La fiducia nell’Onu decisiva per il futuro

Sembra di essere tornati alla Seconda guerra mondiale, fallimento della Società delle nazioni. Ma le sfide globali - digitalizzazione, terre rare e clima - si possono vincere solo restando uniti

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Quando agli inizi degli anni novanta studiavo a Ginevra Diritto delle Organizzazioni Internazionali mi capitava spesso di frequentare la biblioteca delle Nazioni Unite, presso la locale storica sede, inaugurata - ironia della sorte - nel 1938, per ospitare la Società delle Nazioni. Dal 1946 è la sede europea delle Nazioni Unite nata sulle ceneri proprio della Società delle Nazioni. Il chiaro simbolo di un fallimento ma anche di una rinascita.

Un sentimento che si prova anche oggi riflettendo sugli sforzi quasi sempre infruttuosi per affermare il ruolo della diplomazia internazionale, stretta nella duplice morsa dei rapidi mutamenti degli assetti geopolitici del pianeta e nel sistematico utilizzo del potere di veto in seno al Consiglio di Sicurezza. Non che l’Unione europea se la passi tanto meglio, paralizzata sino a poco fa dal veto dell’Ungherese Orban e dalle spinte nazionaliste dei paesi membri.

Siamo dunque alle porte di un nuovo 1938? Tutto da buttare? Mi piace piuttosto pensare a una nuova “rinascita” perché ora le sfide che la comunità internazionale deve affrontare sono molto diverse da quelle del Dopoguerra e della fine della Guerra fredda. Non si tratta soltanto di porre freno ai dittatori di turno, bensì di fronteggiare tante altre sfide, che magari appaiono memo minacciose della Russia in armi, ma che, se non affrontate per tempo, potrebbero rendere inutile qualsiasi piano di pace futuro.

I megatrend

Queste sfide ruotano attorno a quelli che in gergo tecnico sono denominati “megatrend”, ovvero vere e proprie onde lunghe che se ben gestite possono condurci lontano, ma se ignorate possono determinare l’affondamento di chi ne rimane sovrastato.

Abbiamo imparato a conoscere il megatrend che spinge alla progressiva digitalizzazione delle nostre società ma non ne percepiamo ancora i possibili danni collaterali, come la crescente energia necessaria per alimentarla, il monopolio dei microprocessori per sostenerla, le minacce alla cybersicurezza che si appalesano.

Agenda 2030

Un altro megatrend, quello della transizione ecologica, ci spinge verso l’utilizzo sempre più massiccio delle cosiddette “terre rare”, come, per citarle due, il Litio, e il Cobalto , la domanda dei quali si stima che nel 2050 sarà rispettivamente 8 volte e 3 volte maggiore rispetto ad oggi. Le tensioni attorno alla Groenlandia, ma la stessa occupazione russa delle province orientali dell’Ucraina, ne sono un’avvisaglia,

L’aumento delle temperature e i processi di desertificazione in atto sono alla base di un altro megatrend, legato alla disponibilità della risorsa idriche, che in futuro potrebbe essere scarsa e insufficiente ad assicurare i fabbisogni della popolazione, del settore agricolo e di quello industriale.

Ebbene, la strategia per fronteggiare queste sfide, che vanno affrontate necessariamente a livello globale, è sviluppata principalmente proprio all’Onu. Nel 2015 a New York, è stata varata l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che con alti e bassi continua a ispirare i piani di sviluppo sostenibile di moltissimi stati membri e delle aziende che vi operano e ha aperto la strada agli investimenti legati ai risultati e non alla mera spesa, che ora vediamo attuati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Ue e ora in fase di conclusione.

Nel 2024 alle Nazioni Unite è stato adottato il “Patto per il Futuro” che comprende anche la “Dichiarazione sulle generazioni future” progettato per rendere il sistema internazionale più inclusivo, efficace e adatto alle sfide del 21°secolo. Il Patto copre un’ampia gamma di temi, tra cui pace e sicurezza, sviluppo sostenibile, cambiamento climatico, cooperazione digitale, diritti umani, paro opportunità, giovani e generazioni future e trasformazione della governance globale. A questo modello si è ispirata quest’anno la Commissione europea che ha lanciato la propria strategia per l’equità intergenerazionale.

Prospettive

Se dunque nel breve periodo sembra prevalere la legge della forza e del più forte, sono proprio le istituzioni come le Nazioni Unite che possono mantenere lo sguardo oltre gli ostacoli delle contingenze e oltre le crisi, per affermare quella soft-power che mantiene accesa la luce della speranza in un futuro migliore. Le affermazioni e i dati illustrati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e nel Patto per il Futuro possono apparire vuote e lontane dall’attualità, ma è proprio grazie a quel “potere sottile” che ci permette di connettere il nostro passato con il futuro nostro, dei nostri figli e delle generazioni a venire.

Tra 10 anni nessuno si ricorderà delle estemporanee esternazioni quotidiane di Trump, ma a scuola studieremo il Discorso di Re Carlo III al Congresso americano che guardando oltre alla contingenza ha detto: «A prescindere dalle nostre differenze, a prescindere dai disaccordi, restiamo uniti nel nostro impegno nel difendere la democrazia, nel proteggere i nostri cittadini da ogni danno e nel rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la propria vita al servizio dei nostri Paesi».

Il perdurare nel tempo è l’arma più forte del “potere sottile”. Non rinunciamo dunque a sostenere la comunità internazionale solo perché incapace di assicurarci soluzioni alternative alle attuali guerre.

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