Lombardia hub d’Europa: il 30% delle multinazionali decide di investire qui

La ricerca Principale polo d’attrazione per gli investimenti esteri in Italia. Il 25% del valore aggiunto da oltre 20mila unità di imprese a controllo estero

Più di un terzo delle quasi 60mila multinazionali estere attive in Italia si trova in Lombardia.

La città metropolitana di Milano domina nettamente il panorama regionale con 11.430 unità locali su un totale lombardo di 20.234. In questo territorio si concentra oltre la metà delle sedi (56,5%), ma il peso risulta ancora più marcato se si considerano gli addetti e la ricchezza prodotta: qui si colloca infatti il 62,7% degli occupati e il 70,4% del valore aggiunto complessivo generato dalle imprese a controllo estero.

I numeri

In provincia di Como la presenza è più contenuta, 758 unità locali, il 3,7% del totale regionale. Il contributo in termini economici e occupazionali è leggermente inferiore rispetto al peso numerico, con il 2,4% degli addetti e il 2,2% del valore aggiunto, segnalando una struttura produttiva mediamente meno concentrata o di dimensioni più ridotte.

La provincia di Lecco conta 417 unità locali, corrispondenti al 2,1% delle sedi lombarde. Anche in questo caso, la quota di addetti (1,4%) e di valore aggiunto (0,9%) risulta inferiore rispetto al numero di imprese, indicando una minore incidenza economica complessiva rispetto ad altri territori della regione.

I dati sono contenuti nel rapporto presentato lunedì scorso “Le imprese estere in Italia e lo sviluppo dei territori: la regione Lombardia”, risultato della collaborazione tra Confindustria (Osservatorio Imprese Estere), Confindustria Lombardia e Assolombarda, con il coinvolgimento delle altre associazioni territoriali Confindustria Como, Lecco e Sondrio, Mantova, Varese, Alto Milanese, Bergamo, Brescia e l’Associazione Industriali Cremona.

Poli tecnologici e partenariati pubblico-privati

«La Lombardia conferma il suo ruolo di primo piano come polo di attrazione per le imprese estere, a testimonianza di un ecosistema lombardo vivo, efficiente e pronto ad accogliere e valorizzare – ha dichiarato Giuseppe Pasini presidente Confindustria Lombardia - Gli strumenti a disposizione per valorizzare chi sceglie di investire nei nostri territori sono molteplici, e l’introduzione delle Zone di Innovazione e Sviluppo, volta a creare poli tecnologici d’eccellenza attraverso partenariati pubblico-privati per lo sviluppo di infrastrutture, ricerca e trasferimento tecnologico sul territorio, fornirà un’ulteriore spinta attrattiva e competitiva alla Lombardia».

«Siamo la prima Regione manifatturiera d’Europa, quella in Italia in grado di attrarre maggiori investimenti esteri; vogliamo consolidare e migliorare questi importanti dati e abbiamo deciso di fare la nostra parte con un nuovo piano strategico sull’attrazione degli investimenti che presenteremo a breve - ha evidenziato Guido Guidesi assessore regionale allo Sviluppo economico - Lo faremo anche attraverso le Zone di Innovazione e di Sviluppo, perché, in questo modo mettiamo a sistema il know-how esistente. E’ un modo per dire a potenziali investitori che in un raggio di pochi chilometri, per quello specifico settore, si può trovare tutto ciò che serve ai massimi livelli: fornitori e componentisti, università, centri di ricerca, formazione. Strategie che avranno effetti nel medio periodo, ma che pensiamo siano utili per attrarre nuovi investimenti così come per stabilizzare le multinazionali già presenti sul territorio».

La necessità di «contesti affidabili»

«Nel contesto internazionale attuale, attrarre investimenti esteri non significa più soltanto offrire un mercato: oggi sono necessari contesti affidabili, stabili e capaci di accompagnare la crescita – ha affermato Barbara Cimmino vice presidente Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti - Attrattività significa, infatti, semplificazione, certezza del quadro regolatorio, disponibilità di competenze ed energia competitiva. La competizione tra sistemi economici si gioca sempre di più su questi fattori, con un mercato che opera entro un quadro condizionato anche da interessi pubblici e strategici a livello europeo. In questa sfida, la Lombardia ha tutte le carte per rafforzare il ruolo di primo polo dell’internazionalizzazione italiana, ma diventa essenziale consolidare il coordinamento tra le tre dimensioni entro le quali si opera, vale a dire quella europea, nazionale e territoriale. È così che si misura la nostra capacità di attrarre nuovi investimenti e consolidare quelli già presenti».

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