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Martedì 27 Gennaio 2026
Sette splendidi (brani) settantenni
I consigli I suggerimenti di musica di questa settimana partono dai 70 anni di una canzone che rese Elvis Presley il “re” e sono tutte canzoni della stessa età ma che ancora meritano la nostra attenzione
Como
Nel 2026 “Heartbreak hotel”, la canzone tristissima che racconta la storia di un uomo morto suicida e che fece innamorare in maniera definitiva moltissimi (e soprattutto moltissime) di Elvis Presley, compie settant’anni. E per l’occasione i sette suggerimenti di brani da ascoltare questa settimana sono canzoni altrettanto “anziane”.
Basta cliccare su ogni titolo per ascoltarlo.
Blue Suede Shoes di Carl Perkins (Sun Records)
Eccellente chitarrista, buon cantante e grande autore, Perkins scrisse questo rock modaiolo in cui la ragazza può fare di tutto, tranne pestare le scamosciate blu al cantante. Vittima di un incidente, era in un letto d’ospedale quando vide Elvis cantare in tv la sua canzone. Se se la prese, fu per un breve periodo, fino a quando non gli arrivarono i diritti d’autore. E chissà quanto ha guadagnato quando un gruppo di fan di Liverpool decisero di incidere alcuni suoi brani...
Blueberry Hill di Fats Domino (Imperial)
Con un fisico colossale, sottolineato dall’impietoso soprannome “Fats”, Antoine Domino non era esattamente un modello per i rocker, ma la sua impetuosità al pianoforte e la sua possente voce baritonale conquistavano andando oltre alle apparenze. A questo brano clamoroso ne seguirono tanti altri, “Ain’t that a shame”, su tutti. Nel 1949 aveva anticipato tutti con l’autobiografica “The fat man”, il primo singolo rock a superare il milione di copie vendute.
Cosa vuol dire “Be-bop-a-lula”? È una frase tanto significativa quanto “A wop bop a loo bop a lop bam boom” e altri nonsense di cui il primo rock’n’roll è strapieno. Ma che importa? Vincent, con i pantaloni di pelle lucida e i capelli imbrillantinati (è il modello del Danny Zuko di “Grease” che è il modello del Fonzie di “Happy days”) incarnava lo spirito più ribelle e selvaggio della nuova musica. Ebbe vita sfortunata e se ne andò a soli 36 anni, ma non è mai stato dimenticato.
I walk the line di Johnny Cash - Tennessee Two (Sun Records)
Prima di diventare “the man in black”, simbolo del country moderno e fuorilegge, il giovane Johnny Cash ci provava con il rock e, per il discografico della Sun, Sam Phillips, aveva le carte in regola per prendere il posto di Elvis in scuderia. Questo classico possiede tutte le caratteristiche del suo stile: l’uso della voce che cerca i toni più bassi, il ritmo “boom chicka boom”, le tematiche struggenti dell’uomo che cerca di rigare dritto anche se si capisce che non sarà per sempre.
Se può esistere un inno internazionale del rock, dovrebbe essere questo. Non è celebre come “Johnny B. Goode”, ma il testo, che invita a il caro vecchio Ludovico Van a farsi da parte, e di avvisare anche Čajkovskij, è un classico dei classici, uno dei primi casi in cui un genere musicale celebra se stesso. Merito di Chuck Berry, il primo vero poeta del rock’n’roll. Nella versione dell’Electric Light Orchestra l’incipit della Quinta sinfonia sfocia nel caratteristico riff.
Long tall Sally di Little Richard (Specialty)
L’autore di “Tutti frutti” si distingueva per la voce potentissima e acutissima, in grado di controllare grida e falsetto al punto che, anni dopo, Paul McCartney gli chiese espressamente lezioni in merito. La trascinante parabola di “Sally la stangona” (ehm...) sarebbe diventata un cavallo di battaglia per i Fab 4 già dai tempi di Amburgo. Per il piccolo Richard Penniman non era altro che un ennesimo successo di un cammino che fu lui stesso ad arrestare dopo il ritorno alla chiesa.
Crazy arms di Jerry Lee Lewis (Sun Records)
Notevolissimo esordio, peraltro pochissimo rock e più country, di una futura star, arrivato proprio nel dicembre del 1956. Jerry Lee era un altro selvaggio, che fece scandalo negli anni successivi. Qui piace ricordare che durante le sue prime session alla Sun, Elvis passò in visita. C’era anche Carl Perkins, qualcuno chiamò Johnny Cash e nacque il mito del Million Dollar Quartet, durato solo lo spazio di quel momento.
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