Mai più da soli: un progetto per la Terza età

Como “Tessere relazioni di cura” si rivolge agli anziani. L’obiettivo: ridurre e contrastare l’isolamento sociale

La solitudine è la condizione più dura da sopportare per l’essere umano. Nei casi più estremi sfocia in episodi tragici, come la morte in casa nella totale indifferenza. Proprio per ridurre e contrastare l’isolamento sociale e per stare vicino a chi, per motivi contingenti di salute o di necessità si trova privo di supporto, è nato il progetto “Tessere relazioni di cura” rivolto agli anziani residenti nelle zone di Camerlata e Rebbio. Finanziato da Fondazione Cariplo e avviato nel settembre 2023, si sviluppa con diversi interventi, dagli incontri sulla ginnastica mentale per la prevenzione dell’invecchiamento cerebrale alla consulenza di medici e psicologi, dagli eventi di socializzazione all’assistenza “sul campo” con due tutor di quartiere che visitano a domicilio. Senza dimenticare lo sportello di ascolto aperto tutti i venerdì all’associazione Asylum di Camerlata (info: 031.715310; tessererelazionicamerlata@ gmail. com).

«Fondazione Cariplo ha proposto questo bando di finanziamento triennale non solo per creare servizi e attività destinati agli anziani, ma anche per sollecitare il coinvolgimento diretto della comunità», spiega Beatrice Ricci della cooperativa “Progetto sociale”, realizzatrice dell’intervento insieme alle associazioni Asylum e Anteas dei Laghi.

«Siamo partiti con un’analisi di contesto dei quartieri - spiega Beatrice - quello di Camerlata, per parafrasare il celebre film, “non è un quartiere per vecchi”: è trafficato e rumoroso, gli anziani escono poco di casa, c’è un rischio elevato per la velocità delle auto e pochissimi spazi verdi. Le occasioni di incontro sociale e aggregativo si sono ridotte, i piccoli negozi sono scomparsi. Don Saverio Xeres della parrocchia di Santa Brigida, ci ha segnalato situazioni di sofferenza per l’isolamento e di difficoltà di accesso ai servizi. Da qui la decisione di focalizzare il progetto su azioni di contrasto alla solitudine».

«Non ci rivolgiamo a chi ha fragilità conclamate o a persone non autosufficienti - precisa la responsabile del progetto -, ma ad anziani che per carenza di reti sociali potrebbero trovarsi in una condizione di fragilità o veder peggiorate le loro condizioni fisiche e cognitive. Per far questo intercettiamo i servizi socio-sanitari, le associazioni informali, gli enti di terzo settore e ad oggi siamo arrivati a 11 realtà che collaborano al progetto. Le azioni concrete di “cura del quartiere” avvengono attraverso le tutor, figure ponte che hanno un ruolo di sentinella perché, conoscendo gli anziani e le famiglie, rilevano necessità latenti e fanno in modo di connettere il bisogno specifico dell’anziano con i servizi che già il territorio propone. Un modello di cura orizzontale che coinvolge molto i residenti del quartiere creando consapevolezza di quali siano i bisogni della terza e quarta età».

«Siamo contenti - si rallegra Beatrice - non ci aspettavamo una risposta così alta del territorio, c’è stata un’adesione spontanea, è partito in maniera stabile, il giovedì pomeriggio, il gruppo per le persone con demenza, le feste hanno visto una buona partecipazione, gli operatori, come Martina Gammella e Gaia Leoni dell’Azienda sociale comasca e lariana, ci hanno aiutato molto nella diffusione. Stiamo costruendo una collaborazione con la Casa di comunità e con reparti ospedalieri come l’unità di neurologia del Valduce e quella di Geriatria del dottor Maresca al Sant’Anna, oltre che con i servizi sociali ospedalieri del Sant’Anna e del Valduce».

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