«Porto ai miei coetanei le canzoni del Boss»
L’intervista Tommaso imperiali, cantautore comasco classe 1999, domani sera al Teatro Sociale con la sua band per una serata dedicata a Bruce Springsteen
Dopo un’anteprima di grande successo, la rassegna Tsc Club del Teatro Sociale di Como si aprirà questa sera con un sold out: Tommaso Imperiali, cantautore comasco classe 1999, già frontman dei Five Quarters, sarà protagonista domani alle 20.30 con “Inni generazionali: le canzoni di Bruce Springsteen”. Un’occasione cucita su misura in cui il giovane talento lariano, che ha intrapreso una carriera da solista ricca di soddisfazioni, intreccerà i suoi brani originali con una selezione di pezzi del Boss, per raccontare il mito ai suoi coetanei.
Un concerto da “tutto esaurito” con giorni di anticipo. Che effetto ti fa?
Sono contentissimo e ancora non ci credo, onestamente. Speravo andasse bene perché tenevo molto a questa serata, ma ha superato ogni aspettativa. Questo è un progetto su cui lavoriamo da quasi un anno, costruito come data unica, una performance pensata esclusivamente per il Tsc Club, una formula che non abbiamo mai fatto e forse non rifaremo, ma mai dire mai, anche se il suo senso pieno lo trova qui.
Come sarà strutturato il concerto?
Proporremo un repertorio che includerà alcune canzoni mie e le nostre rivisitazioni di diversi brani di Springsteen, in un’alternanza dinamica che speriamo piaccia al pubblico.
Parli al plurale. Chi ci sarà con te?
Inizieremo in trio: io, Daketo alla chitarra e voce e Federico Gemignani al pianoforte. Poi, nel corso della serata, alcuni membri dei Five Quarters si uniranno per un finale quasi al completo.
Perché raccontare Springsteen alle nuove generazioni?
Per me e per i ragazzi della band gli “inni generazionali” sono le canzoni di Springsteen, o di Dylan, o in Italia di Guccini e De Gregori. Ma sono inni di una, due, tre generazioni fa. Volevo ragionare sul fatto che spesso prendiamo in prestito gli inni dei nostri genitori o nonni, invece di attingere a quelli più vicino a noi.
I tuoi compagni di palco come vivono questa data?
Sono molto carichi. Daketo era uno Springsteeniano moderato: l’ho portato a un concerto quest’estate e si è convertito definitivamente. Gli altri, invece, lo seguono da sempre.
Il sold out è più merito di Springsteen o di Tommaso Imperiali?
Non lo so, e in realtà lo chiederò al pubblico: quanti sono qui per Springsteen e quanti per noi? La controprova sarebbe capire quanti ad un concerto di Springsteen potrebbero essere lì per vedere me tra il pubblico (ride).
Visto che sarà “data unica”, avete pensato di registrare il concerto?
Assolutamente sì, lo registreremo. Se verrà bene, ne faremo di sicuro qualcosa.
Ora stai anche lavorando ad un nuovo disco. Qualche anticipazione?
Sì, sarà un full album, perché sono “da vecchia scuola”, uscirà prima dell’estate e si chiamerà “Inni generazionali”, proprio come la serata. Sarà composto in gran parte dai singoli usciti nell’ultimo anno con l’etichetta AltaVibe Music, come “Raccogli”, rilasciato il 21 gennaio».
A quali altri progetti stai lavorando?
Con l’associazione culturale e teatrale Dimore Creative Ets di Lomazzo sto portando in tour “Concerto per uno sconosciuto”, spettacolo vincitore del Premio Scenario 2025 scritto e recitato da Pietro Cerchiello. Abbiamo debuttato a Roma a gennaio e ci aspettano molte date. Continuo anche a collaborare con Officina Roversi di Bologna, una realtà dedicata a Roberto Roversi che valorizza parola d’autore, poesia e cantautorato con rassegne ed eventi.
E l’esperienza di “Cover Me”, il contest dedicato alle migliori interpretazioni dei brani del Boss?
Ci ha dato moltissimo. Se arriviamo al Sociale con un sold out, io e Daketo lo dobbiamo anche alla vittoria del 2023 con la nostra versione di “The Wrestler” e all’attenzione che ci ha portato nel mondo degli appassionati di Springsteen.
Un sold out nella settimana di Sanremo. Vale doppio?
Assolutamente. È bello che la gente scelga di venire a teatro invece che guardare la serata cover. È un segno di fiducia verso la musica dal vivo e verso di noi. Non vediamo l’ora di salire sul palco.
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