Quei ragazzini “dimenticati” che devono tutto ai volontari

La storia In arrivo dal Nord Africa sono rimasti giorni fuori dalla Questura. «Portarli all’esasperazione è forse una tecnica per farli andare altrove?»

Vigilare sul rispetto dei diritti dei più deboli è compito di tutti? Tredici ragazzi migranti, minorenni e non accompagnati, si sono ritrovati a essere “senza dimora”. Pur avendo pieno di diritto ad essere accolti e tutelati, come previsto dalla legge che ne dispone l’immediato collocamento in una struttura adeguata, questi ragazzi sono stati di fatto ignorati, abbandonati ai lati di una strada di una ricca città. Como, per fortuna, è ricchissima anche di volontari che sanno andare oltre, pur di tendere una mano a chi ne ha bisogno. Di aiuto ne avevano, e ne avranno senz’altro bisogno questi 13 ragazzi simbolo di una generazione che parte alla ricerca di una vita migliore di quella che il destino ha messo sul loro piatto.

La legge Zampa

Provenienti dalla Tunisia, dal Marocco e dall’Africa centrale, tutti si sono presentati lo scorso lunedì davanti alla Questura di Como. L’accoglimento per chi è minore, come detto, è garantito: lo prevede la legge Zampa, che come tutte le norme deve essere applicata. La legge Zampa del 2017, mette a sistema il percorso di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati: dall’accertamento dell’età all’inserimento dei minori in strutture adeguate, dalla creazione dei tutori con la possibilità di seguire un percorso di formazione all’integrazione dei migranti minori, prevedendo un’estensione del permesso di soggiorno fino ai 21 anni. Tutte le convenzioni internazionali prevedono che i minori accolti non vivano in promiscuità con gli adulti.

L’attesa fuori dalla Questura

Torniamo a questi ragazzi, che giungono davanti alla porta della Questura di Como all’improvviso, o forse no. Da giorni, le voci tra i volontari si ricorrevano già: «Nella zona tra l’ex Ticosa e la Questura ci sarebbero ragazzi minori stranieri non accompagnati, che dormono la notte all’addiaccio». «Siamo stati allertati da alcuni amici in particolare della presenza di un ragazzino, che poi abbiamo raggiunto, riscaldato e nutrito e accompagnato personalmente in Questura il giorno successivo» dice una coppia di volontari. La voce si è sparsa, gli avvistamenti si sono moltiplicati e sono partite delle ronde notturne che hanno soccorso almeno altri tre ragazzini trovati a dormire senza riparo tra le strade di Como. Prima dell’intervento dei volontari, nessuno ha accolto queste persone che pur si trovavano nelle vicinanze del centro e del luogo che dovrebbe essere “porto sicuro”. Tutto è proseguito sotto traccia, fino all’episodio della scorsa settimana, quando l’alto numero dei ragazzi ha alzato il velo sulla realtà. Questi ragazzi non vogliono e non devono essere invisibili. Ancora una volta i volontari si sono attivati e la procedura è stata avviata correttamente: i minori hanno chiesto aiuto in Questura, dove è stata registrata la loro identità. Il passo successivo? Trovare loro una sistemazione, occupazione che spetta ai servizi sociali del Comune. Per giorni nessuna soluzione è arrivata e nemmeno nessuna persona incaricata si è vista.

I volontari comaschi al loro fianco

Se questi minori non avessero avuto accanto i volontari di “Porto sicuro”, “Refugees Welcome”, “Como Accoglie” e altri, cosa avrebbero fatto? «Questi 13 ragazzi hanno un’età compresa tra i 14 e i 17 anni: non possono essere lasciati in mezzo alla strada, senza cibo e senza tetto». Cosa sarebbe successo se non ci fossero stati i volontari delle numerose associazioni comasche che li hanno sostenuti, scaldati, sfamati? E se don Giusto non avesse aperto, per l’ennesima volta, le porte della parrocchia per dare un tetto sulla testa a questi ragazzi almeno durante la notte? «Sfinire i ragazzi e portarli all’esasperazione è forse una tecnica per farli fuggire altrove? – si chiede una volontaria – ma è loro diritto essere aiutati e accolti, noi siamo qui per verificare che i loro diritti siano rispettati».

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