Una squadra di soldati amputati ha cambiato il calcio in Ucraina

La storia L’idea in piena guerra tra i salesiani di Leopoli (uno di loro è oggi collaboratore parrocchiale ad Albate) ha dato origine a un campionato con 300 atleti coinvolti

Leopoli

I soldati amputati in Ucraina giocano a calcio con le stampelle. «Non ci si pensa subito eh?» sorride don Andriy Bodnar, direttore della casa salesiana a Leopoli da cui arriva anche don Stepan Tymonchank, oggi cappellano dell’ospedale Sant’Anna di Como e collaboratore parrocchiale di Albate. «E invece è proprio così: bisogna togliersi le protesi e giocare con le stampelle, quando ho visto questi giovani muoversi così sul campo da calcio quasi non credevo ai miei occhi» prosegue padre Bodnar, scorrendo le fotografie della “Pokrova Amp”, la prima squadra di soldati amputati mai creata in Ucraina.

Oltre 100mila casi

L’idea è nata due anni e mezzo fa, nel pieno dell’invasione su larga scala operata dalla Russia nel Paese, proprio a Pokrova, una delle sedi dei salesiani a Leopoli. O meglio Lviv, in lingua ucraina, come preferisce chiamare la città chi ci abita. Ed è stata un’idea di successo tanto che ad oggi in tutta l’Ucraina esistono ben diciotto squadre come la “Pokrova Amp” e sono organizzate in un campionato nazionale con una serie A e una serie B, che coinvolge circa 300 giovani uomini e giovani donne amputati a causa della guerra. Si chiama “League of the Mighty”: la lega dei potenti. Non è un caso che questa storia di rinascita, dopo una tragedia di difficile comprensione per chi non vive in un Paese in guerra, abbia avuto inizio proprio a Lviv.

A una mezz’ora di autobus dalla casa salesiana, infatti, si trova Unbroken, uno dei più importanti centri di riabilitazione del Paese, dove sono messe in campo le tecnologie sviluppate in Ucraina, in molti casi con primati anche mondiali, per accompagnare i soldati che hanno subito l’amputazione di uno o più arti. E sono tanti: l’ex calciatore Andriy Shevchenko, consigliere del presidente stesso, Volodymyr Zelens’kyj, e ha parlato lo scorso autunno di oltre 100mila soldati amputati. Molti di questi sono giovani e alcuni giovanissimi.

Si muovono tra le corsie del centro Unbroken - dove un tempo ci si occupava soprattutto di persone in là con l’età e con problemi di deambulazione e dove ora la maggior parte dei pazienti ha meno di 50 anni - con le protesi di ultima generazione, le cui spese sono coperte dallo Stato ucraino che per ogni soldato stanzia fino a 25mila euro. Sono fondi sufficienti a coprire il costo di una protesi, ma non è raro trovare chi ne abbia bisogno due, tre o persino quattro. Una produzione così imponente e improvvisa che ha portato l’Ucraina a diventare il più grande mercato mondiale di protesi, con tecniche e soluzioni tra le più avanzate.

Un segno di rinascita

«Giocare a calcio li aiuta sia da un punto di vista fisico, perché permette loro di riacquistare mobilità degli arti sani e rimettersi in forma dopo periodi post operatori più o meno lunghi - spiega padre Bodnar - Ma il calcio è utile anche per affrontare lo stress post traumatico di cui soffrono dopo le esperienze al fronte». La causa più diffusa dell’amputazioni è un utilizzo scorretto del laccio emostatico per fermare le emorragie: infatti, il laccio deve essere tolto dopo un tempo ben definito (si parla di ore), ma i tempi di evacuazione sotto il fuoco dei droni si allungano al punto che c’è chi aspetta i soccorsi per giorni. A quel punto l’amputazione diventa l’unico modo per evitare che la necrosi dell’arto si estenda e metta a rischio la vita.

«Sul campo da calcio ritrovano fiducia in sé stessi e nel proprio corpo» conclude don Andriy, mentre fuori dalla finestra risuona il fischietto dell’allenatore. La “Pokrova Amp” nel 2025 ha vinto il campionato della “League of the Mighty” siglando con una coppa il successo di una buona idea che guarda al futuro. E alla rinascita di un intero Paese.

E vicino il centro Unbroken

Può durare mesi il tempo trascorso dai soldati ucraini nel centro di riabilitazione di Lviv (Leopoli): Unbroken. Alla fisioterapia, mirata a riacquisire tono muscolare ed equilibrio, si abbinano terapie comportamentali - in una stanza dell’innovativo centro c’è chi prepara una torta e chi impara da capo come si svita il tappo di una bottiglia - e lunghe sessioni di psicoterapia. «La parte più emozionante, per me è vederli camminare di nuovo - racconta Khrystyna Tsap, 25 anni, dal 2022 fisioterapista al lavoro ad Unbroken - Ogni paziente è diverso, ma l’emozione di vedere questo sogno realizzarsi ancora e ancora è sempre fortissima». Tra le sue mani sono passati centinaia di pazienti, molti della sua età e qualcuno persino più giovane. Per aiutarli a riacquisire fiducia nel proprio corpo il centro mette a disposizione macchinari ultra tecnologici come un visore 3D che simula una strada davanti agli occhi del paziente amputato il quale, grazie a uno stablizzatore d’equilibrio, prova la sensazione di tornare, finalmenten, a passeggiare in città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA