light that never goes out” il pubblico semplicemente esplode (e ascoltare una moltitudine che intona “Se un bus a due piani si scontrasse contro di noi, morire al tuo fianco sarebbe un modo celestiale di morire” fa sempre un certo effetto.

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