Oltre le barriere di genere. Tra competenza e visione

Alice Arduini, founder e Ceo di Alix International: «Fa carriera chi merita, senza pregiudizi. La maternità di una dipendente? Un momento di gioia per l’azienda»

Fondata nel 2021, in un momento di estrema complessità globale, Alix International è nata da una visione precisa: trasformare la logistica in un servizio sartoriale. Il progetto - spiega la fondatrice e Ceo, Alice Arduini - si è acceso con un “clic” interiore che l’ha portata a lasciare il posto fisso e a sfidare le barriere invisibili di un settore, nei ruoli apicali ancora poco partecipato dalle donne. Alle spalle, oggi, ci sono cinque anni di un viaggio, di successo, tra crisi geopolitiche, resilienza femminile e una visione d’impresa nitida che non teme le tempeste.

Ha fondato Alix International in un periodo segnato da una crisi sanitaria ed economica senza precedenti. Cosa spinge una professionista a lasciare la sicurezza di un posto di lavoro strutturato per tuffarsi nell’ignoto in un momento così critico?

Il 2021 è stato un anno spartiacque a livello globale, anche se per il nostro settore l’incertezza è diventata ormai una condizione strutturale. Negli ultimi anni ci siamo abituati a convivere con l’incognita costante. Per quanto mi riguarda, ero arrivata a un punto di non ritorno: sentivo che l’unica strada per la mia realizzazione personale e per la mia felicità fosse quella di provarci. Ho sempre sostenuto che essere imprenditori sia come avere un semino dentro: non lo diventi, lo sei per natura. Si tratta semplicemente di riuscire a mettersi in ascolto della propria indole profonda. Sentivo qualcosa dentro di me che premeva per uscire, che cercava spazio e voce. Non avrei mai potuto convivere con il rimorso di dire, tra dieci o vent’anni, “chissà cosa sarebbe successo se avessi avuto coraggio”. C’è stato un bivio netto: agire o rassegnarsi al rimpianto. Ho scelto la prima strada ed è stato come un “clic” improvviso. In quel momento mi sono sentita pronta a tutto, persino al fallimento. Ero disposta ad accettare qualsiasi esito, purché potessi dire di aver seguito la mia strada. È stata una scelta di libertà estrema in un momento in cui il mondo sembrava chiudersi.

Alix si definisce una “boutique dello shipping”, puntando su un approccio tailor-made. Quanto questa filosofia è figlia di una visione tipicamente femminile e quanto rappresenta oggi un vantaggio competitivo reale in un mercato dominato da colossi multinazionali?

Il termine “boutique” non è casuale. Indica la capacità di offrire un servizio su misura, curato nei minimi dettagli, cosa che le grandi corporation spesso non riescono a garantire per via della loro stessa dimensione. Se guardo all’operatività quotidiana, vedo una parità sostanziale: uomini e donne nel mio team rispondono a standard qualitativi elevatissimi. Tuttavia, esiste una complementarietà preziosa. Nella mia esperienza, le donne tendono a essere più precise, estremamente accurate e mostrano un’empatia commerciale che le rende molto vicine alle esigenze emotive del cliente. Gli uomini, di contro, portano spesso una praticità risolutiva, sono molto diretti e pragmatici nel gestire l’emergenza tecnica. Queste due anime si fondono: il cliente si sente “coccolato” dalla cura femminile e rassicurato dalla concretezza maschile.

La nostra forza non è l’omologazione, ma la capacità di far convergere questi approcci verso un unico obiettivo: l’eccellenza del servizio. Il vantaggio competitivo sta proprio qui: nell’essere abbastanza grandi da risolvere problemi complessi, ma abbastanza piccoli da conoscere per nome ogni singolo cliente.

Il settore dello shipping e della logistica è storicamente maschile. Esistono ancora barriere invisibili o ostacoli culturali che le donne avvertono come limitanti?

Sì, le barriere esistono e sono spesso legate a retaggi culturali difficili da scardinare, specialmente se guardiamo al mercato da una prospettiva globale. Ci sono aree del mondo dove la donna fa ancora fatica a essere accettata nel ruolo di “decision maker” o di proprietaria d’azienda. Mi è capitato spesso di notare differenze sottili, ma significative: se scrivo io una mail, ricevo un certo tipo di attenzione; se la stessa mail, con lo stesso contenuto, viene inviata da un mio collaboratore uomo, noto una considerazione diversa, quasi un rispetto istintivo superiore.

Tuttavia, ho imparato che il rispetto, in questo settore, è una conquista che passa per la competenza. Quando il cliente internazionale capisce che sei tu, donna e titolare, a prendere l’ultima decisione, a risolvere il problema critico nel cuore della notte, a garantire un’assistenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, allora il pregiudizio cade.

Soprattutto in culture come quella araba, indiana o pakistana, inizialmente c’è diffidenza, ma quando dimostri di essere un partner affidabile e concreto, allora ti “stendono il tappeto rosso”. Dobbiamo lavorare di più, dimostrare il doppio, ma una volta ottenuto, quel rispetto è solido e duraturo.

Alix International conta oggi un team di 17 persone (10 donne e 7 uomini). Cosa significa, nella pratica, promuovere la parità di genere dentro la propria organizzazione?

Significa eliminare ogni pregiudizio nei percorsi di carriera. In Alix, l’accesso alle posizioni di management, la possibilità di viaggiare e rappresentare l’azienda all’estero sono garantiti a tutti, indipendentemente dal genere. Un punto di rottura rispetto al passato riguarda la maternità. Ho visto troppe colleghe, in altre realtà, tremare all’idea di comunicare una gravidanza, temendo di essere demansionate o messe ai margini al loro rientro.

Per me la maternità di una dipendente è una gioia, non un problema aziendale. Quest’anno abbiamo avuto la prima nascita nel team e l’abbiamo vissuta come un evento collettivo. Ho voluto dare un segnale concreto: un bonus aziendale per la nascita come segno di supporto alla famiglia. Al rientro, la lavoratrice troverà il suo posto, le sue responsabilità e la stima di sempre. In un’epoca di calo demografico e instabilità economica, le aziende devono essere rifugi sicuri, non fonti di ulteriore stress.

Se una dipendente è felice e serena nella sua vita privata, porterà quel valore e quella lealtà anche nel lavoro. Per me, vedere dei bambini che nascono “dentro” la mia azienda è un segno di solidità e di futuro.

Il vostro mestiere è strettamente legato agli equilibri mondiali. Come state affrontando questa fase di estrema instabilità, tra il blocco del Canale di Suez e le tensioni in Medio Oriente?

Siamo in una fase di complessità senza precedenti. In passato abbiamo gestito crisi localizzate, ma oggi intere aree geografiche sono diventate critiche. Il conflitto in Medio Oriente ha chiuso spazi aerei e reso insicure le rotte marittime. Ogni giorno che passa le conseguenze economiche per le compagnie aeree e per le merci diventano più pesanti. Il vero problema non è solo pianificare le nuove spedizioni – per le quali si trovano soluzioni alternative, seppur con costi maggiori dovuti a “War Risk” e aumenti del greggio – ma gestire la merce già in viaggio. Abbiamo navi che sono state dirottate su porti considerati “sicuri” ma lontanissimi dalla destinazione originale. Ad esempio, container diretti in Qatar che finiscono a Barcellona. In questi casi entriamo in una “maxi bolla” di incertezza legale e assicurativa: i clienti sono preoccupati, le assicurazioni valutano la causa di forza maggiore e noi dobbiamo agire come mediatori costanti, cercando di trovare soluzioni concrete, come il trasbordo su camion per tratte che prima erano esclusivamente marittime. È un lavoro di gestione dello stress oltre che di logistica in senso stretto.

In questo scenario di blocchi e surcharges, come si sta muovendo il mercato asiatico e, in particolare, la Cina?

La Cina sta reagendo quasi con indifferenza alle turbolenze, come se volesse dimostrare al mondo che il suo trade non può essere fermato.

Nonostante le navi debbano ora circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di percorrenza, l’import dalla Cina procede con una regolarità impressionante.

Alcuni leggono in queste crisi geopolitiche una manovra proprio per colpire l’economia cinese, grande importatrice di greggio da quelle zone, ma Pechino sta dimostrando una resilienza estrema.

Certamente i noli aumenteranno e avremo dei “blank sailing” (partenze annullate) a causa del ritardo nel rientro delle navi, ma la macchina non si ferma. Alix deve essere pronta a rimescolare le carte ogni giorno, vivendo alla giornata ma con una visione di lungo periodo. La nostra missione è non lasciare mai il cliente solo nell’incertezza, offrendo trasparenza anche quando le risposte certe, a livello globale, ancora non esistono.

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