La sicurezza in montagna, rischioso sottovalutarla

Il pericolo. La bella stagione in Ticino non è iniziata nel migliore dei modi con due tragiche escursioni: serve correre ai ripari. Insieme al decalogo per chi decide di affrontare sentieri e vette c’è un vademecum riservato ai cercatori di funghi

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Purtroppo l’anno in Ticino è iniziato all’insegna di due escursioni con esito mortale, avvenute entrambe nel Comune di Verzasca, che dal pre-pandemia ha registrato un boom turistico senza eguali grazie a un video divenuto subito virale sui social (viaggia oltre quota 2 milioni di visualizzazioni) legato alle cosiddette “Maldive di Milano”.

Ma ora fa discutere anche l’impennata di incidenti stradali

Le cadute sono avvenute a Vogorno e Corippo, due dei Municipi che compongono il Comune di Verzasca. Si tratta di un segnale inequivocabile sul fatto che la montagna non perdona. L’anno in Ticino è iniziato con altre vittime di escursioni, dopo un altro lutto registrato lo scorso anno (proprio nel mese di giugno) sopra Lavertezzo.

Anche quest’anno dunque si ripropone in Svizzera (ma non solo) il tema delle escursioni in sicurezza in montagna, con diversi portali che hanno riproposto, alla luce di quanto accaduto, un vademecum per mettere al riparo - per quanto possibile - gli escursionisti da spiacevoli imprevisti.

«Più a lungo dura un’escursione e più ci si stanca, la concentrazione si affievolisce e aumenta il rischio di fare errori», uno dei primi consigli contenuti nel vademecum, che fa il paio con il fatto che «in montagna inciampare, scivolare o perdere l’equilibrio può avere addirittura conseguenze fatali come precipitare».

Massima attenzione dunque anche per i tanti escursionisti comaschi che nei mesi clou della stagione estiva si recano sulle montagne ticinesi.

Peraltro proprio sabato un alpinista comasco di 54 anni - originario di Tavernola - è morto sul Gran Paradiso, scivolando per 500 metri quando si trovava ormai a pochi metri dalla vetta.

I fungiatt frontalieri

Nel contempo, anche la polizia cantonale sul finire dell’estate tornerà a riproporre un altro vademecum, quello per i tantissimi fungiatt - anche comaschi - che si cimenteranno nei boschi ticinesi per una delle passioni più comuni sui due lati del confine. Ora al netto del dibattito - non del tutto archiviato - sulla possibilità che venga introdotto un tesserino a pagamento per i fungiatt frontalieri, anche in Ticino le insidie sono dietro l’angolo. Prova ne sia che lo scorso mese di settembre un fungiatt ticinese è precipitato, perdendo la vita in Valle Morobbia, vallata che confina con la “nostra” Val Cavargna.

“In montagna in forma e sicuri”, lo slogan utilizzato dalla polizia cantonale nelle diverse campagne informative rivolte a chi, spinto dalla passione per i funghi, si trova a fare i conti con situazioni potenzialmente pericolose. «Un buono stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri», questo il punto fermo della campagna della cantonale. Sull’argomento avremo comunque modo di tornare nei prossimi mesi, dato che quando si parla di funghi il confine rappresenta un limite quasi immaginario, vista la (grande) passione che unisce i due lati della frontiera.

Gli incidenti stradali

L’altro elemento di dibattito è rappresentato - questa volta a livello federale - dall’impennata del numero di incidenti stradali, soprattutto quelli con feriti gravi, che sono passati fa 3827 a 3935 feriti gravi. Un allarme non di poco conto che stride con le tante campagne informative e di prevenzione poste in essere in questi anni.

Nel 2025 i decessi sono stati 214. Un incidente mortale si è verificato la scorsa settimana nel tratto di A2 che attraversa Quinto (in Ticino), con una trentasettenne domiciliata nel Mendrisiotto che ha perso la vita nell’impatto tra un’auto (tre le persone a bordo) e un mezzo pesante. Quarantanove infine i decessi registrati in Svizzera nel 2025 a seguito di incidenti in moto.

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