Svizzera, un turismo tutto da ripensare: «Dalla neve al personale, c’è molto su cui lavorare»

Intervista Anche in Svizzera sono tanti i problemi nella filiera dell’accoglienza: la parola d’ordine diventa destagionalizzare. L’analisi di Massimiliano Ferrara, manager di un hotel cinque stelle lusso di Lugano: «Ammodernare le strutture»

Massimiliano Ferrara, Resident Manager del Grand Hotel Villa Castagnola di Lugano - il cinque stelle lusso che rappresenta a pieno titolo uno dei simboli dell’hotellerie ticinese - conferma che “la nostra stagione inizierà il 10 marzo”, di fatto ribadendo implicitamente il concetto che le dinamiche turistiche sue due lati del confine sono speculari anche nel florido segmento del lusso, considerato tra la prima e la seconda decade di marzo ripartono molte attività anche su questo lato del confine.

Che stagione si prevede in riva al Ceresio?

Arriviamo da un inverno poco movimentato ed abbiamo così deciso di utilizzare questi mesi per un riassetto della struttura prima della riapertura. Prima di entrare nel dettaglio della nuova stagione, sottolineo che molti alberghi hanno deciso di chiudere durante l’inverno. Questo per introdurre quel ragionamento sulla destagionalizzazione che anche da voi è in essere da tempo.

E adesso come si riparte?

La stagione 2023 al momento si sta confermando in parte sotto le aspettative rispetto al 2022. La chiusura delle frontiere soprattutto nel 2021 ha giovato alla nostra causa. E anche nel 2022 questo trend si è confermato. Nel frattempo da un anno a questa parte abbiamo dovuto fare i conti con altri fattori esterni, dal conflitto ucraino all’aumento dell’inflazione nonché al segno “più” alla voce costi delle materie prime e rincari energetici. Ad oggi siamo ad un 20% in meno rispetto allo scorso anno.

Anche l’Ufficio federale di Statistica ha certificato la scorsa settimana il segno meno dei pernottamenti in Canton Ticino per il 2022 pari al 12,9%. Un calo che molti addetti ai lavori hanno definito “in linea con le aspettative, dopo un 2021 da record”. Preoccupa questo trend negativo?

L’atteggiamento resta positivo per quanto concerne il nostro posizionamento sul mercato. La Pasqua, che cade il 9 aprile, molto ci dirà su questo primo scorcio di stagione turistica. Per sintetizzare il concetto, c’è la giusta preoccupazione rispetto ad un trend su cui a livello generale hanno influito anche condizioni meteo particolari, come la scarsità o in taluni casi l’assenza di neve in montagna, che a cascata ha portato ad un posticipo delle vacanze invernali di molti turisti. Da capire se ora questi ospiti opteranno per una vacanza primaverile. E questo potrebbe positivamente influire sui nostri numeri d’inizio stagione. La preoccupazione - questo sì - è al momento legata al fatto che i gruppi - il riferimento è a tutto il sistema turistico ticinese - in arrivo sono ad oggi meno numerosi rispetto a quelli del 2022. Per diretta conseguenza si avranno meno presenze, in questa fase, a livello cantonale.

Il segmento del lusso - di cui il Grand Hotel Villa Castagnola fa parte a pieno titolo - si è confermato vincente anche lo scorso anno. Questo per rimarcare che la proposta a cinque stelle sembra essere più forte di ogni avversità. Dentro questo contesto, come hanno risposto i mercati che la pandemia aveva confinato dentro i rispettivi Paesi di residenza?

Il segmento del lusso, con una caratura di spesa sicuramente più elevata, è stato sicuramente ripagato a pieno titolo dal ritorno di mercati storici, come quello anglosassone, ma anche come il mercato americano, che è tornato a guardare al nostro territorio con grande interesse e così il nord Europa, che ha rappresentato una forte linfa per l’offerta turistica ticinese. Nel mercato nordico incluso anche il Benelux, cioè Belgio, Olanda e Lussemburgo, come ultimo il ritorno dei Paesi del Golfo e dunque di lingua araba. Citazione d’obbligo anche per il mercato asiatico che ha riallacciato rapporti molto stretti con il Canton Ticino. Per contro, abbiamo dovuto fare i conti con l’assenza degli ospiti russi e così di quelli ucraini, che nei mesi estivi frequentavano il nostro Cantone e il nostro hotel. Un’assenza che si è fatta sentire.

Per colmare questo inizio di stagione incerto, potrebbe essere un’idea pensare ad un allungamento della stagione turistica nell’ottica di quella destagionalizzazione che anche il nostro lago ha inserito tra le priorità del post pandemia?

Domanda pertinente, questa. Sicuramente bisogna cambiare passo. E mi spiego meglio. Nell’hotellerie ticinese occorre ragionare sulla destagionalizzazione dell’offerta con una mentalità diversa. Ciò significa ripensare e ridisegnare almeno in parte le strutture. Prendiamo la realtà del Luganese, dove sono ubicati tanti alberghi a cinque stelle, ma in larga parte si tratta di strutture che dovrebbero essere ripensate o quantomeno riammodernate con l’obiettivo di attuare questa destagionalizzazione divenuta oggetto di dibattito anche su questo lato del confine. Una puntualizzazione però.

Riguardo la destagionalizzazione?

Anzitutto riguardo le strutture. Quando dico che parte di esse dovrebbero essere ristrutturate non lo dico perché sono vecchie, ma perché andrebbero riadattate a quel tipo di proposta. La ritengo una sottolineatura importante. A fronte di una stagione più lunga e con un flusso turistico diverso da quello dei mesi estivi, è inevitabile pensare ad un’organizzazione e ad una logistica anche all’interno dell’albergo differente da quella dei mesi estivi sia per un risparmio energetico che in generale per un’ottimizzazione delle spese. Bisognerebbe ad esempio chiudere parte della struttura, concentrando gli sforzi su uno o due piani. Questo consentirebbe l’apertura anche nei mesi invernali nell’ottica di quel concetto di destagionalizzazione. Le nostre strutture questo al momento non lo possono fare.

Quanto sono importanti gli ospiti italiani?

Vorremmo che gli ospiti italiani conoscessero molto di più il Ticino in quanto il nostro Cantone può essere configurato per motivi diversi con un prolungamento dell’Italia fuori dai confini nazionali dentro quell’area insubrica di cui fa parte anche il lago di Como. Le nostre basi si fondano su una cultura italica che va dall’enogastronomia ad aspetti territoriali. Il discorso riguarda il Luganese come il Locarnese. Non sarebbe male dunque avere più ospiti italiani che vengono a conoscere il Ticino. Il turista italiano è per noi importante.

Qual è il vostro mercato di riferimento?

Nel post Covid c’è stato un aumento rilevante degli ospiti in arrivo dalla Svizzera romanda, che hanno scalato posizioni rispetto al nostro principale mercato, quello svizzero tedesco. Questi sono oggi i due mercati per noi più importanti. Al terzo posto figurano gli americani, che sono tornati - come anticipato - con numeri importanti. Quanto al continente Europeo, Germania e Italia occupano le prime due posizioni.

Infine il tema della ricerca - su questo lato del confine - di personale in vista dell’imminente stagione turistica. In molti hanno parlato di “effetto calamita” da parte della Svizzera, con la leva di uno stipendio neppure lontanamente paragonabile a quello italiano. Qual è il giudizio dal vostro punto di vista?

Non v’è dubbio sul fatto che la Svizzera sia un Paese appetibile dal punto di vista dello stipendio. Ma rimarco che si tratta di una crisi generalizzata, che abbraccia tutto il settore dell’ospitalità. Orari prolungati e sacrifici importanti rappresentano due argomenti di dibattito. Obiettivamente il nostro settore nel tempo è riuscito solo in minima parte a bilanciare diritti e doveri. E su questo c’è molto da lavorare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA