La montagna: gioco sublime

Usciva 155 anni fa “The playground of Europe” , il libro dell’inglese Leslie Stephen che ha cambiato la percezione delle Alpi. Dedichiamo un numero monografico de “L’Ordine” alle «cattedrali della Terra» in occasione delle Olimpiadi invernali

Le Alpi, e più in generale le montagne, sono «cattedrali della Terra». La definizione risale alla metà del XIX secolo e si deve al pittore e storico dell’arte inglese John Ruskin, che nella serie di pubblicazioni dedicate ai “Modern painters” (“Pittori moderni”) non poté non sottolineare la “scoperta” che accomunava diversi tra i migliori artisti britannici: quella dei paesaggi alpini. Proprio il più grande pittore romantico inglese, William Turner, ha fatto delle Alpi uno dei luoghi prediletti della sua inesauribile ricerca del sublime, visitandole per la prima volta nel 1802, a 27 anni, quindi varcandole numerose volte per venire in Italia, sino al 1843, quando percorso l’intero lago di Como, la Val Chiavenna e il passo dello Spluga.

Oggi, queste “cattedrali” dell’umanità intera richiedono particolare attenzione, a causa del cambiamento climatico, ma anche del nostro modi di viverle. Da qui nasce l’dea di questo numero de “L’Ordine” dedicato alla cultura della montagna in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, che cadono a 102 anni dalle prime organizzate nel 1924 a Chamonix. Si è chiuso un ciclo secolare e se ne sta aprendo un altro, in cui l’uomo è chiamato a riconsiderare ancora una volta il proprio rapporto con la montagna.

Un altro “suddito di sua maestà” percepì, e descrisse per primo in un libro, il potenziale ludico delle Alpi, ben prima che diventassero teatro di sfide olimpiche. Si tratta di Leslie Stephen, tra le altre cose padre della grande scrittrici Virginia Woolf (prese il cognome del marito Leonard). Esattamente 155 anni fa, nel 1871, diede alle stampe “The Playground of Europe”, ovvero “Il terreno di gioco dell’Europa”. Stephen (Londra, 1832-1904) è stato un uomo eclettico, capace di emergere sia come scrittore, che come filosofo e alpinista. Fu il primo a raggiungere dieci vette alpine, tra cui quella del monte Disgrazia il 23 agosto 1862 e nel 1857 è stato tra i fondatori dell’Alpine Club londinese, modello per quelli che si sarebbero poi diffusi in Europa. Ma il suo merito più grande è di aver contribuito a cambiare la percezione delle montagna attraverso il suo famoso libro. Sottrasse la catena alpina all’idea che fosse un luogo più adatto agli animali (o agli dei) che agli uomini e allo stesso tempo, attraverso un racconto personale e non privo di humour britannico, dimostrò che era accessibile e “divertente” anche per i comuni mortali. Fino ad allora, infatti, sotto il profilo sportivo le Alpi erano state approcciate quasi esclusivamente dagli scalatori. Nel 1865, per esempio, aveva catalizzato l’attenzione l’impresa di un altro inglese, Edward Whymper, capace di conquistare la cima del Cervino, perdendo però quattro compagni di cordata.

Stephen trovò un «rifugio paradisiaco» a Santa Caterina Valfurva. La sua descrizione potrebbe essere usata ancora adesso per una promozione turistica non banale: «Devo pregare i miei lettori di immaginare un prato alpino di due o tre chilometri di larghezza, spianato come un campo da cricket e ricoperto di zolle d’erba alpina vellutata[...]. Aggiungiamo poi qua e là alcuni chalet di legno [...] e racchiudiamo il tutto tra imponenti pareti di montagne in modo da tenere lontana la volgarità. Da questo pianoro, su entrambi i lati, si alzano ripide foreste purpuree di pini; esse s’incontrano poco sotto la locanda e formano l’aspra gola attraverso cui spumeggia il torrente che va a Bormio per congiungersi con l’Adda».

Firme di grande competenza ci aiuteranno, nelle prossime pagine, a ripercorrere e aggiornare il rapporto tra l’umanità e la montagna.Qui aggiungiamo una visione consigliata: quella della serie “Winter Palace”, coprodotta da Netflix e dalla tv svizzera. È ambientata nel 1899 e mette in scena passione e rischi di un imprenditore che vuole creare il primo albergo alpino aperto tutto l’inverno. Oggi servono nuove idee e persone illuminate per aiutare anche i turisti a vedere e vivere la montagna in modo sicuro e rispettoso. Le stesse Olimpiadi invernali, e le numerose iniziative culturali collegate, offriranno preziosi spunti per ragionare su questo tema. Il numero odierno de “L’Ordine” vuole essere il nostro contributo.

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