Gravona, assalite tre pecore dal lupo. «Servono reti più alte e cani da guardia»

Tremezzina Il caso del prosindaco di Lenno che alleva 15 capi nella zona sopra il santuario. «Altri quattro animali risultano dispersi. L’area è recintata, ma non è bastato per fermarlo»

Tremezzina

Anche la Tremezzina ha fatto i conti la prima predazione da lupo, segnalata da Fiorenzo Gilardoni, prosindaco di Lenno e allevatore amatoriale (cioè non titolare di un allevamento professionale) di quindici pecore - più tre agnelli - a Gravona, una quarantina di minuti a piedi a quota 980 metri sopra il Santuario della Beata Vergine del Soccorso di Ossuccio.

Predazione confermata anche dal comandante della polizia provinciale Marco Testa. «Il lupo ha ucciso due pecore e ne ha ferita una terza in maniera irreparabile. Altre quattro risultano disperse. Mai visto nulla di simile in tanti anni», rimarca Fiorenzo Gilardoni, per anni titolare di un’impresa edile e dunque “del mestiere” in fatto (anche) di recinzioni, tanto che le pecore si trovavano in un’area verde di 25 mila metri tutta recintata, con rete a maglia “cinque per sette”.

Il racconto

Rete che alla base ne contava una parte elettrosaldata nonché filo spinato “in testa”. Tutto inutile. Ora le otto pecore sopravvissute sono state spostate in un altro recinto. «L’assalto è avvenuto la sera di Pasqua. Io ero lì a 500 metri in baita - racconta Fiorenzo Gilardoni -. Non mi sono accordo di nulla. Da cacciatore di ungulati ne ho viste tante in questi anni. Mai mi era capitato di fare i conti con un attacco di un lupo. E’ un episodio preoccupante. Un paio di mila euro il danno registrato. Non è una questione di soldi, ci tengo a precisarlo. Le pecore rappresentano una passione. Sicuramente è una questione di sicurezza. Ora dovrò monitorare quasi quotidianamente i capi rimasti in vita, che la prossima settimana torneranno nel recinto dove è avvenuta la predazione».

La conferma

Il comandante Marco Testa - tra i massimi esperti a livello transfrontaliero sul tema del lupo - conferma che «il passaggio in zona era noto, mentre questa è la prima predazione accertata in Tremezzina».

«Predazione che non deve stupire. Impossibile dire quale esemplare abbia predato le pecore a Gravona - le parole di Marco Testa -. Il lupo può percorrere chilometri. Lo dimostrano le predazioni in Val Cavargna, in Valle Albano e così a Erbonne. Cito anche il caso del lupo adulto “M47”, che ha concluso la sua vita in zona Lanzo d’Intelvi. Sicuramente l’area recintata di Gravona pur apprezzabile non è bastata a contenere l’impeto del lupo. Ripeto sono situazioni che non devono più stupire. Semmai bisogna pensare a come migliorare le contromisure. È chiaro che non ci troviamo di fronte a un allevamento professionale. Ricordo però che Regione Lombardia attraverso Ersaf ha in essere delle squadre di tecnici che garantiscono il sostegno agli allevatori in caso di predazioni da lupo, fornendo i consigli ed gli strumenti del caso, inclusi i cani da guardiania. La predazione dà poi diritto ai rimborsi dei capi predati. Sicuramente una rete più alta rispetto a quella in cui è avvenuta la predazione è consigliabile. È chiaro che un piccolo allevamento lontano dai centri abitati è un ambiente ideale per il lupo per dar corso alle predazioni».

Dalla sera di Pasqua il lupo non si è più fatto vivo in zona.

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