Le piazze oceaniche che nessuno ricorda

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E la flotilla? E le piazze oceaniche che giusto un anno fa - come vola il tempo, signora mia - in quel palingenetico, messianico, catartico sciopero generale del 3 ottobre 2025 dovevano tutto cambiare, tutto terremotare, tutto rivoluzionare?

Ti volti indietro per cercarla, l’eroica flotilla di cui sopra, ma non la trovi. E anzi, quasi te la dimentichi, come se fosse svaporata dalla memoria lasciandoti quel sottile senso di inquietudine che ti pervade quando ti torna in mente qualche anziano parente che da un po’ troppo tempo non dà notizie di sé (a proposito, come starà zia Carolina?). Ossi di seppia. Sembrava che nulla sarebbe potuto più essere come prima, dopo l’eroica flotillata della flotillante flotilla, che la denuncia generosa e altruista e benaltrista dei flotillanti flotilleri avrebbe scosso nel profondo le incartapecorite istituzioni mondiali così prone e servili e colluse con i nazisti israeliani e avrebbe travolto per sempre il vecchio ordine mondiale grazie alla parola d’ordine planetaria e incontrovertibile che si sventolava e si ululava e si comiziava nelle piazze italiane: “Palestina libera dal fiume al mare!”. E cioè, a morte tutti i nazisti israeliani, anzi, a morte tutti gli sporchi ebrei e bla bla bla. E invece, or volge l’anno, siamo ancora qui.

Della flotilla non importa a nessuno (flotilla che?), delle sue garrule parole al vento non interessa neanche al vento che se le porta via, a Gaza e dintorni si continua tranquillamente a uccidere, come in tante altre parti del mondo, in effetti, senza che però verso quelle parti del mondo non flotilli mai nessuno (chissà perché?), negli Stati Uniti fucilano la gente in diretta streaming e sono gli stessi Stati Uniti che fanno la guerra all’Iran dove anche lì si fucila la gente in diretta streaming e si finanzia Hamas che è un movimento terroristico criminale genocidiario che nel frattempo applaude e brinda perché i cervelloni di Oslo hanno appena assegnato il premio Nobel a una signora secondo la quale quelli di Hamas sono dei probi partigiani e che i genocidiari sono quelli che hanno subìto il genocidio. Insomma, è un vasto, spassoso e grottesco mondo dove tutto passa, tutto si dimentica, tutto annoia. E dove qualsiasi cosiddetta oceanica manifestazione popolare viene spazzata via dalla ramazza del tempo in men che non si dica. Come sempre è stato e come sempre sarà. Memento.

Quante ne abbiamo viste, in questi anni fanghigliosi, di ridicole e velleitarie e infantili manifestazioni di piazza, quelle che tanto piacciono agli equilibratissimi e affatto schierati sedicenti giornalisti da talk show di destra e di sinistra. E le sardine? Ce le ricordiamo le sardine, che avevano scavato la loro trincea contro il fascismo montante che minacciava la costituzione più bella che c’è? E i girotondi, che Berlusconi era tanto, ma tanto cattivo? E il popolo dei fax, che i ladri di Tangentopoli dovevano andare tutti in galera, anche se non li avevano processati, anche se non li avevano condannati, anche se erano innocenti? E i trattori, che qui, caro lei, la gente era stanca, la gente non arrivava a fine mese, la gente non ce la faceva più? E i gilet gialli - la versione macchiettistica all’italiana di quella francese, attenzione, perché invece in Francia fanno sul serio, in Francia sono guai veri - che qui, caro lei, la gente continuava a essere stanca e a non arrivare a fine mese e a non farcela più? E gli indignati, che si indignavano per le indignanti vergogne del potere che tutti ci indignavano? E le ramazze, che i leghisti duri e puri cacciavano via i leghisti corrotti e infettati dal morbo romano incubato dalla frequentazione dei palazzi del potere per tornare alle origini e al Dio Po? E la pantera, che nelle scuole e nelle università era ora di finirla con la dittatura dei baroni e dei sarchiaponi all’insegna della parola d’ordine “adesso basta!”, anche se non si era mai capito cosa diavolo volesse dire “adesso basta!”? E la rivoluzione arancione color papaya, che con Pisapia sindaco e tutti gli altri sindaci di centrosinistra successivi Milano non sarebbe mai e poi mai e poi mai diventata una città per soli ricchi, per soli magnati, per soli broker e per soli speculatori edilizi? E i tassisti e i balneari, che se ci costringono a pagare le tasse (noi pagare le tasse, ma vi rendete conto?) mettiamo a ferro e fuoco Palazzo Chigi?

Tutto vero. Sono accadute tutte queste cose. Una dopo l’altra. Una più ridicola dell’altra. Una più grottesca dell’altra. Una più inutile dell’altra. E, soprattutto, una più demagogica, più clamorosamente demagogica e populista e qualunquista dell’altra, pedagogico contrappasso della scomparsa irreversibile della politica, da Manipulite in poi, e per la quale tutti quanti abbiamo esultato ed esaltato illudendoci che la sparizione degli sporchi politici - un po’ come la sparizione degli sporchi ebrei - avrebbe risolto tutti i problemi del mondo e che finalmente la democrazia diretta, non intermediata, pura e cristallina avrebbe dato risposte giuste, etiche e definitive a tutti i cittadini umiliati e offesi. Pensa che cretini siamo stati. Nel momento in cui svanisce la politica, nel momento in cui evaporano i partiti, non sorge il sol dell’avvenire e il paradiso in terra, ma arriva la dittatura della finanza e degli algoritmi da una parte e quella dei demagoghi e della piazza, della suburra, della canaglia, del popolo bue dall’altra. Solo la politica, solo i partiti, con i loro compromessi, le loro miserie e le loro infamie possono - male e faticosamente - tentare di mettere ordine al caos degli elementi. Li abbiamo spazzati via sull’onda di un ribellismo infantile, vendicativo, pulcioso e forforoso - è così comodo dare tutte le colpe del mondo all’Uomo Nero - ed ora eccoci qui a godere di un Occidente senza senso, senza direzione e senza decenza. Forse sarebbe il caso di indire una flotilla contro noi stessi.

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@Diego Minonzio

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