«Don Roberto, lieto servo dello Spirito»
Il ricordo La vita di don Malgesini, ucciso sei anni fa. E un canto composto nel 1997 dall’allora don Oscar Cantoni
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«Pronti, muovete incontro ai fratelli: cammino arduo s’apre per voi». Ci sono testi che, letti a posteriori, acquistano un significato ancor più profondo. E forse pure più vero. È il caso del canto con il quale, da ormai trent’anni a questa parte, si aprono le ordinazioni dei nuovi diaconi della Diocesi di Como.
Volle spezzare il «Pane di vita» fino all’ultimo istante della sua esistenza
Un testo molto denso, accompagnato da una stupenda melodia di monsignor Felice Rainoldi che valorizza ogni singola parola scritta dall’allora don Oscar Cantoni, oggi cardinale e vescovo della Chiesa lariana, all’epoca padre spirituale del Seminario vescovile e responsabile del Centro diocesano vocazioni.
Il canto “Lieti servi dello Spirito” fu eseguito per la prima volta il 6 settembre del 1997 nella chiesa del Sacro Cuore di Sondrio, in occasione dell’ordinazione diaconale dei giovani che sarebbero diventati sacerdoti nel giugno dell’anno successivo. Tra loro, c’era anche Roberto Malgesini, un vero – e lieto – servo dello Spirito fino al dono totale della propria vita.
«Viva immagine di Cristo, forte amico di Dio Padre»
La ricorrenza
Sei anni fa come oggi il suo «cammino arduo» su questa terra trovava anzitempo il compimento: era il 15 settembre del 2020, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Addolorata, tradizionalmente raffigurata con il cuore trafitto dalle spade, quando non una spada, ma un coltello lo colpì a morte. Proprio mentre era intento, come ogni mattina, a chinarsi su chi aveva più bisogno, a fasciarne le ferite e a consolarne i dolori e le fatiche.
«La Chiesa di Cristo con fedeltà servite: a tutti ridite l’eterna Parola». Il canto composto dal vescovo Oscar per i diaconi del 1997 prosegue così. E, a ben vedere, don Roberto nel suo – pur breve – ministero sacerdotale, ha sempre servito con fedeltà la Chiesa. Da Socco e Bulgorello, dove fu inviato da diacono, fino alle comunità di Gravedona e a Lipomo, dove tra il 1998 e il 2008 visse in qualità di vicario parrocchiale.
Ma forse, ancor meglio, la sua adesione piena e totale alla Chiesa di Cristo fu evidente da quando, in accordo con l’allora vescovo Diego Coletti, diede avvio al suo «apostolato fra le povertà» di Como, per menzionare le note biografiche ufficiali divulgate nei mesi scorsi dalla curia, nel momento in cui si è aperta l’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione.
Già, non agì mai da battitore libero: ciò che fece in vita – un ministero agli occhi dei più differente da quello di un normale parroco, con ogni probabilità – trovò sempre l’approvazione e il benestare dei superiori diocesani.
Il cardinale Cantoni non ha mai nascosto il grande rapporto di stima e amicizia che aveva con don Roberto: un legame di paternità e figliolanza che contribuì a rafforzare la missione del sacerdote, entrato in contatto negli anni con molte realtà caritatevoli di mezza Italia, dalla Casa della Carità di Milano alla Comunità di Sant’Egidio di Roma, oltre alla Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi.
I segni del Regno
«Dei segni del Regno la verità mostrate: a tutti portate il Pane di vita», recita la seconda strofa del canto. Più ci si addentra nel testo, più si riesce a scovare una sorta di “profezia”: queste parole descrivono pienamente il ministero di don Malgesini, che ha vissuto davvero per mostrare a tutti che, in fondo, il Regno di Dio è già qui.
Che nemmeno nelle situazioni peggiori – tossicodipendenza e prostituzione, per fare due esempi – la speranza viene meno: per tutti, sì, per tutti, c’è sempre la possibilità di rialzarsi e ripartire, sorretti da quel «Pane di vita» che, ogni giorno, don Roberto ha spezzato nella celebrazione eucaristica, ha adorato in ginocchio, ai piedi dell’altare, ma soprattutto nel servizio ai poveri, carne viva del Signore.
Il testo di Cantoni si chiude così, con l’ultima strofa e – quindi – con un ultimo appello: «Le membra di Cristo con umiltà nutrite: ai poveri offrite le fibre del cuore». Le mani del don hanno sempre avuto nutrimento per il corpo, ma soprattutto per lo spirito. Per tutti, ricchi e poveri, sani e ammalati. Una missione che diventa esistenza.
E allora sì che si capisce l’esortazione che risuona, ancora oggi, nel ritornello all’inizio di ogni ordinazione diaconale: «Rallegratevi! Gioite! Lieti servi dello Spirito, vive immagini di Cristo, forti amici di Dio Padre: rallegratevi ed esultate». Una gioia di cui don Roberto, ancora adesso dal cielo, è vero testimone.
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