Sì al turismo, ma non “over” la svizzera divisa sul tema

Se da un lato il Mendrisiotto strizza l’occhio ai grandi flussi, in altre zone al via misure per arginare l’assalto. Tra gli effetti del fenomeno il sovraccarico delle infrastrutture, ingorghi e code, ma anche più inquinamento

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E’ una sorta di legge del contrappasso quella che sta vivendo la Svizzera - dal nord al sud delle Alpi - sul tema sensibile dell’overtourism, peraltro di stretta attualità anche quest’anno sul nostro territorio. Questo perché se da un lato il Mendrisiotto prova a strizzare l’occhio al nostro overtourism, gettando le basi per un rilancio anche dei tanti appartamenti vuoti presenti - caso emblematico - a Chiasso in altre località della Confederazione si stanno approntando misure e ordinanze con i crismi dell’urgenza per arginare l’assalto dei turisti e dei pullman turistici. Sempre in Ticino, il Comune di Verzasca - guidato dal sindaco, di origini tremezzine, Ivo Bordoli - deve fare i conti con la notorietà data dalle “Maldive di Milano”, con annesso assalto al torrente Verzasca, a cominciare dalla zona del “Ponte dei Salti” in quel di Lavertezzo.

«Conseguenze indirette sociali ed economiche»

Il Comune si è mosso per tempo anzitutto sulla viabilità e le contromisure adottate - a cominciare da una migliore regolamentazione dei parcheggi - la scorsa estate hanno sortito in larga parte gli effetti sperati. Quest’anno si replica, tenendo come priorità la regolamentazione degli stalli proprio a Lavertezzo. I video promozionali sulle “Maldive di Milano” hanno totalizzato milioni di visualizzazioni. Alla fine però la gestione dei flussi turistici ha migliorato la qualità della vita dei residenti, ricordando che il turismo resta la principale industria di questa ampia porzione di territorio ticinese. All’interno diamo conto di un altro assalto, quello che ha interessato la “Schwanenplatz”, presa letteralmente d’assalto da 35 mila pullman turistici ogni anno. Pronta la reazione del Municipio di Lucerna, che ha introdotto una tassa di 100 franchi per lo sbarco dei passeggeri a partire dal 2025. Anche in questo caso la situazione globale è migliorata. D’altronde la Svizzera - al netto delle bellezze naturali e paesaggistiche che la contraddistinguono - si trova lungo il principale asse di collegamento tra il nord ed il sud dell’Europa. Anche per questo motivo uno degli effetti collaterali nei mesi clou della stagione estiva e delle feste comandate è dato dal traffico. Dinamiche che interesseranno per i mesi di luglio ed agosto l’autostrada A2, con il sempre attento Touring Club Svizzero che ha già preannunciato code chilometriche (il picco si dovrebbe toccare sabato 25 luglio con 15 chilometri attesi al portale nord di Goschenen del Gottardo), invitando i vacanzieri ad evitare ore e giorni clou per l’esodo e il rientro dalle ferie.

Di overtourism dunque in Svizzera si sta parlando sotto diverse chiavi di lettura già da prima della pandemia. L’agenzia di stampa Keystone ha trattato lo scorso anno le ripercussioni che l’assedio turistico ha sulla vita dei residenti, citando direttamente l’università di Berna. Tra gli effetti del fenomeno, è stato evidenziato in particolare da un lato un sovraccarico delle infrastrutture, ingorghi, trasporti pubblici affollati, lunghe code, saturazione degli spazi pubblici e dall’altro inquinamento sia fonico che ambientale. Dinamiche peraltro speculari alle nostre. «Le conseguenze indirette possono essere anche sociali ed economiche, con l’aumento degli affitti, l’incremento del numero di locazioni a breve termine e la scomparsa delle infrastrutture locali per favorire quelle turistiche», ha affermato nel dettaglio l’università di Berna. Un’istantanea che anch’essa rispetta appieno ciò che sta accaduto soprattutto dal post pandemia in poi in molti Comuni a forte trazione turistica del territorio lariano.

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